la Repubblica, 27 maggio 2017
L’Ilva torna ai privati. La cordata Mittal batte Acciaitalia
MILANO I commissari scelgono la cordata capitanata da Arcelor Mittal per il futuro dell’Ilva. E anche se il ministero dello Sviluppo economico precisa che la gara non è stata ancora aggiudicata dato che la scelta definitiva arriverà solo dopo l’incontro di martedì 30 con le organizzazioni sindacali – il destino dell’acciaio italiano appare scritto. Salvo colpi di scena entro fine mese le chiavi del colosso di Taranto verranno assegnate a Lakshmi Mittal, imprenditore di origini indiane e proprietario di un colosso da 20,3 miliardi di euro di capitalizzazione, che ieri sulla Borsa di Amsterdam ha festeggiato la notizia guadagnando l’1,7%.
I tre commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, che gestiscono l’amministrazione straordinaria dell’Ilva, dopo un incontro che si è svolto mercoledì con gli advisor finanziari hanno tirato le fila della procedura giovedì e ieri hanno poi inviato al ministero il parere di competenza. I commissari straordinari hanno selezionato quindi la proposta di Am Investco Italy, consorzio che fa capo a Arcelor Mittal (85%) al gruppo Marcegaglia (15%) e a Intesa-Sanpaolo (che attraverso un sistema di opzioni “put” e “call” è destinata a rilevare proprio da Marcegaglia una quota compresa tra il 5 e il 10% del totale). Data la struttura del bando di gara, la loro offerta ha ottenuto un punteggio superiore rispetto a quella dei rivali di AcciaItalia (Jindal 35%, Cdp 27,5%, Del Vecchio 27,5% Arvedi 10%).
Secondo fonti vicine all’operazione, nonostante la segnalazione contraria di un advisor, i commissari avrebbero deciso di non tenere conto della lettera inviata dall’Antitrust europeo lo scorso 10 aprile, che li metteva in guardia su un possibile rischio antitrust nei confronti di Arcelor Mittal, in quanto avrebbero avuto rassicurazioni dal gruppo, che qualunque sia la decisione della Ue, il perimetro delle attività italiane di Ilva, nonché i livelli produttivi e occupazionali a fronte di eventuali rimedi richiesti dall’antitrust europeo, non verranno pregiudicati. Insomma, se agli indiani di Arcelor Mittal verrà chiesto di tagliare produzione in Euopa non lo faranno nei confini italiani, ma altrove.
La proposta giudicata “complessivamente come la migliore” ha vinto di gran lunga sul primo punto, ovvero l’offerta economica per l’acquisto e il preliminare affitto di Ilva. Mittal avrebbe messo sul piatto 1,8 miliardi: 600 in più della cordata di AcciaItalia. Tuttavia il gruppo avversario capitanato da Jindal nei giorni scorsi avrebbe maturato la decisione di comunicare ai commissari e al Mise di essere disposto a pareggiare l’offerta rivale. Non si capisce tuttavia, se la proposta di AcciaItalia possa ancora esser tenuta in considerazione oppure, se ormai i giochi siano chiusi.
Oltre al prezzo, Mittal prevede investimenti complessivi per 2,5 miliardi di euro nell’arco del piano, mantenendo anche un adeguato livello occupazionale. Su questo punto l’offerta di AcciaItalia era invece superiore, con investimenti stimati in 3,1 miliardi, dato che la cordata guidata da Lucia Morselli prevedeva di aumentare la produzione dai 6 milioni di tonnellate attuali fino a quota 10 milioni, e di conseguenza garantire il ritorno alla piena occupazione.
Il piano industriale della cordata guidata da Arcelor Mittal prevede una crescita di produzione e commercializzazione fino a un livello complessivo di circa 9,5 milioni di tonnellate, di cui 8 di produzione diretta. E nell’ambito del piano industriale e occupazionale, è previsto che gli impegni presi nella gara si estendano a tutto il periodo necessario per realizzarli. Infine il piano ambientale di Mittal, risponde alle prescrizioni del ministero dell’Ambiente e prevede investimenti per oltre 1 miliardo, tra cui la copertura completa dei parchi minerali e fossili. L’aggiudicazione della gara a Mittal da parte del Mise, assieme all’esito della transazione con la famiglia Riva (1,3 miliardi) darà al sistema Ilva e al sistema economico tarantino oltre 3,1 miliardi di risorse.
Oggi Papa Francesco sarà presente presso lo stabilimento dell’Ilva di Genova per una benedizione della fabbrica e un saluto ai 3.500 dipendenti delle maggiori aziende del territorio ligure. E chissà che, dopo anni tormentati, con questa benedizione anche un gruppo, i suoi 14mila dipendenti, l’indotto e tutta la città di Taranto, riescano finalmente voltare pagina.