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 2017  maggio 28 Domenica calendario

Addio a Brzezinski, il Kissinger democratico: vide i limiti dell’Impero

È morto ieri all’età di 89 anni Zbigniew Brzezinski, l’uomo che dopo Henry Kissinger più influì sulla politica estera americana nella seconda metà dello scorso secolo. Politologo, docente ad Harvard prima e alla John Hopkins University poi, Brzezinski, un polacco cresciuto ed educato in Canada, figlio di un diplomatico, fu dal 1977 al 1981 Consigliere della sicurezza della Casa Bianca sotto il presidente democratico Jimmy Carter. A lui Carter dovette l’accordo di Camp David del 1978 tra israeliani e palestinesi, l’introduzione dei Diritti umani nelle relazioni internazionali, la crescente distensione con la Cina, una delle eredità del repubblicano Kissinger, e il Trattato Salt 2 sulla limitazione delle armi strategiche.
I meriti di Brzezinski, uno dei pensatori più originali del suo tempo e più attenti alle innovazioni tecnologiche, furono offuscati tuttavia dalla sua rigidità nei rapporti con Urss e Iran. Il consigliere di Carter si fece fotografare con un fucile in mano ai confini dell’Afghanistan durante «la rivolta dei mujaheddin», armati e finanziari dalla Cia contro l’invasione sovietica, un errore che gli fruttò la fama di «falco». E dopo la caduta dello scià a Teheran non seppe trattare con la Repubblica islamica, spingendo il presidente a un blitz per la liberazione degli ostaggi dell’ambasciata Usa. Il blitz fallì e gli ostaggi furono liberati con l’avvento di Ronald Reagan, dopo ben 444 giorni.
In America si discusse spesso se rivolgendosi a Brzezinski Carter avesse commesso uno sbaglio. In realtà, senza il suo Consigliere della sicurezza, il presidente non avrebbe probabilmente ottenuto i successi di Camp David, dei Diritti umani, il suo maggiore lascito, e del disarmo. Brzezinski aveva alle spalle anni di lavoro con John Kennedy e con il suo successore Lyndon Johnson, ed era considerato il Kissinger democratico. La sua estrazione europea e i suoi saggi sull’Urss, dal primo del 1956 «Totalitarian dictatorship and autocracy», lo avevano collocato al vertice tra i cremlinologi. Consapevole dei limiti dell’Impero Americano, nel 1968 si era dimesso dal Consiglio della Casa Bianca in dissenso con l’escalation della guerra del Vietnam.
L’ex ministro della Difesa Robert Gates (repubblicano) elogia Brzezinski per il sangue freddo dimostrato in una tragica notte del 1979 quando fu svegliato da una telefonata del Pentagono: l’Urss, gli dicono, ha lanciato 250 missili contro gli Usa. Brzezinski sa che Carter ha 25 minuti per decidere se reagire, ma non lo sveglia. Chiede conferma. Dieci minuti dopo gli dicono che i missili sono 2.000. Lui insiste per un ulteriore controllo, e una smentita giunge mentre sta per svegliare Carter, si era trattato di un errore dei radar e dei computer. Un altro, osserva Gates, non sarebbe stato così padrone di sé.
Brzezinski non cessò di influire sulla politica estera dopo la sconfitta di Carter nel 1980 per mano di Reagan. Una dei suoi allievi, Condoleezza Rice, sarebbe diventata membro del Consiglio della Casa Bianca sotto Bush padre e Segretaria di Stato sotto Bush figlio. E negli anni Novanta il democratico Clinton avrebbe fatto perno su di lui sull’allargamento della Nato a tutto l’Est Europeo, la causa principale delle tensioni createsi da allora tra la Russia e l’America.