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 2017  maggio 27 Sabato calendario

I genitori gli curano l’otite solo con l’omeopatia. Bimbo di 7 anni in coma

Una banale otite che non è stata curata con gli antibiotici, quelli capaci di eliminare febbri e dolori nel giro di un paio di giorni, ma con farmaci omeopatici. Ora un bimbo di sette anni è in coma all’ospedale di Ancona dove i medici stanno tentando tutto il possibile per salvargli la vita. Anche con una delicata operazione chirurgica, nella notte tra mercoledì e giovedì, per rimuovere l’infezione che ha aggredito il tessuto cerebrale. Nella serata di ieri il direttore sanitario Alfredo Cordoni ha emesso un bollettino medico in cui si parla di «persistenza di stato comatoso grave».
Sono stati i genitori (una coppia di commercianti che vivono a Cagli, borgo di 9 mila abitanti non lontano da Pesaro) a raccontare ai medici dell’ospedale di Urbino, dove era stato inizialmente ricoverato il piccolo, che per curare la malattia insorta un paio di settimane fa erano stati usati farmaci omeopatici.
L’otite si era preannunciata con i classici sintomi inizialmente non preoccupanti: mal d’orecchie, febbricciole, naso chiuso. La scelta di rivolgersi a un medico omeopata nel Pesarese non è stata casuale. Il papà, che commercia in abbigliamento, e la mamma, titolare di un negozio di alimentari, hanno spiegato che il bimbo in passato aveva sofferto di altre otiti.
Le cure erano state le medesime: omeopatiche, senza la somministrazione di antibiotici «mai più usati da quando aveva tre anni». E soprattutto senza che insorgessero complicazioni.
Stavolta è andata diversamente nonostante le rassicurazioni del dottore: «Vostro figlio guarirà in fretta». In quindici giorni l’infiammazione si è estesa silenziosamente. Senza che l’omeopata se ne accorgesse. La temperatura è salita, il bimbo si è indebolito sempre di più.
«Quando lo hanno portato in ospedale il quadro clinico era già complicatissimo» racconta a bassa voce un medico del reparto di Rianimazione del «Salesi», la struttura specialistica ad Ancona dove il piccolo è giunto in ambulanza con un trasporto d’urgenza dall’ospedale d’Urbino. Qui è stato l’esame della Tac a rivelare la gravità della situazione con l’equilibrio neurologico compromesso dall’infiammazione dilagata che aveva portato il bimbo in uno stato di semicoscienza e con una febbre altissima.
A questo punto è stato deciso l’intervento d’urgenza in sala operatoria dove si è tentato di rimuovere l’infezione, operando anche una terapia d’urto antibiotica. I genitori del bimbo, che hanno altri figli, non si sono mai allontanati dalla Rianimazione: sempre lì, sempre davanti alla grossa vetrata che delimita il settore della terapia intensiva. E sempre abbracciati per darsi forza l’uno con l’altra. Ora, come dice il sindaco di Cagli Alberto Alessandri, «c’è solo da stare vicini alla famiglia, aspettare, sperare e pregare».
Dalla direzione dell’ospedale filtra pochissimo se non che il caso verrà segnalato – «ma è un obbligo d’ufficio» – all’autorità giudiziaria. «I parametri vitali, respiratori, cardiocircolatori ed elettroencefalografici» fotografano – è l’asettico bollettino medico di due righe – un coma che permane «grave». Serviranno comunque altri riscontri per stabilire un collegamento diretto fra l’evolversi della situazione clinica e la mancata terapia antibiotica. Al telefono, alla Rianimazione del «Salesi», un medico sillaba poche parole prima di riappendere: per curare «quell’otite bilaterale sarebbe bastato un banale antibiotico. E l’infiammazione sarebbe stata curata in 48 ore».