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 2017  maggio 25 Giovedì calendario

ROMA - La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza

ROMA - La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Con due sentenze, il Tar del Lazio ha infatti bocciato cinque dei venti direttori dei supermusei, cui nomine, di conseguenza, sono state annullate. Cinque musei, del calibro di Palazzo Ducale o del Museo Archeologico di Napoli, sono da ora senza direttori, che verranno sostituiti ad interim. Una decisione che ha provocato l’immediata reazione del ministro: "Non ho parole. Non do letture politiche e rispetto le sentenze. Ma registro con grande dolore quello che questo comporta praticamente e per l’immagine dell’Italia nel mondo".
 
Il Tar del Lazio - accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Modena, Taranto, Napoli e Reggio Calabria - ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.
 
Tre i nodi fondamentali che hanno convinto i giudici: "Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avesse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente".
 
Nel testo, firmato dal presidente Leonardo Pasanisi e dal consigliere Francesco Arzillo, si parla della illegittimità delle modalità di svolgimento del concorso: "A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale, la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse" mentre in altri punti si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.
 
Ma il ministro dei Beni culturali non ci sta e ha già annunciato per oggi il ricorso al Consiglio di Stato contro un verdetto per il quale ha parole durissime: "Mi lascia stupefatto che la sentenza del tar parli di procedura ’poco chiara e magmatica’. La selezione internazionale dei direttori è stata fatta da una commissione assolutamente imparziale composta dal direttore della National gallery di Londra, che è un inglese, dal direttore della più importante istituzione culturale di Berlino, che è un archeologo tedesco, dal presidente della biennale di Venezia, e da una persona che è stata appena nominata consigliere dal presidente Macron. Mi pare che più garanzia di neutralità e trasparenza non ci potesse essere".

E poche ore dopo Andrea Orlando, ministro della Giustizia, commentando la sentenza dice: "I Tar vanno cambiati senza demonizzarli, precisando meglio qual è l’ambito di competenza della politica e quello del tribunale amministrativo che spesso entra nel merito di scelte che dovrebbero essere della politica".

"Le istituzioni rispettino i magistrati, chiamati semplicemente ad applicare le leggi, spesso poco chiare se non incomprensibili - ha risposto Fabio Mattei, presidente Anma, l’Associazione nazionale magistrati amministrativi - la nomina di dirigenti pubblici stranieri è vietata nel nostro ordinamento. Se si vogliono aprire la porte all’Europa - e noi siamo d’accordo - bisogna cambiare le norme, non i Tar".

Sulla stessa linea anche il commento che Renzi ha affidato a un post Facebook: "Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar. Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione - sottolinea l’ex premier - merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma - una volta di più - che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso".
 
Con la riforma di Franceschini, dopo le selezioni, sette direttori sono stranieri. Tra questi ci sono anche quelli del museo archeologico di Reggio Calabria e quello di Palazzo Ducale di Mantova, entrambi interessati dal verdetto del Tar. "Quello che mi preoccupa di più - ha aggiunto- è che una cosa per cui l’italia si è fatta apprezzare in tutto il mondo venga messa in discussione. Ci sono anche delle conseguenze pratiche, perchè la sentenza è già pubblicata e dunque da oggi  importanti musei sono senza direttore". E ora cinque direttori sono senza lavoro: Paolo Giulierini, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Carmelo Malacrino, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Eva Degli Innocenti, direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi di Modena, Peter Assmann, direttore del  Palazzo Ducale di Mantova.

A differenza di quanto inizialmente annunciato, la sentenza non riguarda Gabriel Zuchtriegel: il direttore del Parco Archeologico di Paestum. A spiegare la situazione è il ministero dei Beni e delle attività culturali che ha parlato "di un errore di notifica" che rende inammessibile il ricorso introduttivo. La cartolina reca la spunta della casella ’destinatario irreperibile’ anche se nella sentenza 06170 il Tar parla di "annullamento degli atti di ciascuna delle selezioni" relative ai Musei di Taranto, Napoli e Reggio Calabria e del Parco Archeologico di Paestum.

Zuchtriegel era stato il primo a commentare la decisione: "Spero che ricerca, tutela e valorizzazione nei musei italiani vadano avanti, con o senza Zuchtriegel. Innanzitutto sono davvero commosso e grato per tutti i messaggi di sostegno che mi stanno arrivando, per quanto riguarda il Tar, non entro nel merito. A mio avviso è importante che il percorso che a Paestum ha prodotto dei risultati significativi, non sia condizionato da personalità’".

Diverse le reazioni del mondo culturale alle sentenze. "Dimostrano che non basta fare, bisogna fare bene". Lo storico dell’arte Tomaso Montanari, da sempre critico sulla gestione Franceschini e promotore del cartello di associazioni Emergenza Cultura, commenta la decisione choc del tribunale amministrativo e affonda: "La riforma è stata affrettata e fatta tecnicamente male".

Pareri opposti arrivano dai musei. "Le sentenze mettono a rischio tutto il sistema? Speriamo di no, il rischio è quello della paralisi. Se la riforma venisse bloccata sarebbe tragico per la cultura, ma anche per l’economia, di cui la cultura è traino principale. Sarebbe disastroso se tutto venisse paralizzato dai meccanismi di tutela degli interessi particolari. "Preoccupato per la sentenza del Tar? Ero molto più scioccato quando i centurioni hanno vinto con l’aiuto del Tar, e sono tornati al Colosseo... sembrava uno sketch di Crozza, invece era la realtà", ha detto il direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

E il caso più clamoroso della rivoluzione avviata da Franschini sono stati proprio gli Uffizi, dove lo storico direttore Antonio Natali ha ceduto il passo a un esperto di arte fiorentina in arrivo da Friburgo in Brisgovia, Schmidt per l’appunto. Ma il cambiamento è stato forte anche per Capodimonte, dove si è insediato il francese Sylvain Bellenger, e per la Pinacoteca di Brera, dove è arrivato l’inglese James Bradburne.

La riforma del ministrero dei Beni culturali ha assegnato a 32 musei la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile. È il 18 agosto 2015 quando Franceschini annuncia i nomi dei direttori scelti per i musei al top del patrimonio pubblico italiano - ai quali poi se ne sono aggiunti altri 12 - e la lista dei magnifici 20, con ben 7 stranieri, è piombata come una bomba sulla cultura italiana. I primi venti già funzionano da due anni e i risultati sembrano essere positivi sia per qualità delle iniziative sia per numero di visitatori. Ma il meccanismo, dopo la sentenza, potrebbe vacillare.

"È comunque assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco", aggiunge il ministro Franceschini.

I DATI DELLA RIFORMA

Sull’onda della sentenza si è mossa anche la politica. Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera, ha parlato di "momento amaro per chi crede nel cambiamento".  E c’è chi approfitta per lanciare stilettate politiche, come il vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera, nonché portavoce M5S, Alfonso Bonafede:  "Renzi è affetto da analfabetismo amministrativo. Dopo la bocciatura della legge elettorale che ci avrebbe invidiato il mondo intero, la riforma della pubblica amministrazione, quella delle banche popolari e quella, a furor di popolo, della riforma costituzionale, oggi tocca a quella dei musei. Ma invece di guardare agli errori derivanti dalla sua arroganza, Renzi pensa invece di cambiare le istituzioni chiamate a decidere sulla regolarità delle leggi, entrando a gamba tesa sul potere giudiziario per piegarlo ai suoi voleri". Sulla stessa linea si sono espressi anche i leghisti lombardi.

REPUBBLICA-FIRENZE
La riforma dei musei voluta dal ministro Franceschini rischia di ripartire da zero. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato cinque dei venti direttori dei supermusei e le nomine per conseguenza sono state annullate. Tutto è partito da due ricorsi, uno presentato da una candidata alla direzione di Palazzo Ducale e della Galleria Estense di Modena e l’altro di un candidato al ruolo di direttore di Paestum e dei musei archeologici di Taranto, Napoli e Reggio Calabria.

Per il momento il provvedimento non coinvolgerebbe Firenze, ma poiché il Tar ha ritenuto che non ci fossero le condizioni per aprire le selezioni a candidati internazionali, è chiaro che anche la posizione di Eike Schmidt (Gallerie degli Uffizi) e Cecilie Hollberg (Accademia) potrebbero essere messe in discussione. Il "caso" adesso passerà nella mani del Consiglio di Stato perché è facile immaginare che il ministero ricorrerà in appello contro la decisione del Tar, e se la sentenza dovesse essere confermata Franceschini dovrà rimettere le mani su tutte le nomine.

"Non posso entrare nel merito della vicenda, è il Ministero che compirà tutte le valutazioni necessarie ad affrontare la situazione. Ma per quanto mi riguarda, posso senz’altro affermare di aver fatto tutto secondo le regole, di aver partecipato alla gara in modo corretto": così, dopo la sentenza del Tar del Lazio, parlando con l’Ansa, la direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze Cecile Holberg. Alla domanda se l’esito di questo ricorso, a suo parere, potesse incrinare l’impianto stesso della riforma Mibact, Holberg ha detto "no, non credo. Ma il mio parere non conta; si tratta di analisi e valutazioni che devono essere compiute a tutt’altro livello". Schmidt: ’La riforma non può essere messa a rischio da piccoli interessi particolari’ Condividi   "La prima reazione è stata di incredulità, ma ero più distrutto quando ho saputo del ritorno dei gladiatori al Colosseo - ha detto Schmidt - A quanto mi è stato detto, Firenze non è interessata dalla sentenza; ma se le norme nazionali sono tali che i cittadini Ue ma non italiani non possono essere assunti, allora è la legislazione italiana a non essere in conformità alle norme dell’Unione". "Non c’è nessun effetto automatico", ha sottolineato ancora. Rispondendo ai cronisti che gli hanno chiesto se ha svolto il suo colloquio per la gara di persona o su Skype (uno dei punti critici indicati dal Tar), Schmidt ha detto che il suo "colloquio  è avvenuto a Roma, di persona, in un venerdì molto caldo tra l’altro".

LE SENTENZE PIU’ STRANE (DA CORRIERE.IT)
Il metodo Stamina, che pretendeva di curare malattie degenerative gravissime attraverso misteriose infusioni di cellule, era considerato dall’intera comunità scientifica privo di validità, tanto che il suo propugnatore Davide Vannoni verrà poi condannato per truffa. Eppure, nel dicembre del 2013, una sentenza del Tar rimette tutto in discussione: viene annullato infatti il decreto, per vizi di forma, con cui era stata nominata la commissione che «bocciò» il metodo Stamina. La conseguenza pratica fu che all’ospedale di Brescia Vannoni potè riprendere le sue discusse terapie, illudendo decine di malati gravissimi.

Il principio di precauzione è considerato l’arma principale di comitati, associazioni e singoli cittadini che contestano opere pubbliche, cantieri, scoperte e loro applicazioni altrove liberamente accettate. E’ il caso della guerra alle coltivazioni Ogm: nel luglio del 2014 il Tar della Lazio mette fuorilegge la semina di alcune varietà di mais geneticamente modificato proprio perché nel frattempo (successivamente alla semina) sono intervenute norme più restrittive sui possibili effetti degli Ogm sulla salute. Il caso riguardava l’iniziativa di alcuni coltivatori friulani che avevano messo a dimora piante di mais Ogm.

«In una società democratica costituisce una violazione del principio di pluralismo il collegamento tra l’insegnamento della religione e vantaggi scolastici». L’ora di religione vale zero, titolarono alcuni giornali quando nell’agosto del 2009 il Tar del lazio stabilì che i voti in questa materia non potevano concorrere al giudizio finale dello studente e che gli insegnati di religioni non avrebbero potuto partecipare agli scrutini.


Va riconosciuto ai giudici amministrativi del Lazio di non aver mai manifestato simpatie politiche. A Roma persino la giunta pentastellata di Virginia Raggi è incappata nei rigori del Tar quando si è vista annullare il divieto per i centurioni di stazionare al Colosseo. Personaggi nei costumi dell’antica Roma abbordavano i turisti chiedendo fino a 50 euro per scattare una foto. Un’attività al di fuori di ogni crisma di legge e che l’ordinanza aveva tentato di fermare. Ma «le ordinanze urgenti sono consentite solo se temporalmente limitate» mete nero su bianco il tar del Lazio. Risultato: ordinanza comunale annullata e centurioni che nel giro di pochi gorni tornano a popolare Colosseo e Fori Imperiali molestando i turisti.


Il Tap e gli ulivi da espiantare in Puglia

Su 860 chilometri del gasdotto Tap, solo 8 sono quelli da costruire in Italia. Lo spezzone del «tubo» da costruire tra gli uliveti pugliesi aveva superato innumerevoli ricorsi , autorizzazioni ministeriali, confronti tra Governo, regione e comuni. Quando il cantiere venne avviato (e per prima cosa si dovettero spostare alcune centinaia di ulivi) la battaglia dei No Tap sembrò persa. A dar loro speranza intervenne la sospensiva del tar dela Lazio che subodorò un eccesso di potere da parte del ministero dell’ambiente nel concedere l’autorizzazione al trasloco degli alberi. Lavori bloccati ed esultanza di chi in quei giorni faceva scuso do umano alle ruspe. Fino a quando un nuovo pronunciamento dello stesso tar ha dato semaforo verde al cantiere


L’esame era troppo difficile e dunque la selezione deve essere annullato. Così ha stabilito il Tar del Lazio nel gennaio del 2016, annullando il concorso con cui l’Ice (istituto commercio estero) intendeva assorbire una serie di dipendenti di Buonitalia, una società pubblica nata per promuovere il cibo italiano all’estero messa in liquidazione cinque ani prima. I suoi 19 dipendenti rischiavano di restare a spasso, si pensò di farne assumere alcuni dall’Ici attraverso un concorso. Ma nessuno dei candidati supera l’esame; ci pensa il Tar annullare la procedura selettiva perché considerata troppo difficile.


Poche cose suscitano l’avversione di cittadini, utenti e contribuenti, quanto gli scioperi dei trasporti. Così, quando nel luglio del 2016 un’agitazione dei controllori di volo rischiava di paralizzare gli aeroporti d’Italia in un periodo di vacanze, sembrò naturale al governo far scattare le procedure per il differimento dello sciopero e la precettazione dei controllori. Il provvedimento viene però bocciato dal Tar del Lazio su ricorso dei sindacati. I giudici ritengono non sussistenti «le ragioni eccezionali, tali da consentire una limitazione del diritto di sciopero». mancava inoltre una preventiva informazione alla Commissione di garanzia. Non sussitevano insomma ragioni eccezionali per evitare il ca0s degli aeroporti. Ci aveva meso una pezza un provvedimento eccezionale del ministero degli interni costretto a bloccare lo sciopero «per motivi di ordine pubblico».

«Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio...». Così il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, commenta la notizia - anticipata dal Sole 24 Ore - secondo cui il tribunale amministrativo ha bocciato la nomina di cinque dei venti direttori dei super-musei. Le nomine bloccate sono quelle delle Gallerie Estensi di Modena, del Museo archeologico nazionale di Taranto, del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, del Museo archeologico nazionale di Napoli, del Palazzo Ducale di Mantova. Tra questi il direttore straniero «bocciato» è Peter Assmann del Palazzo ducale di Mantova. Anche se in realtà il ricorso era stato presentato anche contro la nomina del Parco Archeologico di Paestum, ma il suo direttore, Zuchtriegel, si è salvato per errore di notifica del provvedimento. Comunque sia adesso tutte le nomine del 2015 sono a rischio, soprattutto le sette degli stranieri, perché il Tar del Lazio contesta in particolare proprio la selezione di candidati non italiani. Il ministro Franceschi ha annunciato: «Faremo subito appello al Consiglio di Stato». «Sono preoccupato per la figura che l’Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore», ha aggiunto.

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La sentenza

In sintesi, da quello che si evince, i giudici amministrativi hanno bocciato le motivazioni di selezione finale dei candidati (definite «criptiche ed involute»), il fatto che alcuni dei colloqui orali finali fossero stati condotti a «porte chiuse» (perché effettuati anche via Skype e quindi senza assicurare i «principi di trasparenza e parità di trattamento dei candidati» ) e che il bando - così come era impostato - non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani così come previsto dal decreto legge 165 del 2001 (mai aggiornato su questo punto): «Se il legislatore avesse voluto estendere la platea degli aspiranti ricomprendendo anche cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente», scrivono i giudici del Tar del Lazio.

Musei senza direttori

Dato che le due sentenze sono state pubblicate di fatto cinque musei sono già senza direttori. «I direttori la cui nomina è stata bloccata dal Tar del Lazio saranno sostituiti ad interim - spiega Franceschini - Queste persone avevano lasciato tutto per ricoprire questi ruoli e la riforma stava già attuando un grande cambiamento, ma da oggi è bloccata». «È assurdo fare distinzioni sulla nazionalità dei candidati. Il direttore della National Gallery è italiano mentre quello del British Museum è tedesco. Davvero un grande danno di immagine».

Musei italiani, chi sono i 7 direttori stranieri Prev Next Uffizi (Firenze): Eike Schmidt

Le reazioni

Contenta per l’esito del ricorso è invece Giovanna Paolozzi Strozzi, una delle ricorrenti, adesso sovrintendente ad Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Parma e Piacenza. Le polemiche?, dice al Corriere della Sera: «In Italia ci sono delle norme che devono essere rispettate. Invece di fare polemica bisognerebbe, invece, chiedersi se le cose sono state fatte in modo corretto». No comment sulla volontà di tornare a Mantova: «Non è questo il punto, volevamo soltanto giustizia».

La riformaNel 2015 la riforma voluta dal ministro per il Beni culturali Dario Franceschini portò a una vera e propria rivoluzione nel sistema dei musei pubblici italiani per i quali, per la prima volta, furono nominati sette direttori stranieri su venti. La riforma ha anche assegnato i musei la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile. Ai 7 professionisti cooptati dall’estero furono affidati musei tra i più importanti in assoluto, dagli Uffizi a Brera, da Capodimonte alla Galleria Nazionale di Urbino. Di fatto una scelta voluta nonché annunciata dal governo quando il premier Renzi annunciò che il bando sarebbe stato pubblicato sull’«Economist». Non a casa adesso l’ex premier commenta su Facebook: «Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i TAR»