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 2017  maggio 25 Giovedì calendario

In attesa di Bolloré Berlusconi si ricompra la sua Mediaset

Negli uffici di Fininvest, in questi mesi, c’è stata una sola parola d’ordine: difendere Mediaset. Il raider francese Vincent Bollorè ha sferrato un attacco senza precedenti, arrivando a sfiorare il 30% del gruppo tv italiano. E Silvio Berlusconi,a piccoli passi, si sta ricomprando la sua Mediaset. Altro che la scalata di Bollorè, che dopo il blitz di Natale sembra aver perso l’attimo e che ora è pure distratto da rogne in Francia con la sua Vivendi. La contromossa è una «auto-scalata».
L’ultima pedina, pochi giorni fa: Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi e guidata dalla figlia Marina, ha comprato un altro pezzetto di Mediaset, l’1,53%. E così è risalita al 39,5% (e il 41% dei diritti di voto). E non è finita: perché Berlusconi potrebbe salire oltre al 40% sopra nei prossimi sei mesi. Una blindatura totale: a quel punto, Bollorè e la sua Vivendi, che lo scorso Natale hanno scalato la tv italiana arrivando a un soffio dal 30%, non faranno davvero più paura.
Ma è un film al contrario rispetto alla strategia degli ultimi dodici anni. Era la primavera del 2005 quando Fininvest varò l’era del «disimpegno»: vendere quote di Mediaset. Altri tempi: l’allora Cavaliere e premier in carica si preparava all’ennesima battaglia elettorale, che avrebbe però perso, ancora una volta contro l’eterno nemico Romano Prodi. «Conflitto di interesse» era la parola che ossessionava il dibattito politico. E Berlusconi,abituato a mosse spiazzanti, stupì tutti: vendette in una notte il 17% della sua tv. Un pacchetto enorme: la Fininvest, che all’epoca aveva il 51%, scese al 34%. L’incasso per Berlusconi fu monstre: 1,8 miliardi, con il titolo a 9 euro, vicino ai massimi storici. Una vendita record, anche perché, semplice casualità o tempismo svizzero, da lì in poi il titolo ha imboccato la discesa. I 9 euro, Mediaset, non li ha mai più ritoccati e ora vale 3,6 euro. Poi pian piano negli anni Fininvest ricomprò dei pacchetti. Ma ancora due anni fa, in Via Paleocapa, nello storico palazzo della cassaforte, si sentivano così tranquilli da cedere un altro pezzo. In quell’occasione, gennaio 2015, Fininvest collocò sul mercato un 7%, con un incasso di 400 milioni. Scendendo al 33%,Mediaset di fatto era diventata una sorta di public company, visto che il flottante era oltre il 6o%. Il cda era tutto espressione della famiglia, che controllava di fatto l’azienda, e il resto era sparpagliato tra centinaia di investitori istituzionali, ciascuno con piccole quote.
Chiunque avrebbe dormito sonni tranquilli: pericoli di scalate all’orizzone proprio non se ne vedevano. L’improvvisa scalata ostile di Bollorè ha fatto scattare l’allarme rosso a dicembre: difesa a oltranza. E quindi sono scattati gli acquisti riparatori, grazie alla liquidità incamerata negli anni. Per legge, Fininvest non può comprare più del 5% all’anno di Mediaset, pena l’obbligo di lanciare un’Opa. Nel 2016 ha comprato un 4,8%, in due tranche, al limite del massimo consentito. E ora un altro 1,3%. A dicembre si apre la seconda «finestra» dove potrà comprare altre azioni, un ulteriore 3,7%. È possibile che Marina cali un altro asso per blindare ancor di più Mediaset, dovesse essere la situazione ancora in stallo.

.@filippettinews