Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 25 Giovedì calendario

Venezuela, si aggrava la crisi istituzionale all’ombra del default

Fine luglio. È questo il termine fissato dal presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, per l’elezione dell’Assemblea costituente. Lo ha annunciato la responsabile del Consiglio nazionale elettorale (Cne) venezuelano, Tibisay Lucena. Si tratta di una data importante, che potrebbe ridefinire la cornice istituzionale della politica venezuelana. Nei giorni degli scontri antigovernativi – da aprile a oggi il numero delle vittime è salito a più di 60 dopo la morte nella notte di martedì di un altro giovane – Lucena, in un discorso trasmesso a reti unificate, ha dichiarato che la proposta di riforma costituzionale di Maduro «rappresenta una opportunità per tutti coloro che vogliono la pace e il progresso nel Venezuela». L’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles, ha replicato su Twitter che «il popolo venezuelano non vuole la truffa costituzionale di Maduro e non la accetta».
Nell’annunciare il progetto di riforma costituzionale, lo scorso 1° maggio, Maduro aveva detto che dovrà essere approvata da un’Assemblea costituente di circa 500 membri, metà dei quali designati da organizzazioni settoriali e l’altra metà da giunte e consigli locali, a livello municipale.
In termini più tecnici, la Corte suprema ha reso nota una sentenza in cui apre la via legale per la creazione di un’Assemblea con membri che non risultino eletti direttamente dai cittadini attraverso il voto universale e segreto, come proposto dal governo di Maduro. Nella sentenza, la sala costituzionale dell’Alta corte ha stabilito che «i membri delle giunte comunali non saranno scelti in elezioni universali, dirette e segrete, ma saranno invece nominati dai consigli comunali, con l’approvazione di assemblee di cittadini».
L’iniziativa è stata denunciata come incostituzionale dall’opposizione e da numerosi giuristi. Secondo i magistrati della Corte Suprema, invece, l’elezione indiretta rappresenta una «nuova visione del concetto di sovranità, e il superamento storico dello Stato di diritto della democrazia rappresentativa», che garantisce «il funzionamento efficace della democrazia sociale e partecipativa».
Il governo Maduro ha finora onorato le scadenze, pagato le cedole e il rischio default è stato finora scongiurato. La dichiarazione di default, simile a quella che fece l’Argentina nel 2001, è un passaggio critico e in qualche modo difficile da prevedere. Maduro sarebbe costretto – in caso di default – ad ammettere platealmente la sconfitta politica ed economica del chavismo. Va ricordato che è stato l’ex presidente Hugo Chavez – deceduto nel 2013 – a nominare l’attuale presidente. Le scadenze più importanti sono ancora lontane, ottobre e novembre 2017, e l’importo è di circa 3,5 miliardi di dollari.
Nel frattempo la crisi venezuelana si inasprisce ogni giorno. Sullo sfondo uno scontro ancora più pericoloso: l’ostilità degli Stati Uniti nei confronti di Maduro e l’appoggio di Cina e Russia.