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 2017  maggio 28 Domenica calendario

La catena dietro il bitcoin

I Tapscott, padre e figlio, operano a Toronto e sono due pratici del web con un robusto interesse intellettuale. Il primo dei due è stato anche l’autore di quel Wikinomics, libro che ha avuto un buon successo di pubblico. Questo loro volume dedicato a Blockchain ha due pregi notevoli: tratta di un tema importante, e lo fa in maniera chiara e persuasiva. Blockchain, per chi non lo sapesse, è la tecnologia informatica che rende possibile il bitcoin, cioè la moneta elettronica. Ma è, o almeno potrebbe essere, anche molto di più. Almeno questo è quanto sostengono i Tapscott.
A loro avviso, se la prima decade di Internet ha portato con sé rivoluzioni quali la e-mail, il World Wide Web, le imprese dot-coms, i social media, i big data, i clouds, ora è arrivato il momento di aspettarsene un’altra. E, manco a dirlo, quest’ultima rivoluzione verrà dall’impiego massivo proprio di blockchain. Questo perché blockchain è potenzialmente in grado di risolvere due problemi che è assai difficile affrontare congiuntamente, quello della privatezza e quello della sicurezza.
Nel 2008 un fantomatico Satoshi Nakamoto (si sa che è uno pseudonimo, ma non si sa di chi, e neppure se corrisponde a un individuo o a un gruppo) ebbe l’idea centrale, sarebbe a dire quella di adoperare una criptovaluta, chiamata bitcoin, per realizzare un protocollo capace di effettuare pagamenti nell’ambito di un sistema peer to peer elettronico. La prima e più evidente differenza tra una valuta del genere e quelle che adoperiamo normalmente è che bitcoin non è controllata da un’istituzione statale. Si regge invece su un protocollo formale costituito da un insieme di regole. Che è in grado di assicurare l’integrità dei dati scambiati in milioni di transazioni senza bisogno di ricorrere a un arbitro o a una terza parte.
In sostanza, le transazioni in questione sono legittimate e autenticate dalla collaborazione di una massa enorme di persone. Il risultato è la creazione di una sorta di gigantesco libro mastro globale che potrebbe smantellare il sistema delle transazioni non solo economiche come noi lo conosciamo. Il bitcoin, il modello originale, non è conservato da qualche parte ma è sempre pubblico e distribuito, e vi si accede attraverso una crittografia che prevede chiavi virtuali che funzionano più o meno come quelle di una cassetta di sicurezza in banca. Ogni dieci minuti circa tutte le transazioni avvenuto sono verificate dal sistema, e sistemate in un blocco, che è a sua volta legato a un altro, venendo a creare così quella blockchain da cui il metodo prende il nome.
Il vantaggio del metodo stesso è che risulta praticamente impossibile rubare (bisognerebbe rifare tutta la catena daccapo). In questo modo, il metodo, garantendo trasparenza e accountability, genere fiducia diffusa. Non per niente l’Economist di ottobre 2015 titolò la cover story a esso dedicata The Trust Machine. Come si può immaginare, il risultato di creare fiducia nell’universo digitale è di straordinaria importanza. Non per niente, già si comincia a pensare ad applicazione del metodo in campi diversi da quello originario. A cominciare dalla politica, dove avrebbe il vantaggio democratico di non essere controllato dal centro (come invece lo è Rousseau di Casaleggio).
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Don Tapscott and Alex Tapscott, Blockchain Revolution (How the Technology behind Bitcoin is Changing Money, Business and the World), Penguin, Londra, pagg. 348,
£ 14,99