il venerdì, 19 maggio 2017
La Salvini tedesca? Si chiama Alice e ha una moglie svizzera
BERLINO. La destra populista tedesca ha un volto nuovo che l’ha precipitata in una schizofrenia meravigliosa. La candidata dell’Alternative fur Deutschland alla Cancelleria si chiama Alice Weidel, detesta l’Unione europea, si batte per la “Dexit”, l’uscita della Germania dall’euro, e inveisce ogni due per tre contro l’Islam e i profughi. Al congresso dei populisti che l’ha incoronata lo scorso 23 aprile Spitzenkandidatin, l’economista 38enne ha tuonato: «Vorrei godermi in pace con la mia famiglia i mercatini di Natale. Ma purtroppo le feste cristiane devono essere protette con polizia, mitragliatrici e barriere di cemento. Uno scandalo!». Già, la famiglia. Quella di Alice Weidel, andrebbe precisato, consiste nella moglie svizzera e nei due figli adottati.
La capa della destra anti-islamica e anti-europea é infatti lesbica dichiara e vive con la moglie, straniera, in Svizzera. Com’é compatibile con un partito che difende la patria con la mano sul cuore, si é sempre dichiarato a favore della famiglia tradizionale e ha bollato gli omosessuali come “minoranza rumorosa”? Un mistero. Intanto, la leader dell’Afd dice di detestare il politically corect. per una trasmissione satirica é stato un invito a nozze: «Allora ti possiamo chiamare “zoccola nazi”?». “Alice nel paese delle meraviglie”, come l’ha già battezzata lo Spiegel, si é fatta largo nel partito grazie a un curriculum lungo così e alle competenze economiche: ex Goldman Sachs, ex Allianzm ex bank of China, ora consulente di start-up.
Per riassumerla col settimanale tedesco, «Weidel rispetta il banchiere pachistano, ma per il profugo afgano senza licenza liceale ha molta meno comprensione». La sua nomina come sfidante anti-Merkel è avvenuta dopo qualche passaggio turbolento.
Protetta dell’ex capa Frauke Petry, ne ha appoggiato l’avvio di un contestato procedimento di espulsione del famigerato Bjòm Hòcke, il leader del partito in Turinga che aveva definito un monumento all’Olocausto «una vergogna». Ma l’ala destra del partito si è ribellata contro la cacciata del leader antisemita, e ha mandato un segnale molto chiaro al congresso del Baden-Wiirttemberg, bocciando la candidatura di Weidel alla guida regionale del partito. Da allora è diventata piuttosto sfuggente, quando si parla delle tendenze nazistoidi del suo partito. Soprattutto da quando Petry è stata mobbizzata dall’ala ultranazionalista fino a rinunciare alla candidatura alla cancelleria. Successivamente, nella conferenza stampa del congresso di Colonia che ha incoronato proprio lei, a Weidel è stato chiesto se avrebbe fatto campagna elettorale con Hòcke. «Ovvio» ha risposto. What else?