la Repubblica, 25 maggio 2017
L’amaca
Magra soddisfazione, per un ateo, è essere nelle condizioni di valutare appieno l’enormità della truffa che preti sadici e capoclan primitivi infliggono alle giovani reclute del jihadismo. Li mandano a morire e a far morire non solo ingiustamente, ma soprattutto inutilmente: perché il miserabile zombi che si è fatto saltare a Manchester, al pari di tutti i suoi colleghi sicari, non andrebbe in paradiso neppure se il paradiso esistesse. Andrebbe all’inferno, ed è uno dei rari casi, questi, nei quali dispiace sapere che neppure l’inferno esiste. Il terrorismo jihadista è una specie di riassunto perfetto degli aspetti più antiumani della religione: la presunzione di purezza, l’attribuzione di indegnità alla vita dei non convertiti, la violenza e la tortura nel nome di dio, il diritto blasfemo di infliggere la morte non per la propria evidente paranoia, ma per conto del creatore. Il genocidio su base religiosa è molto simile al genocidio su base politica, però con l’aggravante vigliacca di farsi scudo di un mandante che non risponde a nessun tribunale umano. Quando dio smetterà di essere l’alibi perfetto, solo allora varrà la pena di chiedersi se davvero esista.