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 2017  maggio 01 Lunedì calendario

La camera se la tira

LA PRIMA TRACCIA è solo un puntino turchese. Allora tocca passare e ripassare per sapere se i deputati tirano coca ina, magari quelli che in pubblico difendono leggi liberticide sulle droghe leggere c al chiuso d’un bagno sniffano quelle pesanti. Non a casa o nei loro uffici, ma nel santuario stesso delle leggi. Gli indizi sono forti da sempre ma gli indiziati lo sono di più: l’inchiesta delle Iene del 2006 – un parlamentare su tre positivo ai test antidroga – fu subito bloccata dal garante della Privacy, gli autori furono poi condannati per aver leso «l’immagine pubblica e l’onorabilità» dell’istituzione. Dopo dieci anni nulla è cambiato c lo dimostra la bocciatura degli ordini del giorno che in questa legislatura sono stati presentati per introdurre cani e test antidroga in Parlamento. Così autisti e soccorritori d’Italia (e presto toccherà a medici e insegnanti) sono obbligati a sottoporsi a controlli, mentre chi li impone loro per legge si esenta da solo. Proviamo per un’altra via. la stessa percorsa dal Sunnel 2013, che diede vita allo «scandalo cocaina a Westminster».
Servono un cellulare, guanti in lattice e un kit di salviettine a base di cobalto tiocianato acquistato in un negozio sulla Cristoforo Colombo che vende dispositivi per indagini di polizia scientifica, dal kit per l’entomologia forense al set balistico. Ordiniamo due confezioni di Nark II, cento bustine monodose per la ricerca presuntiva di tracce di cocaina. Spesa: circa cento euro con fattura. Assolutamente affidabili, dicono, ma avvertono anche che «per avere valore legale bisogna poi fare test confermativi in laboratorio». Per i nostri scopi è poco rilevante, non facciamo il processo a nessuno. 1 pregi sono la facilità d’uso e il riscontro immediato. Le abbiamo testate in redazione: si scartano e si passano su una superficie e sec ’è traccia, anche non visibile, di stupefacente, al solo contatto si colorano di azzurro. Semplice no? Sì, in ufficio o casa, ma in Parlamento?
MARTEDÌ 28 marzo, Roma. Ingresso dal civico 4 di via della Missione, riservatoalla stampa. Un commesso indica i limiti del pass blu per giornalisti. Il bagno dei deputati? «La prima porta a sinistra». Per arrivarci bisogna uscire dalla sala stampa, superare i I maestoso scalone del Bernini, scendere quattro gradini e svicolare nel corridoio lungo che conduce al l’Aula. La porta però non si vede, non è un caso. E incassata nella parete a mobile di legno scuro e non c’è alcuna indicazione che si tratti del bagno, neppure la targhetta. Insomma, si vuole che resti inaccessibile agli esterni.
L’atrio è una stanza sfarzosa come un salotto: marmi a terra e sulle pareti, vetrate liberty al soffitto, grandi specchi e una fila di quattro lavabi in stile. Al centro il corridoio che porta ai gabinetti maschili disposti adestra e a sinistra (quelli femminili sono in cima auna scala interna). In tutto sono dieci disposti su due lati, i primi hanno i vespasiani sospesi e comuni, gli otto successivi, quattro per ogni lato, hanno la porta. All’interno sono alquanto spartani. Ogni bagno ha una mensola di legno sospesa lunga cinque spanne. Solo lì, vien da pensare, un consumatore inchiodato all’Aula potrebbe farsi una pista. Nel primo zero tracce, nulla,e cosi il secondo e il terzo. Nel quarto un pallino azzurro, qualcosa, forse un residuo. La prima giornata è però servita a “sintonizzarsi’’con il Palazzo.
MERCOLEDÌ MATTINA c’è poco movimentoma allaripresa è un pienone. All’ordine del giorno c’è lastretta per le toghe inpolitica, occasione unica per i partiti di rcgolareivecchieonti con l’altro potere. In chiusura diseduta sonoancora presenti 400deputati. Per capirlo basta il counter analogico dei cappotti appesi a perdita d’occhio lungo le pareti del corridoio. Fuori è quasi buio, semideserto il Cortile d’Onore dove i commessi in smobilitazione hanno già vuotato i portaceneri per l’indomani. Sono uccel di bosco pure i giornalisti, che a volte usano i bagni dei deputati. Risuona la sirena inTransatlantico. È il richiamo al voto per gli onorevoli e vale anche come segnale agli esterni: la zona attorno all’Aula da quel momento e (in teoria) interdetta. È come un ’eclissi, il momento che segna la massima concentrazione di deputati e il minimo di presenze esterne. Scatta il nuovo blitz. Nei bagni c’è una processione di deputati come api nell’arnia. Il primo a destra: guanti, salviette e via a lucidare la mensola. Niente. Si passa al successivo. Qualcuno gira la maniglia ma intanto il narcotest sta dando un risultato inaspettato: la salvietta rosa si colora diun azzurro sempre più intenso, in pochi secondi sono macchie, macchie estese.
Quella mensola al mattino era risultata negativa: qualcosa, nel frattempo. dev’essere successo. Seconda prova, giusto per verificare che non sia un “falso positivo”. Le macchie sono più piccole ma ci  sono. Bussano ancora. L’obiettivo riprende ma poi buttiamo via la salvietta: non si dica che abbiamo prelevato tracce  biologiche a un parlamentare, come lene. Uscendo niente filmati, neppure di nascosto: che non si dica che abbiamo violato la privacy. La missione si conclude cosi. Avanzano 46 confezioni per un altro giro o per il Senato della Repubblica. Sempre che ci facciano entrare dopo aver leso «onore e decoro» delle istituzioni.