Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 27 Sabato calendario

Perez: «Voglio lasciare il segno nei Gp. E se Arrivabene...»

Chissà se c’entra l’amicizia con Maurizio Arrivabene, suo pigmalione ai tempi della Philip Morris e juventino irriducibile, sta di fatto che la squadra di Allegri ha un tifoso speciale (e insospettabile) anche fra i piloti di F.1. È il messicano Sergio Perez, un passato fra i ragazzi del vivaio Academy della Ferrari e oggi pilota rivelazione della Force India, il quale confessa: «Fra le squadre italiane tifo per la Juventus del mio amico Dani Alves. Contro il Real Madrid li vedo favoriti e mi auguro che vincano. Spero che Gigi Buffon non si ritiri…». Checo va a punti da 15 GP consecutivi, una delle strisce positive più lunghe fra i piloti in attività e a Montecarlo vuole continuare a stupire.
Qual è il segreto di questa costanza?
«Solo il duro lavoro e la forza di non mollare mai. Ci sono state gare in cui non avevamo il ritmo per fare risultato, ma con la guida, la strategia e la grinta ci siamo riusciti lo stesso. È un numero importante per la Force India, che testimonia anche la grande affidabilità della macchina e della squadra, spero che andremo avanti a lungo così».
Che fine ha fatto il pilota irruento che sprecava le occasioni?
«Ho imparato, ascoltando le critiche degli altri e cercando di migliorare ogni giorno come sportivo e come persona».
Ferrari e McLaren sbagliarono a lasciarla andare via?
«Hanno pesato le circostanze. Se sono arrivato in F.1 (nel 2011 con la Sauber; n.d.r.) lo devo soprattutto alla Ferrari e ad Arrivabene, che mi ha appoggiato ai tempi dell’Academy. Nel 2012 non erano nella posizione di offrirmi un sedile da titolare per la stagione successiva e così andai alla McLaren, con grandi attese. Però l’avventura si concluse dopo appena un anno, complice una vettura scarsa e poco affidabile».
A Maranello potrebbero prenderla in considerazione per sostituire Kimi Raikkonen?
«Io alla Force India sto benissimo, ma tutti i piloti cercano l’opportunità migliore sulla piazza. La Ferrari ha fatto dei progressi impressionanti. Nel caso vogliano cambiare pilota, e forse vogliono farlo, chissà… Ma al momento non ne sono al corrente».
Qual è il suo obiettivo?
«Conquistare un podio e rafforzare il quarto posto della squadra fra i costruttori, visto che sono a pochi punti da Verstappen e Ricciardo della Red Bull. Ma il traguardo è diventare un giorno campione del mondo. Non voglio essere un pilota che passa senza lasciare il segno».
È vero che ha rotto con uno sponsor per un tweet ironico sul Muro che Trump vorrebbe costruire fra Usa e Messico?
«Più che arrabbiato, ero deluso. Non è bello prendersi gioco di un popolo. Sono orgoglioso di essere messicano e tengo alta la nostra bandiera. Tutta la mia famiglia è ancora a Guadalajara, dove torno spesso, anche se vivo in Svizzera. Come tutti i latini, compresi gli italiani, sento molto questo legame, che mi dà forza. E inoltre ho la fortuna di avere conservato gli amici dei tempi della scuola».
Cosa ricorda di quand’era bambino?
«Molti ricordi sono legati al kart. Allora mi divertivo, non avrei mai pensato di arrivare in F.1, visto che mio padre non aveva i soldi necessari. Ma poi, molto giovane, ho trovato sponsor importanti e a 14 anni mi sono trasferito in Germania per correre. L’altra mia passione è sempre stata il calcio. Ancora oggi io e mio fratello abbiamo due club con i quali ci sfidiamo. Ruolo: attaccante».
Altri hobby?
«Mi piace giocare a golf, ma devo migliorare parecchio. Il mio handicap attuale è 13. Poi la bici, vengo spesso a pedalare sul Lago di Garda, dove ci sono anche dei ristoranti fantastici».
Il suo piatto preferito?
«Fra quelli messicani è la Torta Saudades, fatta con pane, carne e salsa di pomodoro, condita con aceto balsamico. Una specialità dello Stato di Jalisco».
Il campione che l’ha ispirata?
«Ho amato Ayrton Senna, anche se non ho avuto il privilegio di conoscerlo, per la passione che metteva nelle corse e per come ha vissuto. La personalità, la vicinanza alla famiglia, la fede in Dio, tutte cose in cui mi ritrovo. Perché nello sport, soprattutto in F.1, non sai mai quanto conti la macchina e quanto il pilota. Non sempre il migliore è colui che vince».
Carlos Slim, il magnate delle telecomunicazioni sponsor nei GP, è una figura speciale come dicono?
«Lo conosco da quando avevo 6 anni, siamo buoni amici. È l’esempio di persona che, nonostante il successo, è rimasta umile. Un grande appassionato di motori. Ho imparato tanto da lui».
Chi è stato l’avversario più forte contro cui ha lottato?
«Il mio ex compagno Nico Hülkenberg, ma sono riuscito a batterlo. Attualmente Esteban Ocon è a un ottimo livello. Essendo un rookie, si vede che manca di esperienza, ma è molto veloce e se migliorerà la gestione di gara può diventare un osso duro».