Gazzetta dello Sport, 28 maggio 2017
Taormina ovvero come fallisce un G7
Un G7 o un GQualunquecosa che si conclude con i due attori principali che evitano di parlare ai giornalisti non s’era ancora mai visto.
• I due attori principali sarebbero?
Trump e la Merkel. Se ne sono andati da Taormina ieri, a vertice concluso, e hanno accuratamente evitato la stampa. Le ragioni della Merkel si sanno: Trump ha detto che i tedeschi «sono cattivi, molto cattivi». Lei ha preferito non rispondere (sarebbe stata costretta dai colleghi) e ha solo fatto sapere che un faccia a faccia col presidente americano «era stato molto vivace», modo di dire che significa «molto sgradevole». Trump le aveva persino battuto una mano sulla spalla. La cattiveria dei tedeschi consiste nel fatto che i tedeschi hanno un grande surplus commerciale (cioè vendono molto più di quanto comprano), ma di questi soldi che gli avanzano non fanno niente: se li tengono in casa. Di questa malvagità ci lamentiamo tutti e non da oggi, oltre tutto è in deroga alle regole della Ue che, come vieta i deficit, così proibisce l’eccesso di profitti. E però da quest’orecchio i tedeschi, con tutte le intemerate di Schäuble e i loro apparati - la Corte di Karlsruhe, la Bundesbank con Weidmann -, non ci sentono. Quindi: «tedeschi cattivi».
• E Trump perché non avrebbe tenuto una conferenza stampa?
Non si capisce bene, ma sarebbe in odio ai giornalisti. Il presidente americano, che è un pezzo di uomo (1,90 almeno, però con le mani piccole), avrebbe strattonato il premier del Montenegro, in un video assai cliccato su YouTube, perché convinto che si trattasse di un pennivendolo. Trump ci ha tenuto a risultare fastidioso: nel corso di una passeggiata collettiva sul corso di Taormina ha lasciato che gli altri andassero per conto loro davanti, e lui s’è tenuto a parecchi metri indietro con l’auto elettrica. Poi ha accuratamente scelto un albergo diverso da quello dove andavano tutti gli altri (il San Domenico). Alla foto di famiglia è arrivato con dieci minuti di ritardo. Non ha mostrato di gradire niente, a parte i negozi. Un atteggiamento studiato per marcare la differenza ed esaltare il ruolo dell’americano solo contro tutti. L’isolazionismo è anche questo.
• È per colpa sua che il G7 di Taormina si considera un fallimento?
È andata bene solo la presa di posizione comune sul terrorismo. Macron non ha ceduto di un millimetro sull’accordo di Parigi riguardante il clima. Mentre i sei (compresa la Theresa May, benché rientrata in fretta a Londra) ne ribadivano il senso, Trump ha fatto sapere che ci penserà su e darà una risposta la settimana prossima. È un altro dispetto alla Merkel («sul punto il G7 è stato molto insoddisfacente»), che alla politica ambientale tiene moltissimo. A proposito: la Kanzlerin era al suo dodicesimo G7 e se non perderà le elezioni di settembre se ne farà ancora parecchi.
• A che servono i G7 alla fine? Già mi sembrano inutili quando tutto sembra essere andato liscio. Figuriamoci quando sono gli stessi protagonisti ad ammettere che non s’è cavato un ragno dal buco.
Il punto politico più importante riguardava il commercio. Trump ha resistito sulla sua posizione protezionista e antiglobalista. Nel comunicato finale, dopo un’affermazione di lotta al protezionismo, si ammette però che il G7 è impegnato «contro tutte le pratiche scorrette di commercio». E chi mai stabilirà quali sono le «pratiche scorrette»? È un altro dispetto alla Merkel che guida un insieme di Paesi, cioè la Ue, che fanno mercato comune. Ma il presidente americano non vuole avere a che fare con un sindacato di nazioni: vuole trattare lui con ciascun singolo Paese. Come si permette, infatti, la Merkel, di essere il capo dell’Europa? A dare la linea agli europei - che oggi contano poco o niente - è sempre stata l’America, no?
• Restano i migranti.
La proposta italiana era molto ambiziosa. Gli sherpa stanno lavorando, mentre scriviamo, su un testo che auspica il massimo sostegno possibile al posto «più vicino ai Paesi di provenienza», dato che esistono i «diritti intrinsechi dei Paesi accoglienti a stabilire politiche nel loro interesse nazionale». Due considerazioni sul punto: i politici si illudono che la corsa dei poveri verso i Paesi ricchi sia arginabile e non si rassegnano a governarla; l’incontro di Trump col Papa è stato inutile.