Gazzetta dello Sport, 29 maggio 2017
La tristezza delle balene blu
Il web ci regala un sacco di sciocchezze e qualche volta queste sciocchezze sono delle vere e proprie porcherie. D’altra parte la diffusione on line e menti deboli davanti allo schermo possono creare fenomeni giganteschi, catene di dipendenza che non si sa come affrontare e che poi magari finiscono da sé, misteriosamente come erano arrivate. Sto pensando a Second Life o ai Pokémon da cacciare col telefonino, che per un certo periodo della nostra vita sembrarono indispensabili o irrinunciabili.
• E adesso che porcheriole ci sono?
La porcheriola senza conseguenze, una scemenza che viene giudicata divertente, è il fridget spinner che vedo vendere a tutto spiano dagli ambulanti nei ristoranti, insieme ai mazzi di rose e ad altri vari gadget fosforescenti. Si tratta di tre alette messe intorno a un cuscinetto a sfera, si spinge sul cuscinetto e le alette prendono a girare, si continua a premere e quelle girano, una signora ha rovesciato il capo e s’è messa la trottola sulla punta del naso, uno che passava per caso ha provato a baciarla, si sono quasi fatti male. Avevo un vicedirettore che mentre pensava si passava una palla di legno dalla mano destra alla mano sinistra e poi dalla mano sinistra alla mano destra, così per tutto il pomeriggio. Può darsi. Il dridget eccetera aiuterebbe la concentrazione. A scuola qualche professore vuole abolirlo.
• Scemenze pericolose?
La Blue Whale. Pericolosissimo. Se esiste.
• Non esiste?
Non si sa. L’ultimo caso è stato segnalato a Ravenna. Una ragazzina di 14 anni posta su Facebook sue foto dove risulta che s’è tagliata le braccia e la pancia. Allarme immediato, perché quelli sono i segni che sta arrivando la Blue Whale. Interviene la polizia postale, i genitori sono avvertiti, la ragazzina viene messa sotto tutela e ci raccontano che il pericolo è passato. Stessi casi in Veneto e a Moncalieri: una Sara arriva tutti i giorni in classe con una nuova ferita. A domanda, chiede di essere lasciata in pace, lo sa lei quello che sta facendo, «e soprattutto non parlatene con nessuno». Ma un giorno arriva che s’è tagliata le labbra, i suoi compagni vanno ad avvertire i professori, scatta l’allarme e i magistrati aprono un fascicolo per istigazione al suicidio. • Niente di meno?
Sì perché la Blue Whale è un gioco social il cui esito finale è il suicidio. Ne parlò per prima la Novaya Gazeta, lo stesso giornale - bisettimanale - dove scriveva Anna Politkovskaja. Scrisse che esisteva questo gioco dove un misterioso padrone (master) guida le vittime della cui psiche s’è impadronito lungo la strada dell’autodistruzione, che si conclude con il più alto gesto autodistruttivo, il suicidio. In Russia, l’anno scorso, è stato arrestato un Philip Budeikin adolescente che sostenne di averne portati alla tomba parecchi in questo modo, «ma non si trattava», aggiunse, «che di scarti biologici». Da noi la storia è venuta fuori, e sta spopolando in rete non si sa bene con quali conseguenze, a causa di un servizio delle Iene, che l’hanno raccontata. Ma è vera o no?
• Ma è vera o no?
Non solo non si sa, ma non si può neanche sapere. La legge cretina voluta da Stefano Rodotà sulla privacy impedisce di approfondire. Non sappiamo il nome della ragazza di Ravenna e non sappiamo chi sia la Sara di Asti, il cuo nome è porbabilmente falso. Un tempo avremmo avuto nome, cognome e indirizzo, saremmo andati a casa, avremmo raccontato la storia e saremmo stati in possesso dei mezzi per capire se si tratta di un fatto vero o della solita fesseria messa in giro da qualche spiritoso a cui hanno abboccato tutti. Gliene parlo, ma non mi chieda certificati di autenticità. Il sospetto che sia una fesseria è forte.
• Perché si chiama Blue Whale?
“Balena triste”. Le balene si spiaggiano e nessuno sa perché. Allo stesso modo questi infelici si spiaggiano, cioè si liberano della loro volontà e si affidano a un master, a cui hanno spedito un messaggio con l’hashtag #F57. Il master gli dice di bucarsi un piede o di scattarsi un selfie stando sdraiati sul binario del treno, e quelli eseguono, col cuore in gola. L’ultimo giorno gli ordina di salire in cima a un grattacielo di cinquanta o di cento piani e di buttarsi di sotto. E quelli continuano a eseguire. Dalla Russia ci dicono che i ragazzi morti in questo modo sono poco meno di duecento. L’unico problema è: ci dobbiamo credere?