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 2017  maggio 12 Venerdì calendario

L’internet delle cose vale tre miliardi

Dal 1999 – anno in cui l’ingegnere Kevin Ashton coniò l’espressione – a oggi, di Internet ofThings si è parlato tanto. In parole povere, si tratta dell’estensione di internet agli oggetti concreti della nostra quotidianità, ai processi industriali e ai servizi perché possano inviare e ricevere dati in base ai quali regolare il proprio funzionamento, ovvero diventino “intelligenti”. Ma c’è poco da girarci intorno: fuori dalle università, dai laboratori e dalle industrie più avanzate, è rimasto un concetto etereo e perlopiù privo di concretezza. Probabilmente perché molti non hanno ancora capito davvero di cosa si tratti.
Il recente rapporto The Emea IoT shot down: Business vs It, realizzato da Aruba sulla base di interviste a 1.400 dirigenti d’azienda in undici Paesi europei e mediorientali, dimostra che non c’è accordo nemmenosu quale siala natura dell’Internet delle Cose. Il 65% dei responsabili tecnologici lo vede come «aggiungere connettività I nternet agli oggetti di uso quotidiano», mentre il 48% dei responsabili di area business lo ritengono un processo di «automazione dei servizi degli edifici». E le proporzioni si invertono quando gli si chiede un parere sull’uso dell’Internet delle Cose in azienda: solo il 46% dei responsabili tecnologici ritiene di averlo adottato contro il 58% degli omologhi lato business. Qualcosa non torna.
In Italia? Non è diverso. Una ricerca dell’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano segnala che, su 110 aziende coinvolte, il 45% ha avviato almeno un progetto in questo campo, ma ben il 25% non ne ha mai sentito parlare. Oltre la metà segnala che l’ostacolo maggiore è la mancanza di competenze che permettano di sfruttare appieno le nuove tecnologie. Nonostante la confusione, però, Internet of Things ha già dato vita a un mercato nostrano interno piuttosto florido e soprattutto promettente. Parliamo di quasi tre miliardi di euro nel 2016: il 40% in più rispetto all’anno precedente. Il settore più importante è quello dei contatori intelligenti, seguito dalle applicazioni riguardanti le auto (antifurto, navigatori, ecc.) e i sistemi per rendere più efficienti gli edifici in termini di eco-sostenibilità e sicurezza.
Una crescita ancora maggiore è prevista per il 2017, soprattutto nel campo delle cosiddette Smart City, grazie agli incentivi del Piano Nazionale Industria 4.0. Si spera che aumenti anche la consapevolezza. E che le nostre aziende investano in formazione e nuove competenze. Altrimenti l’Internet delle Cose, oltre a restare un concetto vago, sarà anche una grande occasione sprecata.