La Gazzetta dello Sport, 28 maggio 2017
Squinzi: «Farò grande il Sassuolo anche senza Di Francesco»
Via l’allenatore, via il direttore sportivo, lui resta. E rilancia. Giorgio Squinzi sente aria di fine ciclo, ma è pronto a cominciarne un altro: ha grandi idee per la società che ha comprato in C2 nel 2003 ed è arrivata in Europa. C’è fastidio, ma nessuna smobilitazione. Prove tecniche di nuovo Sassuolo.
Di Francesco se ne va: Roma.
«Non me l’aspettavo, pensavo che il contratto contasse ancora qualcosa e che la clausola di 3 milioni fosse una garanzia. Non posso trattenerlo con la forza, faccio lo stesso con i 10 mila dipendenti sparsi per il mondo: se vuole lasciare, pazienza».
Vi siete parlati?
«Abbiamo partecipato al convegno della Mapei Sport che, tra l’altro è stato un grande successo con 250 partecipanti. Ma non ci siamo confrontati. Di Francesco ha altri due anni di contratto e una penale da pagare in caso di rescissione. Di questo dovremo parlare con la Roma. Aspettiamo».
Chi arriva al suo posto?
«Non lo so. Posso dire che allenatore cerchiamo: italiano, tra i 40 e i 50 anni (Bucchi ne ha 39, Nicola 44, Maran 53…, ndr). Funzionale al progetto: puntare sui giovani, come ha fatto così bene Di Francesco».
Un nome?
«Allegri, che ci ha portato in Serie B e Ancelotti».
Parlando seriamente: Pippo Inzaghi?
«No, il treno passa solo una volta...».
Il d.s. Rossi se ne va: Cagliari.
«Ci siamo parlati, mi ha detto che voleva cambiare. Ma già un’altra volta era andato via per poi tornare (dal 2010 al 2013 ha lavorato nel settore giovanile della Juve, ndr)».
Anche Berardi va via?
«Non ho capito cosa vuol fare, vorrei che restasse per diventare la bandiera del Sassuolo. Ma dopo quello che è successo con Di Francesco non ho più certezze, comunque faremo di tutto per tenerlo».
Il Sassuolo per la prima volta non ha rispettato la regola: migliorare di almeno dieci punti rispetto all’anno precedente di A.
«È stato un campionato balordo, abbiamo avuto un’incredibile serie di infortuni traumatici, quindi non dovuti alla preparazione. Poi quella ridicola sconfitta a tavolino, gli errori arbitrali: ci mancano almeno 12 punti. Ma vogliamo finire alla grande, allungando la striscia dei 7 risultati positivi».
Ha pensato di lasciare dopo la gara con il suo Milan a San Siro.
«Ma siamo stati danneggiati anche al ritorno: qualcuno si ricorda il rigore col doppio tocco di Deulofeu?».
Quando ha sentito Berlusconi?
«Il sabato di Pasqua prima del derby: parlava da tifoso… Certo che senza di lui e Galliani la ricostruzione sarà lunga».
Non si fida dei cinesi, vero?
«Aspettiamo cosa faranno e quanto spenderanno».
Il Milan ai preliminari di Europa League: consigli non richiesti?
«Servono umiltà e pazienza, perché la fatica è notevole».
Cosa non ha funzionato al Sassuolo?
«Infortuni a parte, abbiamo sciupato tutto facendoci rimontare due gol dal Rapid Vienna».
Obiettivi del dopo Di Francesco?
«Arrivare entro un paio d’anni tra le prime 6-7 e poi pensare alla Champions: tra due stagioni l’Italia avrà 4 squadre. Faremo il salto di qualità anche grazie al nuovo centro d’allenamento pronto nel 2018: non sarà come Milanello, ma quasi».
Al Mapei Stadium una squadra giocherà l’Europa League, ma non sarà il Sassuolo. Invidioso?
«No, perché? Sono felice per l’Atalanta».
Esattamente un anno fa ha lasciato Confindustria: le manca il potere?
«Assolutamente no, sono stati 4 anni importanti, ma ora ho più tempo per la mia azienda e il Sassuolo. Ho visto più partite del solito, una dozzina circa».
La più bella?
«La vittoria contro l’Inter a San Siro e il 6-2 al Cagliari, col ritorno di Magnanelli dopo tanti mesi. Ha anche segnato…».
Come va la Mapei?
«Bene, cresciamo di quasi il 10 per cento l’anno e stiamo per fare cento milioni di investimenti in Nord America».
Come va l’Italia?
«Non bene, purtroppo: la ripresa è troppo debole. E il mercato è bloccato, per questo scegliamo l’estero».
Il Sassuolo femminile promosso in A.
«Non mi stupisco, il nostro è un modello vincente».