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 2017  maggio 27 Sabato calendario

Tutti gli scrittori del Presidente

La notizia: Bill Clinton esordisce come romanziere, firmando un poliziesco dal titolo “Il presidente è scomparso”. Uscita programmata per l’estate 2018. Trama top-secret. Coautore: James Patterson, un titano del bestseller, inventore della fortunata serie del criminologo Alex Cross, personaggio interpretato, per il grande schermo, da un memorabile Morgan Freeman. Si potrebbe pensare che Clinton, un uomo che ha visto di tutto e fatto di tutto, fallito l’obbiettivo di diventare “first lord”, sia caduto preda di un accesso di bovarismo, e abbia optato per un clamoroso rientro in scena. Ma a parte il fatto che è stato lo stesso Patterson, al quale servivano dettagli sulla Casa Bianca, a cercarlo (ne riferisce “The Guardian” in uno spassoso articolo sui rapporti fra politici e giallisti) la verità è che il realismo nella rappresentazione di scenari e procedure è una cifra ormai ineludibile di una certa letteratura (e della fiction) di genere criminale. Se in altri campi – il delitto passionale, per intenderci – si può soprassedere, quando entrano in scena i grandi temi sociali, politici e culturali del nostro tempo, inclusa la rappresentazione processuale della giustizia, la cura dei dettagli diventa decisiva. Non basta impiantare una trama convincente: la precisione nei dettagli aggiunge indubbiamente qualcosa alla scrittura, e, nell’arricchirla, rafforza i codici di comunicazione fra l’autore e i suo pubblico. E quando un lettore (o uno spettatore) avveduto si imbatte in una distorsione procedurale, in un errore evidente, in un passaggio che gronda inverosimiglianza, protesta o, semplicemente, afferra il telecomando e passa oltre.
Una grande serie come Homeland comunica immediatamente la perfetta conoscenza, da parte di chi l’ha scritta, dello scenario del terrorismo internazionale e di meccanismi e psicologie che solo una “fonte interna” può aver messo a disposizione degli autori. E lo stesso dicasi per House of Cards: dove, fra l’altro, l’ineffabile e spietato Frank Underwood commissiona a uno scrittore un romanzo incentrato sulla sua figura. Per non parlare poi di Bureau des legends, serie francese che fa toccare con mano i meandri dei servizi segreti parigini. Patterson vuole raccontare i misteri di Washington: ed ecco che Clinton assurge al ruolo di co-autore. Che fra qualche politico d’eccellenza e le star del crime writing ci sia un certo feeling, non è una novità. Robert Harris ha collaborato con Tony Blair, su cui è modellato il primo ministro del suo Il ghostwriter; David Baldacci (l’autore del “White House thriller” Potere assoluto, diventato poi un film di Clint Eastwood con Gene Hackman protagonista) e Richard North Patterson erano amici di George Bush, e nella trilogia dell’immaginario presidente Kilcannon non mancano particolari importanti sulla vita dell’inquilino dello Sudio Ovale. Senza scomodare illustri precedenti di grandi politici che furono uomini di penna – da Giulio Cesare a Churchill, premio Nobel per la letteratura – Clinton non sarà nemmeno il primo ex presidente a creare in prima persona un romanzo poliziesco.
Era già accaduto negli anni Trenta, quando Franklin Delano Roosevelt aveva immaginato un giallo: la storia di un ricco magnate annoiato che decide di scomparire, con tutti i suoi beni, per ricominciare, sotto falso nome, in una cittadina anonima, e da lì avviare, grazie alla sua ricchezza, un programma sociale di riscatto della comunità. Roosevelt aveva l’idea, ma gli mancavano gli snodi di trama, e soprattutto gli mancava la risposta alla domanda più importante: come si può scomparire senza destare sospetti? Per risolvere la situazione, commissionò ai migliori giallisti d’America un romanzo: Il giallo del Presidente, appunto. Una manica di scrittori, fra i quali SS Van Dine, creatore di Philo Vance, e Erle Stanley Gardener, il papà di Perry Mason, prese parte all’avventura.
Il giallo del Presidente, uscito a puntate sulla rivista Liberty, fu un grande successo. Secondo l’acuta analisi del sociologo Domenico De Masi, si trattò di una sofisticata operazione di propaganda. Roosevelt mascherò dietro l’innocua apparenza di un giallo una metafora del suo New Deal: traghettare verso la speranza milioni di cittadini depressi dalla crisi del ’29, risollevare dalla polvere il Sogno Americano.
Ne dobbiamo dedurre che quando un politico accetta di collaborare con uno scrittore lo fa perché intende servirsene? Magari per levarsi qualche sassolino dalla scarpa? Per rivelare retroscena che non oserebbe confessare, in pubblico, a una platea o alla stampa? Non ci sarebbe da stupirsene: ogni opera creativa è veicolo di un tema profondo, e sarebbe ben strano se un romanzo ispirato (o firmato) da un Bush o da un Clinton non riflettesse la sua visione delle cose. Piuttosto, è da notare come, mentre gli antichi monarchi erano avvolti da una segretezza che li rendeva inavvicinabili ai comuni mortali, oggi si viva di una costante e morbosa attenzione per le personalità eccellenti, che vengono ossessiva- mente vivisezionate, alla ricerca di ogni sorta di vizio, turpitudine e sconcezza.
Politici come rockstar, insomma. Qualcuno ha osservato che la circolazione di informazioni sensibili, come quelle che un politico di alto profilo potrebbe rivelare a uno scrittore, è potenzialmente rischiosa per la sicurezza. Preoccupazione se non altro tardiva: da anni le narrazioni intorno al crimine forniscono informazioni sensibili. Proprio James Patterson, in un suo romanzo di qualche anno fa, faceva dire a uno sconsolato poliziotto: abbiamo allevato, grazie a Csi, una generazione di assassini molto attenti alla prova scientifica. Figurarsi se la regola non vale per i presidenti. Semmai, va detto che il percorso funziona nei due sensi: ci sono politici che usano gli scrittori e scrittori che hanno saputo sapientemente usare i politici.
Per restare in tema House of Cards, la serie è il remake americano di quella inglese tratta dai romanzi di lord Michael Dobbs, uomo di fiducia della Thatcher che, caduto in disgrazia, si è tolto la soddisfazione di raccontare dall’interno la crudeltà della politica. Amabile vendetta, all’insegna del potere della parola.