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 2017  maggio 27 Sabato calendario

Il Milan avvisa Donnarumma: o firmi o fermo

Spassky-Fischer, la sfida a scacchi più epica di sempre, in confronto era un’amichevole di fine luglio. Il duello tra Milan e Raiola per Donnarumma vive delle stesse strategie – mosse e contromosse – però porta intorno alla scacchiera un mucchio di milioni, ancora più tensione, tutta l’Italia come spettatrice. La situazione è tesa da mesi ma ieri si è capito che il Milan ha messo sul tavolo la mossa spacca-partita: lasciare Donnarumma in panchina (o in tribuna) nella prossima stagione, nel caso in cui Gigio rifiutasse le proposte per il rinnovo. Il Milan lo considera un atteggiamento naturale, come già successo altrove per altri giocatori con un solo anno di contratto. Il punto è che nessuno di loro aveva il valore (e il futuro) del 99: con un campione, è più difficile fare muro.
LA SITUAZIONE Gli scacchi non sono semplici e questa storia nemmeno, però dei ragionamenti si possono fare. Il primo, logico: quando un contratto scade, la società smette di essere proprietaria del cartellino e deve rassegnarsi a perdere il calciatore gratuitamente. Per questo i club cercano sempre di rinnovare prima di arrivare agli ultimi 12 mesi di accordo. Il problema, per il Milan, è che con Donnarumma è successo proprio questo. I mesi del closing sono stati troppo complicati – impossibile trattare con Raiola in un periodo di transizione – e Gigio è rimasto col suo contratto da qualche decina di migliaia di euro, in scadenza nel 2018. La trattativa quindi è cominciata nelle ultime settimane. Raiola ha detto di volere aspettare, per capire se il Milan riuscirà a costruire una squadra di alto livello. Di sicuro non ha fretta, perché il passare dei giorni gioca a suo favore. Gigio tra un anno, se vorrà, potrà firmare con chi vuole, Juventus, Real Madrid, Manchester City e United comprese. Il Milan no, al Milan conviene chiudere la partita entro l’estate.
LA PRIMA OFFERTA Fassone e Mirabelli, amministratore delegato e responsabile dell’area tecnica, ne parlano da mesi e hanno deciso: come canterebbe la curva, Gigio non si vende. Si capisce, la nuova proprietà cinese non vuole presentarsi al mondo-Milan con la cessione del miglior giocatore dell’ultima stagione. La decisione ha ampio senso ma comporta un rischio: perdere Donnarumma a zero alla fine del prossimo campionato. Il club è pronto a firmare un accordo intorno ai 3,5 milioni a stagione, giudicati la cifra corretta per un portiere giovane. Raiola però non ci sta: sa che Gigio vale moltissimo e che un’altra società, davanti alla possibilità di prenderlo gratuitamente, potrebbe offrire un contratto mostruoso. Secondo molti, più o meno a cifre doppie. 
IL RISCHIO Montella a inizio settimana ha invitato Donnarumma a prendere una decisione: «Il club sta facendo grandi sforzi per trattenerlo, ora dica che cosa vuole fare da grande». La dichiarazione, come la possibilità che il Milan tenga Gigio in tribuna, ovviamente mette un po’ di pressione al giocatore e al suo agente. Tipico di questa vicenda di schermaglie, appuntamenti rimandati e piccoli dispetti. Attenzione però, anche il Milan rischia: Donnarumma in panchina sarebbe complicatissimo da gestire. Le proteste dei tifosi – o almeno, di una parte dei tifosi – arriverebbero automatiche e il Milan sarebbe obbligato ad acquistare un portiere titolare: non semplice con un mercato non generoso e un budget già studiato per altri rinforzi. Se poi il nuovo numero 1 facesse un paio di errori, le critiche si alzerebbero automatiche. A margine, la questione Nazionale. Il 2017-18 è l’anno del Mondiale e Donnarumma ovviamente vorrebbe giocare per arrivare al top in Russia, se l’Italia si qualificherà. Vedere il vice di Buffon in panchina sarebbe strano, quasi surreale.
STRATEGIA Sì, ma ora? Raiola non commenta e, in attesa di un prossimo incontro, non è semplice capire che succederà: il caso ha pochi precedenti. La vicenda più estrema forse è quella del 2009 tra Lotito e Pandev, addirittura escluso dagli allenamenti: il presidente, vagamente pulp, minacciava di «inchiodarlo alla tribuna per una stagione», Goran parlò di mobbing e andò al Collegio arbitrale della Lega per chiedere la rescissione. Brutta storia. Il caso-Donnarumma è diverso. Il Milan è molto meno duro, si dichiara piuttosto ottimista e spera che tutto vada diversamente. Però, come durante le partite a scacchi, restano validi i due finali. Il primo è la partita patta: il Milan e Raiola trovano un accordo, magari stabilendo condizioni per una futura cessione. Il secondo per i tifosi è drammatico: Raiola e Donnarumma, che in questa storia hanno molto potere, possono promettersi a un’altra squadra, non firmare e vedere se il Milan fa sul serio. Sarebbe scacco matto, resterebbe solo da capire per chi.