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 2017  maggio 27 Sabato calendario

Occhio, anch’io sono all’altezza di molti miei grandi colleghi: sono riuscito a scrivere tremila battute senza dire niente

È triste. Scura in volto, malinconica, sofferente. È depressa. Basta guardare la foto col Papa: Melania Trump sembra Matteo Renzi alla festa dell’Unità. Fuori luogo. L’uomo di Melania è il più potente della Terra, eppure la vicinanza di Donald Trump la turba.
Perché?
Sin dalla campagna elettorale delle presidenziali americane, i giornali hanno cercato di analizzare il comportamento della futura first lady. Che si sfilava dal marito. Che preferiva stare in disparte. Che si scostava appena Trump accennava un gesto d’affetto.
Il malumore perenne di Melania faceva comodo. Era perfetto per il tutti contro Trump scatenato dalla stampa americana liberal con la complicità di gran parte dei media mondiali: ecco la donna disperata che sta insieme al cazzaro col ciuffo scomposto. Guardate Melania negli occhi: l’America, con Trump alla Casa Bianca, avrà lo stesso sguardo cupo e farà la stessa triste fine.
Dopo la vittoria del tycoon, la stampa ha capito che avrebbe fatto meglio a concentrarsi sulla pancia degli elettori piuttosto che sul viso di Melania. Però non ha smesso di seguire con attenzione le smorfie e le strane espressioni della moglie di Trump. A Tel Aviv, appena usciti dall’Air Force One, Melania non ha dato la mano al marito. A Fiumicino, stessa scena: Trump ha cercato di stringere la mano di Melania, che l’ha ritratta per aggiustarsi i capelli. I video dei due episodi sono nelle prime posizioni delle homepage dei siti internet. Anche in Italia.
Perché il tutti contro Trump è sempre in voga anche tra i nostri giornali. L’Huffington Post ha cercato d’approfondire la questione. E ha ripreso un pezzo dell’Indipendent in cui una studiosa del linguaggio del corpo, Patti Wood, ha cercato di fare luce sul caso. «Melania, rispondendo con un piccolo schiaffo, gli ha voluto dire: non mi porterai a spasso come se fossi piccola». Il Daily Mail, invece, ha addirittura scomodato la grafologa Sheila Kurtz per avere informazioni sullo stile di scrittura della first lady e risalire così alla sua personalità. Kurtz ha esaminato un biglietto lasciato da Melania ai bambini ricoverati all’ospedale Bambino Gesù di Roma per concludere che «le lettere appaiono strette tra loro e si sviluppano in verticale: questo è un segnale di mancanza di generosità di spirito».
Che cosa succede a Melania? Forse si sente a disagio. Forse si deve ancora abituare al ruolo di first lady. Forse è semplicemente una seguace di Laura Boldrini. Nessuno lo sa. I giornali, però, sono sempre sul pezzo, così come i grafologi e gli esperti del linguaggio del corpo, che non smettono d’esaminare le mancate strette di mano e cercano di giungere alla definitiva soluzione del caso. Per i giornalisti, la storia della stretta di mano è una notiziona. Per questo, anch’io volevo mettermi alla prova. Per capire se sono all’altezza dei colleghi. Per non sentirmi da meno. Be’, ci sono riuscito: anch’io, come loro, ho scritto più di 2.900 battute sul nulla assoluto.