28 maggio 2017
APPUNTI PER GAZZETTA - IL MISTERO DEL BLUE WHALEUn nuovo caso di «Blue Whale», il gioco del suicidio, nel Ravennate
APPUNTI PER GAZZETTA - IL MISTERO DEL BLUE WHALE
Un nuovo caso di «Blue Whale», il gioco del suicidio, nel Ravennate. Una ragazzina di 14 anni aveva postato su Facebook una foto con le lesioni che si era procurata facendo quello che è stato ribattezzato «il gioco del suicidio». L’episodio segnalato prima della scuola frequentata dalla ragazza, che ha avvertito la famiglia della giovane. La segnalazione è quindi giunta agli agenti della polizia postale di Bologna che stanno indagando per identificare eventuali responsabilità. La Questura di Ravenna ha invitato i genitori a monitorare il comportamento dei propri figli, soprattutto se adolescenti. Nell’ambito del «Blue Whale» in una prima fase tramite la Rete alla vittima viene richiesto di fare cose come alzarsi nel cuore della notte per vedere un film dell’orrore, andare in luoghi isolati o in cimiteri sempre di notte, farsi dei selfie in posti pericolosi come tetti di palazzi o binari della ferrovia. Un’escalation che prosegue nella richiesta di atti di autolesionismo da provare con materiale fotografico postato online. Nei giorni scorsi erano stati diversi i casi di «Blue Whale» segnalati sia in Toscana che in Veneto.
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BLU WHALE EMERGE PER LA PRIMA VOLTA IN UN ARTICOLO DEL SITO RUSSO NOVAYA GAZETA
ad alimentare il mistero l’arresto nel 2016 di un ragazzo §Philip Budeikin che ha confessato di aver spinto al suicidio persone che considerava rifiuti biologici
LA STAMPA
Una studentessa di 14 anni aveva postato sul suo profilo Facebook una propria foto in cui erano evidenti le lesioni che si era procurata a un braccio. La Polizia è però riuscita a intervenire subito ed evitare così peggiori conseguenze per la ragazza.
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E’ stata la scuola ad avvisare la famiglia della giovane: la segnalazione è poi giunta agli agenti della polizia Postale di Bologna che - come riportato dalla stampa locale - si stanno occupando del caso per identificare eventuali responsabili. Sulla 14enne, che sta bene, la famiglia ha adottato tutte le dovute precauzioni per tutelarne l’incolumità.In ragione del fatto che dietro all’accaduto si nasconda un fenomeno ben preciso, la Questura di Ravenna ha ora consigliato ai genitori di monitorare il comportamento dei propri figli specie se in età adolescenziale.
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La polizia ritiene possa essere un caso di Blue Whale, fenomeno che, nonostante la sua origine sembra essere mai stata confermata, si è diffuso fra gli adolescenti spingendoli a “prove” di autolesionismo. Nelle fasi iniziali di questo “gioco” alle vittime vengono fatte via Internet una serie di richieste come alzarsi nel cuore della notte per vedere un film dell’orrore, andare in luoghi isolati o in cimiteri sempre di notte, farsi dei selfie in posti pericolosi come tetti di palazzi o binari della ferrovia. Un’escalation che prosegue nella richiesta di atti di autolesionismo da provare con materiale fotografico postato sulla Rete. Si suppone insomma che la 14enne ravennate fosse giunta a questo livello delle prove.
IL CASO DI ASTI
Istigazione al suicidio. È il titolo di reato che compare sul fascicolo d’inchiesta aperto dalla procura di Asti. Il caso è quello della giovane studentessa di una scuola di Moncalieri, che secondo una prima ipotesi investigativa potrebbe essere finita, anche solo per emulazione, in un gioco più grande di lei . Un macabro rituale in 50 punti, facilmente rintracciabile su Internet e che si ispira alla leggenda della Blue Whale, la balena blu. Prevede una serie di tappe, una al giorno: un susseguirsi di gesti autolesionistici che si concludono con il suicidio dall’ultimo piano di un palazzo. Che questo gioco molto probabilmente non esista poco incide sulla vicenda. Perché tra molti giovani il messaggio è passato in maniera dirompente e basta collegarsi a Internet per accedere a un manuale che recita cosa fare e cosa no per arrivare alla fine. Alla morte.
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L’INDAGINE
L’indagine, che in un primo momento era approdata in procura a Torino, è stata trasferita ad Asti per competenza territoriale: la giovane, infatti, risiede in un comune del Torinese ma che ricade da un punto di vista giurisdizionale sotto la procura astigiana. Da qui l’invio degli atti negli uffici di via Govone, dove a seguire l’inchiesta è il procuratore capo, Alberto Perduca. L’ipotesi di reato è contro ignoti.
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I COMPAGNI
Intanto ieri è stata una lunga giornata di indagini per i carabinieri di Moncalieri, che hanno sentito alcuni compagni di classe della giovane Sara in caserma. Sono stati loro a segnalare a una delle insegnanti che l’amica si stava presentando a scuola con tagli alle braccia e alle labbra. Cosi l’hanno salvata da un estremo disagio giovanile sul quale, secondo i carabinieri, si potrebbe essere innestato il macabro rituale: «Era da 10 giorni che le chiedevamo che cosa le stesse succedendo. Ci eravamo preoccupati molto perché abbiamo collegato i fatti al gioco assurdo del Blue Whale. Lei ha risposto sempre che non erano fatti nostri. Che non voleva parlarne. Continuava a ripeterci: è roba mia, lasciatemi stare. Quando abbiamo visto anche il taglio sul labbro ne abbiamo discusso insieme e ci siamo convinti a dirlo alla professoressa». La storia che segue è quella di uno scudo tempestivo di scuola, forze dell’ordine, procura, assistenti sociali. Il vicepreside ha telefonato in caserma e il meccanismo si è attivato velocemente. Alcune settimane fa Sara era stata vista piangere a scuola e aveva manifestato il suo disagio personale a qualcuno: «Era stata però rinfrancata e ascoltata - spiegano dall’istituto - perché si era riusciti a intercettare la sua fiducia».
La ragazza ha negato di fronte ai militari di essere entrata in contatto con alcun «curatore», (così si chiamerebbe il gestore dell’applicazione). Ha negato decisamente pur ammettendo una situazione familiare molto complessa. Vive coi nonni, senza mamma e papà.
FIDGET SPINNER
Questo aggeggio è diventato la mania del momento in Usa. Un avvertimento a tutti i genitori che non avessero mai sentito parlare del fidget spinner: presto invaderà le vostre case, come era successo col cubo di Rubik, i Tamagotchi o i braccialetti Rainbow Looms. Il fidget spinner è una specie di trottola composta da un corpo centrale rotondo che contiene un cuscinetto a sfera, e due o tre alette montate intorno.
Tenendo con due dita il corpo centrale, e dando un colpo alle alette, esse cominciano a girare in modo travolgente. Alcuni specialisti lo hanno raccomandato per i ragazzi colpiti dall’Adhd, cioè l’attention deficit disorder che li fa muovere in continuazione, impedendo loro di concentrarsi sulle lezioni a scuola.
Questa «trottola» li aiuta a sfogare l’eccesso di energia, focalizzando l’attenzione su quello che davvero la merita. Il problema però è che a volte l’effetto va molto oltre, distraendo completamente chi usa l’aggeggio, o contagiando chi non ne avrebbe bisogno.
Le scuole sono state invase, al punto che ormai alcuni insegnanti hanno iniziato a bandirlo, perché sta producendo l’effetto opposto: vero che calma i ragazzi, più ancora dello smartphone, ma li distrae al punto che non seguono affatto la lezione.
LE IPOTESI
Ciò che si tratta di capire ora è se qualcuno le abbia messo in testa questo gioco folle e perverso. O se avesse deciso di farlo anche solo leggendo su Internet dettagli e suggestioni. E per far questo i carabinieri hanno sequestrato in casa il pc e lo smartphone oltre a una serie di appunti scritti a mano. Il procuratore Perduca disporrà una consulenza tecnica e informatica. Per cercare eventuali contatti e tracce che possano far luce su questa storia. Anche i profili social e i dati di navigazione sul web verranno estrapolati dalle memorie dei dispositivi e scandagliati. Sara intanto è stata medicata all’ospedale Regina Margherita di Torino. I medici hanno stilato un referto sui numerosi tagli che si è procurata con un rasoio, probabilmente quello del nonno. Uno di questi richiamerebbe la forma di una balena. Che sia solo un profondo disagio o anche un tentativo di emulare un gioco perverso, sarà appurato dalla magistratura.