Il Messaggero, 24 maggio 2017
La vecchiaia può attendere
Il rapporto con lo specchio è cambiato. Una volta, neppure tanti anni fa, i nonni erano impegnati solo a difendere il loro benessere generale. Ignari, spesso, dell’immagine, ovviamente cambiata, che rimandava lo specchio. Quel segno intorno alla bocca o quella ruga proprio lì, sul collo, non erano portatori di ansia o malessere.
Perché lo star bene, una volta, era riuscire a conquistare una vita senza malattie. Dedicando il giusto tempo al fisico, alla mente e poi anche all’estetica. Oggi la Sindrome di Dorian Gray con tutto il malessere che si porta dietro, contagia con la velocità del morbillo gli over 75, uomini e donne. Che, alla medicina estetica, chiedono di occuparsi di loro con la stessa attenzione dedicata ai quarantenni. La rivoluzione della senilità.
LE TECNICHEUn fenomeno nuovo e in straordinaria crescita. Al punto da convincere la Società italiana di medicina estetica, durante il suo recente congresso (il titolo era New age of well-being), a dedicare alla terza età un’ampia sessione dei lavori. Perché la nuova età del benessere si è spostata e i trattamenti vanno rivisti. «Sta nascendo un vero movimento culturale – spiega Emanuele Bartoletti presidente della Società italiana di medicina estetica e direttore della Scuola internazionale di medicina estetica della Fondazione Fatebenefratelli – che ci porta a modificare il nostro lavoro quotidiano. Non si possono curare, perché in molti casi si tratta di vere e proprie cure, pazienti di settanta anni con gli stessi interventi che adottiamo per chi ne ha quaranta. È ovvio che il derma, per esempio, a quell’età reagisce in maniera molto diversa da quello di una giovane».
Non è solo la ruga che fa respingere lo specchio. C’è la cicatrice di un intervento da coprire, una macchia scura che incupisce il viso già attraversato dagli anni, c’è una bocca da riequilibrare dopo un importante lavoro sui denti. C’è una malattia senile che ha rovinato dentro e fuori da voler, almeno in apparenza, nascondere. Non con il bisturi, parliamo di medicina estetica.
LE CURE
«Attualmente – aggiunge Bartoletti – tutti noi abbiamo pazienti di 83-84 anni. Imparare a gestirli è molto importante, hanno bisogno di nuove sostanze ma anche di un diverso modo di parlare ed ascoltare. La biostimolazione per donare tono ed elasticità alla pelle del viso non può avere le stesse caratteristiche di quella che utilizziamo per le persone di cinquanta anni». Da qui la necessità di sovrapporre, sull’analisi della pelle over 70, anche il processo di invecchiamento cerebrale e ormonale. Per lui e per lei. Tenendo conto anche delle malattie proprie della terza età, dal diabete all’ipertensione ai disturbi cardiaci.
Durante il congresso è stato presentato uno studio che è riuscito a dimostrare come una maggiore cura del corpo, in questo caso il viso, oltre a migliorare la qualità della pelle (meno vulnerabile al sole) ha anche ridato equilibrio all’umore di un gruppo di donne campione tra i 65 e i 100 anni. In una casa per anziani, Villa Sorriso a Marano sul Panaro nel Modenese, le signore hanno utilizzato una crema ed un olio per il viso. Mattina e sera. Alla fine dei trenta giorni i medici hanno controllato la densità del derma e la socievolezza delle pazienti.
LE MODIFICAZIONI
Risultato: pelle elastica e ben idratata e maggiore disponibilità verso gli altri. Effetto dell’invecchiamento è anche un’alterazione dei volumi dell’ovale, un indebolimento del tessuto cutaneo come dell’adipe. In alcune parti il viso sembra svuotarsi. «L’età, oltre a far ispessire l’epidermide – dice ancora Bartoletti – regala anche delle novità cutanee che prima non c’erano. Modificando, a volte, proprio l’espressione. Senza arrivare mai a scelte esagerate».