La Gazzetta dello Sport, 27 maggio 2017
I fantastici 4 del Giro d’Italia. Dumoulin barcolla, Quintana rosa, Nibali avanza. E ora il Grappa
I primi quattro in un fazzoletto di 53 secondi, i primi sei in un minuto e mezzo, la maglia rosa che passa dalle spalle di Tom Dumoulin a quelle di Nairo Quintana, ma oggi potrebbe cambiare di nuovo padrone e domani pure. Altro che Giro già chiuso, altro che corsa in mano all’olandese volante, come qualcuno aveva già sentenziato. È bastato un errore da principiante e al traguardo di Piancavallo, dietro un Mikel Landa finalmente a segno dopo due secondi posti amarissimi, la lotta si è riaperta come meglio non si poteva sperare. E come, a due tappe dalla fine, non era mai successo nelle 99 edizioni passate. Un Giro all’ultimo respiro, che terrà tutti col fiato sospeso sino all’ultimo metro della crono di domani.
AGGUATO L’errore da principiante – per ammissione del diretto interessato – nasce al chilometro 51, appena scollinata Cima Sappada. Il gruppo è in fila indiana, noncurante di quanto stanno facendo i 14 fuggitivi del primo minuto, che viaggiano con 6 minuti di vantaggio. E Dumoulin, che al via si era scusato con Nibali per le parole al peperoncino del giorno prima, veleggia tranquillo e sorridente nelle retrovie, certo che la battaglia si giocherà più avanti. Non necessariamente sulla dura salita verso l’arrivo, magari già sulla Sella Chianzutan. Ma non così lontano dall’arrivo, per giunta in un tratto in discesa senza eccessive difficoltà: strada larga, senza tornanti, giusto qualche dolce curva tra i primi paesini della Carnia. Invece davanti sono proprio gli uomini Sunweb a guidare il gruppo, convinti che il loro capitano sia nei pressi. Subito dietro però c’è la pattuglia Movistar, pronta a entrare in azione. E appena i Quintana Boys annusano che può scattare la trappola – vuoi che Rojas, l’uomo del Condor messo a marcare a uomo Dumoulin, non abbia avvisato i compagni... – ecco che scatta il piano.
PANCIA A TERRA Una frustata in testa e zac, il gruppo si spezza. Nel primo drappello si infilano in una cinquantina, con Quintana, Nibali, Pinot, Pozzovivo e Zakarin; nel secondo restano gli altri, compreso il disattento Dumoulin. Giusto una manciata di chilometri e l’elastico si allunga: 15, 20, 30, sino a 50 secondi. E il piano va a segno. La maglia rosa trova qualche alleato, a partire dai connazionali Kruijswijk e Mollema, che pure hanno interessi di classifica e, coi rispettivi compagni, lo aiuteranno a rientrare. Ma la situazione costringe il leader a sfiancarsi nell’inseguimento, a lasciare sulla strada un bel po’ di energie nervose.
POCHE ENERGIE Dopo 50 chilometri, all’inizio della Sella Chianzutan, l’olandese rientra su Quintana e gli altri. Pericolo sventato, si direbbe. Ma non sarà così. Gli 11,8 chilometri di ascesa, sebbene non accendano ulteriori forcing dei contendenti, tolgono altra energia alla maglia rosa. Che nella difficile picchiata su Anduins, così come nei 50 chilometri di fondovalle, non riuscirà a ricaricare le pile. Lo si capisce dalle prime rampe della salita a Piancavallo. Scalata tosta, da subito: 15,4 chilometri, i primi 8 mai sotto l’8% di pendenza con punte al 14%. Dumoulin non ha una bella faccia. E il fatto che se ne stia nella pancia del gruppetto dei big tirato da Pellizotti in favore di Nibali, senza affacciarsi in testa, è un altro segnale. Proprio mentre Landa, 9 minuti più avanti, lascia il manipolo dei fuggitivi, la maglia rosa inizia a vacillare. Si stacca di qualche metro, quando gli mancano 11 chilometri di salita. Geschke lo aiuta a non precipitare, lui sale col suo passo. È bravo a non lasciarsi staccare troppo dai rivali, a non farsi prendere dal panico.
FORCING Le pendenze tornano severe. Pellizotti detta sempre il ritmo, intenso, regolare. Tutti sono al limite, Quintana e Nibali compresi. Le fatiche di un Giro esigente, soprattutto degli ultimi giorni in alta quota, si fanno sentire. Qualcuno pensa anche al giorno dopo, e al giorno dopo ancora. Ma c’è anche chi preferisce non avere rimpianti. È Pinot, già arrembante nel finale di Ortisei, che se ne va a 7,2 chilometri dalla vetta. Lo sono anche Pozzovivo e Zakarin, che vogliono rientrare in corsa per il podio e lasciano gli altri ai meno 4. Una fiammata di Nibali e Quintana ai 1500 metri serve giusto per scuotere un po’ il finale e rosicchiare qualche secondo. Dietro, intanto, Dumoulin barcolla ma non crolla, perde ma non affonda. Sul traguardo paga 1’21” a Pinot, 1’15” a Pozzovivo e Zakarin, 1’09” a Quintana e 1’07” a Nibali. Quanto basta per cedere la maglia rosa al Condor per 38” e salvare il secondo posto da Nibali per 5”. Se la crono finale fosse oggi, potrebbe dormire tranquillo. Ma oggi c’è il Grappa. E lassù – per tutti, non solo per Tom – sarà facile saltare in aria.