la Repubblica, 28 maggio 2017
Il Tar si sbrighi a inventare un nuovo ruolo per Totti
Il giallo (rosa) del Giro si svelerà oggi. Il giallo (rosso) sul futuro di Totti si svelerà domani. Forse. Intanto, ogni sua frase è passata al setaccio. Ha detto: «Da lunedì vado a pescare». Cosa intendeva? Fin qui, s’ignorava una sua passione per la pesca. Non è che abbia detto «Da lunedì vado a Pescara?». Va bene, il Pescara è in B (esperienza che a Totti manca), ma a Pescara c’è Zeman, sarebbe come saldare il passato col futuro. Nelle ultime ore si sta facendo strada un’altra eventualità. Il Tar del Lazio potrebbe imporre alla Roma di fare un contratto particolare a Totti fino al 30 giugno 2026, ossia fino alla soglia dei 50 anni. L’ineffabile, insondabile, inossidabile, imprevedibile, indistruttibile Tar del Lazio, stanco di mettere fuori gioco direttori di musei, ha studiato per Totti un contratto da dirigore. Apprezzabile neologismo che fonde due ruoli (dirigente-giocatore) e strizza l’occhio al cucchiaio. Francesco non è obbligato a una scelta definitiva: da qui al 30 giugno 2026 ogni mattina potrà decidere in quale veste proporsi. Decisione che non potrà prendere un altro Francesco, più popolare: il papa. Escluso che il Tar del Lazio possa dichiararlo decaduto. Peccato, con lui la sinistra avrebbe stravinto. Non più giovanissimo, ma molto chiaro. Apprezzabile mimica ed espressione quand’è a fianco di Trump, come sentisse odor di topo morto. Più disteso e sorridente a Genova tra gli operai dell’Ilva, quando dice che il buon imprenditore non è uno speculatore, quando parla di dignità del lavoro. Un papa, ovviamente, può dire quello che vuole. Altri papi, prima di Francesco, certi argomenti non li sfioravano nemmeno.
Anche per questo segnalo (non solo al papa, a chiunque sia interessato) due cose: un libro, e un cd di Ginevra Di Marco, una delle voci più belle di cui disponiamo. È uscito da pochi giorni e s’intitola “La rubia canta la negra”. La rubia, la bionda, è Ginevra. La negra, Mercedes Sosa, la voce di un continente. Oltre a tre inediti, ci sono canzoni di Victor Jara (“Te recuerdo Amanda”), di Atahualpa Yupanqui (“Luna tucumana”), di Violeta Parra (”Volver a los diecisiete”). Per com’è ridotta l’industria della musica, non stupisce che questo grande disco sia stato realizzato attraverso una campagna di crowdfunding: cosa mi tocca scrivere, scusate. Il libro è “Una generazione scomparsa” (ed. Jaca Book). Sottotitolo: “I mondiali in Argentina del 1978”. L’ha scritto Daniele Biacchessi, giornalista di Radio24. Molto documentato, racconta gli orrori della giunta militare, i desaparecidos, la non casuale presenza di Licio Gelli in tribuna d’onore il giorno della finale, la frase di Menotti ai giocatori prima di incontrare l’Olanda: «Non vinciamo per quei figli di puttana, vinciamo per alleviare il dolore del nostro popolo». Storie terribili, per non dimenticare. Per non dimenticare è scritto “Semplice” (ed. Rizzoli). Autore Giorgio Terruzzi, che non ha penna felice solo sui motori (Ascari, Senna). Il libro guarda il mondo del rugby, le amicizie e i dolori che si dividono da giovani, le amicizie che possono durare una vita.
Da 90 anni dura il Pedale Monzese, la cui maglia fu indossata da due campioni: Giorgio Albani, che fu direttore sportivo di Merckx, e Fiorenzo Magni. La storia, letta sulle pagine lombarde del Corsera, si riassume facilmente. Da 90 anni la maglia del Pedale Monzese non ha sponsor, anche se le offerte non sono mancate. Una volta i soci del Pedale erano più di 200, adesso sono una ventina, dice il presidente Federico Gerosa. Il suo vice è Roberto Albani, figlio di Giorgio. Spiegazione della scelta: «Niente pubblicità per non sporcare la maglia». Non dev’essere facile tirare avanti con questi ideali di purezza. Ma anche questo è sport. E anche, pare, l’hobbyhorse (fonte: Sw di ieri). Tra i 12 e i 18 anni sono circa 10mila a praticarlo in Finlandia. Ragazze, soprattutto. Si potrebbe definirlo equitazione senza un vero cavallo. Finto sì, è un manico di scopa come quelli delle streghe o dei poveri di “Miracolo a Milano” su cui è stata montata una testa di cavallo. I concorrenti saltano ostacoli come fossero cavalli bipedi e ricevono voti da una giuria in base alle movenze, alla tecnica, allo stile. Il campionato nazionale si è svolto in aprile a Vaarta.
Il campionato che più sta a cuore agli italiani è arrivato al termine. La Lega guarda avanti: ha commissionato al regista Paolo Sorrentino una serie di filmati promozionali che illustrino nel mondo la grande bellezza del nostro calcio. Sono certo che Sorrentino farà tutto il possibile, ma mi resta il dubbio che commissionare filmati sulla bellezza comporti poca bellezza nella realtà del gioco. Nel dubbio, ultima segnalazione di libro: “I veri padroni del calcio”, sottotitolo “Così il potere e la finanza hanno conquistato il calcio mondiale”. Autore Marco Bellinazzo, ed. Feltrinelli. Si avvisa infine che questa rubrica domenicale va in ferie, a differenza di chi la scrive, e riprenderà con il prossimo campionato.