La Gazzetta dello Sport, 27 maggio 2017
Il Grappa, la montagna degli eroi
Nelle giornate limpide dal Monte Grappa si ha la sensazione di dominare il mondo. La pianura veneta è un tappeto multicolore che confina con l’orizzonte. Per proteggerla, durante il primo conflitto mondiale, i resti della IV Armata fecero del Grappa il fulcro della difesa italiana dopo la sconfitta di Caporetto, respingendo ripetutamente gli assalti austriaci da postazioni di artiglieria nascoste in cunicoli scavati nella roccia.
Delle battaglie sanguinose di cui l’intero massiccio è stato teatro, oggi restano molte tracce. La più significativa e maestosa è il Sacrario Militare, costruito sulla cima più elevata, che custodisce i resti di oltre 12 mila caduti, diecimila dei quali ignoti.
IL GRAPPA E IL CICLISMO Oggi il Grappa è un patrimonio dei cicloamatori della regione. «È la nostra montagna – spiega Francesco Guidolin, uno che ama la bici forse più del calcio —. Padovani, vicentini, bellunesi, trevigiani, tutti ci vengono più volte l’anno. Salgono da ogni versante. La domenica la ressa, in cima, è incredibile. È il nostro punto di riferimento. Io lo considero un po’ la mia palestra». Oggi sul Grappa si potrebbe decidere il Giro. Nessuna metafora bellica deve essere usata. Non sarà una battaglia, ma una festa. Nessun cuore cesserà di battere, semmai a migliaia batteranno all’impazzata. Non scorrerà sangue, ma sudore: quello dei protagonisti del Giro. «Può succedere di tutto – dice Guidolin, che conosce ogni metro di questa salita – anche se non si tratta del versante più duro. Uso quattro aggettivi per definirla: bella, panoramica, tosta, interminabile. Le pendenze sono abbastanza impegnative per i primi 9 km, attorno al 7-8%. Poi diventa molto irregolare: ci sono tratti in cui spiana, altri in cui si impenna di nuovo con pendenze importanti, alternati a un paio di brevi discese. Saranno “solo” 24 km di ascesa, perché al gruppo saranno risparmiati gli ultimi due verso la cima».
NIBALI E QUINTANA Da qui, sette anni fa, Vincenzo Nibali spiccò il volo verso il primo dei suoi sette successi parziali al Giro. Era un apprendista di 25 anni, ma aveva già tanto da insegnare e avrebbe chiuso quell’edizione sul podio, alle spalle di Basso (che transitò primo in vetta) e Arroyo. «Ricordo benissimo quella tappa – dice Guidolin – sono 25 km di picchiata in buona parte tecnici. Anche stavolta scenderanno da quel versante. Una discesa che può contribuire a creare distacchi e rendere ulteriormente imprevedibile la giornata». Ma anche Nairo Quintana ha piacevoli ricordi legati a questa montagna: «Lui vinse la cronoscalata dal versante più duro – prosegue Guidolin – quello che preferisco, da Semonzo». In quella circostanza, proprio come oggi, indossava già la maglia rosa e rafforzò il primato. Una sola altra volta, nel 1968, il Grappa è stato teatro di un arrivo di tappa, e a vincere fu Emilio Casalini, ottimo gregario di Adorni e di un giovanissimo Merckx. Nel 1974, invece, il Cannibale era già diventato insaziabile: in vetta transitò per primo Fuente, ma all’arrivo di Bassano fu lui ad alzare le braccia.
FOZA Le emozioni e la tappa non si esauriranno su e giù dal Grappa, però: «Arrivati in fondo alla discesa i corridori gireranno a destra per andare a prendere la seconda salita, quella di Foza – spiega ancora Guidolin – combinazione l’ho affrontata la settimana scorsa. Attenzione al caldo, molto spesso su questa ascesa può essere fastidioso. Prima di arrivarci c’è un lungo tratto pianeggiante lungo il quale si trova di frequente vento contrario. La salita è pedalabile e regolare (14 km con una pendenza media del 6,7%)». Una curiosità se vi trovate in zona: dal primo tornante, a Valstagna, parte la scalinata più lunga d’Europa, 4444 gradini per un’antica via di comunicazione, Calà del Sasso, utilizzata per secoli da pastori e boscaioli. E nel cuore dell’Altopiano entra anche la strada che porta a Foza, l’ultima salita del Giro numero 100, costruita durante la guerra. Cosa si aspetta l’esperto Guidolin? «Anche quest’ultima salita può far male per il caldo. Ho visto Dumoulin un po’ in crisi. Nibali e Quintana stanno bene, ma le energie rimaste sono poche. Vincerà quello con più cuore».