La Stampa, 25 maggio 2017
Fumetti e propaganda nelle trincee l’offensiva di carta al castello di Udine
Ha iniziato Giulio Cesare. Il suo libro De bello gallico si è rivelato una potente arma di propaganda per la pax romana. Da sempre, infatti, la guerra è anche guerra di parole, e, nell’ultimo secolo, grazie ai progressi della tecnologia, anche (se non soprattutto) di immagini. La Grande Guerra del 1914-1918 è stata la guerra che ha inaugurato la modernità anche per l’uso delle immagini, come ci fa vedere la mostra L’offensiva di carta al Castello di Udine fino al 7 gennaio 2018.
Non una mostra sulla guerra, ma sul meccanismo di comunicazione attuato soprattutto nell’ultimo anno di guerra, nei giornali e nelle immagini stampate. Una macchina propagandistica molto potente, che ha coinvolto militari a civili. «La propaganda bellica italiana, fra il 1915 e il 1918, ma soprattutto sul finire del conflitto, è stata orchestrata da un duo di grandi artisti, Renato Simoni e Antonio Rubino», ci racconta Leonardo Gori, noto giallista (Nero di maggio, Le ossa di Dio), ma soprattutto critico fumettistico. «Il palcoscenico della visione tardo-liberty della Grande Guerra era La Tradotta, il giornale della Quinta Armata. Non si andava per il sottile, nel rendere il nemico impersonale e mostruoso, e quindi facile da odiare. Ma c’erano anche tavole a fumetti, le prime della storia editoriale italiana, in cui qualcuno, specie Rubino ma anche Attilio Mussino e altri, cercavano di argomentare l’ostilità per il nemico austriaco. Di dare al pubblico le ragioni della guerra. Di quelle straordinarie suggestioni grafiche, comunque, si ricordano soprattutto le rappresentazioni dei nostri, dell’italica stirpe, non ancora affogate nella peggior retorica e piene di compassione e di affetto per i poveri, giovanissimi fanti spediti in trincea all’assurdo macello».
La mostra attinge alla Collezione Luxardo, dal nome del medico di San Daniele del Friuli che negli anni dell’immediato dopoguerra raccolse oltre 5600 fascicoli di riviste e monografie d’epoca, fra pubblicazioni ufficiali dei vari governi e giornali e riviste prodotti direttamente nelle trincee. Alle immagini del passato si affianca una sezione sulla prima guerra mondiale vista dagli illustratori contemporanei, con una sensibilità molto diversa rispetto a quella dei loro predecessori.
Già all’inizio della mostra fra gli affreschi della Battaglia di Lepanto scorrono le immagini di La Grande Guerra del fumettista-reporter maltese Joe Sacco proiettate sulle pareti. Una enorme panoramica del fronte occidentale che è al tempo stesso una illustrazione e un fumetto, non a caso Sacco dichiara di essersi ispirato al medioevale arazzo di Bayeux che è considerato una sorta di protofumetto, trascurando volutamente la prospettiva e le proporzioni per poter rappresentare il fronte nella sua interezza. Fra i fumettisti contemporanei abbiamo anche il francese Jacques Tardi con Era la guerra delle trincee («il fumetto definitivo sulla Grande Guerra», secondo Sacco) e l’italiano Manuele Fior con il racconto breve Storia di Gabriel C. (nella raccolta I giorni della merla) su un giovane militare che tenta il suicidio al fronte.
Infine, quasi per festeggiare i cinquant’anni di Corto Maltese, il romantico marinaio di Hugo Pratt, e i quaranta di SuperGulp!, il programma che aveva portato i fumetti in televisione, vengono esposti i rodovetri (fogli trasparenti in acetato di cellulosa sul quale il disegno dell’animatore viene stampato sopra e poi dipinto) realizzati da Pratt per l’adattamento animato di Côtes de Nuit e Rose di Piccardia, storia di Corto Maltese sulla morte del leggendario Barone Rosso.