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 2017  maggio 25 Giovedì calendario

Il vetturino Fabrizi, il Maciste di Amarcord. Ma l’immagine romantica è ormai sbiadita

Non le rimpiangeremo. Troppo diversa la Roma di oggi da quella tra 1800 e 1900 che vide nascere le botticelle come servizio pubblico di trasporto. Stipavano la merce in botti, il nome viene da lì. Turisti, film, cartoline ricordo e polemiche per le sofferenze dei cavalli e i prezzi esorbitanti sarebbero venute molto dopo.
Come una immagine in bianco e nero, costretta in una realtà caotica dai colori sgargianti, le botticelle sono sbiadite in questi anni contaminate dalla volgarità che le circondava. Era diventato difficile perfino capire il costo di una corsa.
«Corsa» per modo di dire, di un trasferimento a passo d’uomo dietro i gas di scarico dei bus a due piani: 90 euro fino al Colosseo? 120 passando da piazza Venezia? 170 per un giro completo (?) con Fontana di Trevi. Trainati da cavalli costretti a spostare 800 chili, in ogni condizione climatica. Con l’inevitabile strascico di inchieste, solo l’anno scorso 40 vetturini vennero indagati per maltrattamenti per le condizioni in cui tenevano i cavalli nelle stalle dell’ex Mattatoio dove peraltro da anni non avrebbero potuto più rimanere.
È scomparsa così una tradizione che non aveva più nulla di romantico, ma che ha potuto contare su un grande alleato, il cinema. È nei film, grazie ad attori popolarissimi, che il vetturino romano ha vissuto la sue epopea.
È Aldo Fabrizi il primo a conquistare il pubblico nel film «L’ultima Carrozzella», di Mario Mattioli girato nell’estate del 1943 in piena guerra. Nel cast troviamo alcuni esponenti celebri del dialetto e della canzone romanesca del Novecento, quali Romolo Balzani, Gustavo Cacini e Anita Durante. Ma pochi sanno che durante l’Anno Santo del 1925 Aldo Fabrizi, per un certo periodo, lavorò davvero come vetturino, e secondo un aneddoto mai smentito, si dice che lo spolverino ed il berretto indossati nella pellicola del 1943 fossero gli stessi usati da Fabrizi in quella esperienza.
Il protagonista di quel film odia i tassisti accusati di provocare l’estinzione delle botticelle. Nessuna rivalsa invece dal tassinaro per elezione Alberto Sordi, che si fa vetturino nel 1994 per interpretare e dirigere «Nestore, l’ultima corsa». Film drammatico sul destino di un vecchio cavallo destinato al mattatoio e dei tentativi dell’anziano vetturino di salvarlo.
Ma non c’è film ambientato nel centro di Roma che sia riuscito a sfuggire al fotogramma caratteristico. In «Vacanze romane», Audrey Hepburn e Gregory Peck girano in Vespa per la Roma del 1953 ma in piazza di Spagna dominano le botticelle. Perfino Federico Fellini non riesce a rinunciare a un vetturino, Maciste, ricordo della sua infanzia e non casualmente lo vuole in «Amarcord»: «Un vetturino che stava sempre alla stazione – scriverà Fellini – sulla sua carrozzella e che noi ragazzini chiamavamo il vetturino madonna, che sarebbe come dire un cristone. L’ho messo in Amarcord quel vetturino. Gli avevamo cambiato nome, da vetturino “madonna” passò al soprannome di Maciste».
Sbiadisce anche questa immagine, restano solo le polemiche estenuanti tra una città estenuata, 41 vetturini e 82 cavalli. Neanche il loro ipotizzato spostamento in una prestigiosa e contestata sede agli stalli di Villa Borghese, voluto dalla giunta Alemanno con una bella spesa di un milione e mezzo, è riuscito senza strepiti. «Ne hanno realizzati 67, sono pochi» strillavano i vetturini.
«Na carrozzella va, co’ du’ stranieri» cantava Antonello Venditti.
A risentirla adesso sembra preistoria. Non ci mancheranno le botticelle. Ci manca un turismo rispettoso della delicata meraviglia di Roma. Ma questa è tutta un’altra storia.