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 2017  maggio 25 Giovedì calendario

Dieta e fatiche da fachiro. Nibali, l’uomo dei gran finali

L’uomo della terza settimana. Martedì il Mortirolo e lo Stelvio hanno esaltato Vincenzo Nibali, cresciuto alla distanza come già gli era successo nelle due vittoriose edizioni del 2013 e 2016. Quindi c’è da attendersi qualche altro show del siciliano in queste ultime 4 tappe alpine (con 11 Gpm) prima della crono finale di domenica. Ieri, nella 17a frazione Tirano-Canazei, i big hanno cercato di risparmiare energie dopo le fatiche del giorno prima, dando spazio a una lunga fuga. Ma già oggi sono attesi da altre 5 salite – Pordoi, Valparola, Gardena, Pinei, Pontives – e domani ci sarà il temutissimo arrivo a Piancavallo. In teoria le montagne dovrebbero esaltare Quintana, mentre per la crono finale è favorito il leader Dumoulin. Eppure al fixing rosa sono in rialzo le quotazioni di Nibali. «Fin dall’inizio del Giro ho avuto buone sensazioni – ha ribadito il siciliano -. La condizione c’è, sulle prime montagne ho perso qualcosa perché non erano adatte a me. Le cose stanno andando come previsto, possiamo giocarci bene le nostre carte». Nibali di solito non si sbilancia ed è scaramantico, dalle sue parole però traspare fiducia. E la forma sembra migliore dell’anno scorso. Proprio nel Giro 2016 Vincenzo confermò di saper crescere alla fine, ribaltando la classifica nella 19a tappa (a Risoul) e nella 20a (a S. Anna di Vinadio). Ed era migliorato alla distanza anche nel Giro 2013, il suo primo vinto, quando diede spettacolo nella 18a tappa (una cronoscalata) e nella 20a (sulle Tre Cime di Lavaredo).
«È un motore diesel»
«Pochi in gruppo hanno la resistenza di Vincenzo – dice il suo preparatore Paolo Slongo -, se il Giro durasse 4 settimane invece di 3 per lui sarebbe meglio». Il segreto? «Nel suo Dna e negli allenamenti. Vincenzo ha un motore che sa utilizzare meglio i grassi e salvare invece i carboidrati che così restano di riserva nel momento degli sforzi massimi dopo fatiche prolungate». Un diesel, dunque. «Ha una soglia aerobica più alta, mentre Dumoulin è migliore nella soglia anaerobica». Molto è dovuto a una preparazione mirata. «Abbiamo fatto due periodi di lavori in quota al Teide, arrivando anche 7 ore di bici e 5 mila metri di dislivello a seduta. In poco più di 4 mesi Vincenzo ha pedalato per 428 ore e 12.993 km, coprendo 138.096 metri di salita. Ma ci vogliono anni per raggiungere certe performance». Come quella su Mortirolo e Stelvio. «Sarà costata circa 7 mila calorie. I carboidrati di riserva equivalgono più o meno a 2 mila calorie, se vengono bruciati troppo presto non ne rimangono nel finale di tappa. Vincenzo ha la capacità di bruciare i grassi e mantenere alte le riserve di carboidrati», ecco perché viene fuori alla distanza, sia nelle singole tappe sia nelle tre settimane. Conta molto anche l’alimentazione. «Per brevi periodi, a inizio stagione, segue una dieta chetogenica, cioè ricca di proteine e lipidi ma povera di carboidrati. Così l’organismo impara a non accumulare grassi ma a utilizzarli a scopo energetico». Non va però protratta nel tempo e viene dunque sostituita normalmente da una dieta più bilanciata. «Allenamenti e dieta però non funzionerebbero senza la necessaria disponibilità mentale dell’atleta. E in questo Vincenzo è straordinario». Un fachiro della bicicletta.