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 2017  maggio 28 Domenica calendario

Il bail-in e quella fretta condivisa da Visco e Padoan

Se c’è un elemento positivo, nelle recentissime vicende delle banche venete, è che finalmente si è capito che tutto quel che poteva essere valutato e realizzato in un negoziato tecnico con l’Europa, ai fini di un’operazione di ricapitalizzazione preventiva, è stato fatto. I venti miliardi stanziati dal Governo per rafforzare Mps e i due istituti veneti sono pronti da ben cinque mesi. Ormai il problema, come si diceva una volta, è “politico”, visto che una parte consistente dell’establishment tedesco ritiene che si possa praticare sulle due banche venete il primo esperimento di bail-in vero e proprio, sulla pelle di chi ha comprato obbligazioni (alle quattro piccole banche poste in risoluzione a novembre del 2015 venne applicato soltanto il criterio del burden sharing).
Ovviamente, il Governo italiano e la Banca d’Italia sono di tutt’altro avviso, visto che la Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono due gruppi importanti, in una regione che, per dimensione del Pil, supera la Grecia del dieci per cento.
C’è poco da scherzare, insomma: se si possono produrre rischi sistemici, il tempo non è una variabile irrilevante, come invece sembrano credere a Bruxelles, quando si impuntano sul miliardo aggiuntivo da far versare ai privati. Il Ministro e il Governatore sono oggi in totale sintonia sulla necessità di agire in fretta, anche se, grazie alle garanzie fornite dal Tesoro, per le due banche non vi sono tensioni sul versante della liquidità. È perciò assai probabile che nelle «Considerazioni finali» di mercoledì 31 maggio, le ultime del primo mandato di Ignazio Visco – ma il Governatore, nelle condizioni politiche attuali e stante un processo di nomina che coinvolge in sequenza Padoan, Gentiloni e, soprattutto, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha probabilità elevate di succedere a se stesso – torni in primo piano la necessità di una “cooperazione dialettica” con l’Europa, sulle crisi bancarie e la vigilanza europea.
Già un anno fa, del resto, Visco aveva spiegato con chiarezza come via Nazionale valuti le nuove regole: la nuova normativa, aveva detto, costituisce una risposta a vicende accadute in sistemi bancari diversi da quello italiano, direttamente colpiti dalla crisi finanziaria globale e sostenuti da massicci aiuti di Stato. Essa è pensata per contrastare, com’è giusto, comportamenti opportunistici delle banche. Ma nella sua applicazione va ricercato un equilibrio tra quest’obiettivo e quello della stabilità. Inoltre, sottolineava il Governatore, «diversamente da quanto proposto dalla delegazione italiana nelle sedi ufficiali, non è stato previsto un sufficiente periodo transitorio che consentisse a tutti i soggetti coinvolti di acquisire piena consapevolezza del nuovo regime, né si è esclusa l’applicazione delle norme agli strumenti di debito già collocati, anche al dettaglio».
Visco potrebbe ricordare quest’anno tutte le volte in cui la Commissione ha applicato all’Italia in modo eccessivamente rigido il criterio degli aiuti di Stato: dal divieto di usare uno strumento privatistico come il Fondo interbancario di garanzia per le quattro piccole banche in crisi alla bocciatura della bad bank; e potrebbe anche esortare il Parlamento europeo a mettere a punto modifiche alle norme attuali, data la prospettiva di revisione della direttiva entro il 2018.
Fortunatamente, per il sistema creditizio italiano il problema dei non performing loans ha finalmente superato la fase più difficile e recenti report mostrano che per i nuovi ingressi in sofferenza la situazione sta tornando ai livelli pre-crisi. Mentre lo stock delle sofferenze nette, ovvero le esposizioni verso debitori insolventi, ammonta a circa 81,1 miliardi, il 4,4 per cento dei prestiti totali. Però, come ha ricordato spesso Visco, una recessione eccezionalmente lunga e profonda che causato una caduta di Pil del 10% e del 25% nella produzione industriale non poteva non avere pesanti ripercussioni sulle banche.
Sul terreno della politica monetaria, nelle «Considerazioni» ci sarà una messa a punto sui tempi dell’uscita dalla fase ultra- espansiva garantita dal Quantitative easing. Lo permette la forza della ripresa che è in atto? Lo consente la situazione del debito pubblico? Certamente il Governatore italiano, che per motivi di ordine alfabetico nel Governing council della Bce siede accanto al “falco” Jens Weidmann, tenderà a distanziarsi dal suo omologo tedesco, come ha già fatto tante volte in passato, consigliando di usare prudenza nelle scelte e di valutare bene se l’inflazione europea tenda davvero al 2% o se i recenti rialzi non si limitino a rispecchiare gli incrementi del prezzo del petrolio. Quanto ai conti dello Stato, non è da escludere che il Governatore torni ad affrontare il tema attraverso qualche esercizio econometrico, che aiuti a capire quale tasso di crescita e che livello di avanzo primario siano necessari a garantire una riduzione effettiva dello stock del debito pubblico in rapporto al Pil.