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 2017  maggio 25 Giovedì calendario

Ivanka e Melania le due First Lady

First lady parallele, Ivanka e Melania, due Trump che condividono il cognome e l’affetto di Donald, ma null’altro. Cercano con grande tenacia di non incrociare mai gli sguardi e ci riescono come si è visto anche in questa visita romana all’ombra del Vaticano.
Ivanka, donna in carriera, icona glamour-pop, la figlia preferita ma anche stratega ascoltata da Donald (anche in questo viaggio ha parlato con lei al «breakfast» prima di iniziare la giornata con la visita dal Papa). Melania, la moglie di rappresentanza, imprigionata nella tristezza tanto da ispirare sui social la campagna «free Melania». Ingessata in un ruolo che forse non ha mai voluto e che la obbliga a una vita da prigioniera, un po’ Sissi, imperatrice d’Austria, un po’ Masako, principessa triste dell’impero del Crisantemo. Dicono che dopo questo viaggio si trasferirà finalmente alla Casa Bianca, ma solo se le assicureranno una distanza di sicurezza dalla figliastra che non solo nella West Wing ha un ufficio tutto suo. Ma che ha anche deciso di rivedere l’arredamento della East Wing, territorio delle first lady americane.
Ivanka sembra cercare il confronto con Melania, anche qui a Roma: quando scende dall’aereo è vestita di bianco, mentre Melania è in nero. Dà la mano al marito, il potentissimo Jared Kushner quando l’altra fugge quella del marito rifiutando il ruolo di moglie innamorata. D’altronde che sia la First Daughter la vera prima donna americana lo si capisce anche dai programmi. A Roma Ivanka ha visitato Sant’Egidio, la comunità della diplomazia internazionale, tappa comune per capi di Stato e ministri stranieri, in prima linea nella gestione dei corridoi umanitari e nell’accoglienza dei migranti, molto vicina a questo pontificato con cui condivide obiettivi e strategie. Mentre per Melania è stato ritagliato il ruolo classico della First Lady «umana», «materna», con una visita all’ospedale Bambin Gesù dove ha incontrato i piccoli malati di 9 nazionalità, parlando con loro qualche parola di italiano, abbracciandoli e lasciandosi riprendere nei selfie. A loro ha portato puzzle della Casa Bianca e ha ricevuto in dono un libro sulle loro «Vite coraggiose». Sempre perfetta Melania, troppo, anche ieri in total black come da etichetta per una visita dal Pontefice, con la bellezza di una Barbie balcanica, ma senza la capacità di lasciarsi andare, di abbandonare il suo «non ruolo», o forse solo la sua tristezza. Solo con Papa Bergoglio è sembrata a suo agio, e lui ha ricambiato con grande cordialità.
Nelle stesse ore Ivanka era impegnata a Sant’Egidio. Per lei un incontro con i vertici della comunità – Andrea Riccardi, il fondatore, e Marco Impagliazzo, presidente – ma anche un colloquio con 11 donne vittime di tratta che grazie alla comunità hanno iniziato una nuova vita. «Il Papa è il vostro migliore avvocato», ha detto loro riferendosi al suo colloquio con il papa. Non solo comprensione ma la promessa di impegnarsi per «supportare gli sforzi del Sant’Egidio nel prossimo futuro». Ivanka si interessa a cosa si può fare per fermare questo orrore, sia nei Paesi di provenienze delle nuove schiave, soprattutto il Corno d’Africa, sia nel Paese di arrivo. Ascolta con interesse Riccardi che le spiega come la legge italiana preveda la possibilità di rilascio di uno speciale permesso di soggiorno a chi subisce violenza o un grave sfruttamento. Insomma interpreta come sempre «l’altra faccia dei Trump»,compensa la radicata convinzione del padre che sia meglio respingere che accogliere.
Non è certo una novità: quando lui tuonava contro i cinesi lei postava su Instagram la figlia Arabella cha canta in cinese. Quando lui in campagna elettorale diceva qualsiasi cosa sulle donne lei lavorava sulle politiche sulla maternità in azienda. Ma l’agenda romana di Ivanka (per lei anche una visita lampo al Pantheon insieme al marito) comprende anche l’incontro con il ministro Maria Elena Boschi che va a «omaggiarla» in ambasciata, a Villa Taverna invece che riceverla a Palazzo Chigi, come sarebbe stato normale. Parlano di G7, pari opportunità, violenza sulle donne, tratta di esseri umani. «Italia e Usa #avanti #insieme», twitta la Boschi. Ma anche il primo ministro Paolo Gentiloni si ferma qualche minuto con Ivanka prima di incontrare il padre. Power daughter. D’altronde è stata lei nel manuale per donne di successo «The Trump Card», a scrivere: «La percezione è più importante della realtà». «Non correggete le false presupposizioni su di voi se vanno a vostro vantaggio».
In serata nuova puntata nella ristorazione romana, stavolta super-lusso: per lei e Jared cena dallo chef tre stelle Heinz Beck all’Hilton.