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 2017  maggio 24 Mercoledì calendario

Cambellotti, l’agra bellezza della terra

Nel 1934, Duilio Cambellotti (1876-1960) lavora ad un ciclo pittorico per il Palazzo del Governo di Latina. Soggetto: La redenzione dell’Agro Pontino, alla cui bonifica, iniziata nel 1926 e durata oltre dieci anni, avevano partecipato 30 mila operai provenienti da tutt’Italia. Nel 2010, lo scrittore-operaio Antonio Pennacchi dedica all’avvenimento il romanzo Canale Mussolini con cui vincerà il Premio Strega. Che cosa accomuna, adesso, l’artista e lo scrittore-operaio che per circa 30 anni ha lavorato alla Fulgorcavi laziale? Subito detto: la mostra dedicata a Cambellotti al Museo Emilio Greco di Sabaudia (sino al 2 luglio). Infatti il catalogo (De Luca) ha la prefazione di Pennacchi.
Negli anni Ottanta lo scrittore vede per la prima volta alcuni lavori dell’artista al Tribunale di Latina, dove viene convocato perché «ogni tanto combinavamo qualche casino». «Confesso – ricorda il romanziere – che non li ho guardati con molta attenzione. Quando fai l’imputato non sai mai come va a finire, tutto pensi tranne che agli altorilievi sui muri. Pure dopo – quando ti dicono “assolto” – pensi solo a scappare fuori. Mica ti volti indietro».
Il secondo incontro va meglio. Pennacchi fa parte del Consiglio di fabbrica e viene ricevuto, con gli altri, dal Prefetto di Latina. «Ci eravamo andati tutti e mille in tuta blu, nella piazza, a urlare e strombettare perché erano quattro mesi che non ci pagavano». Nel salone di ricevimento i delegati sindacali restano colpiti «come una mazzata fra capo e collo» dal trittico La redenzione di Cambellotti. «Tutti con gli occhi in alto stavamo, tutti zitti senza neanche più ricordare – per qualche minuto – perché eravamo venuti. Poi Palude disse: “Ahò!”, mi diede una strattonata, ci riscotemmo e cominciammo ad argomentare». Ecco, talvolta è proprio come «una mazzata fra capo e collo» che i lavori di Cambellotti stupiscono.
Basta visitare questa rassegna, curata da Marco Fabio Apolloni e Monica Cardarelli, della Galleria Laocoonte di Roma, per rendersene conto: gessi (le Dolenti del Monumento ai Caduti di Terracina), bronzi ( La corazza, sull’antico guerriero-contadino italico), bozzetti per illustrazioni (Cambellotti prestò il suo genio quasi sempre all’arte applicata, piuttosto che alla «pittura da cavalletto»), tempere, xilografie, acquerelli e disegni (come quelli per la casa dei Mutilati di Siracusa, dove i soldati feriti sono visti come tronchi potati).
Dalle vetrate alle maioliche, da mobili e arredi alle scenografie, dagli allestimenti teatrali (non si dimentichi la prima rappresentazione, nel 1908, de La nave di D’Annunzio, musicata da Ildebrando Pizzetti) ai manifesti (Esposizione internazionale di Roma del 1911), dai costumi per il teatro classico (a Siracusa e Ostia con le tragedie greche tradotte da Ettore Romagnoli) al cinema, alle illustrazioni di libri (ornamenti più che illustrazioni, perché Cambellotti riteneva che il ruolo dell’artista non dovesse essere inferiore a quello dello scrittore).
Artista, Cambellotti, ma anche uomo d’azione. Sempre a riguardo dell’Agro Pontino: se da una parte l’artista sintetizzava in alcune immagini condizioni precarie, malattie e miserie in cui vivevano i contadini; dall’altro, con Cena, Balla, l’Aleramo ed altri si dava da fare per le scuole dei braccianti in modo che questi potessero vivere in un ambiente salubre. Non solo: accanto a pitture, maioliche, mobili e sillabari – spiega Apolloni – Cambellotti «ritrae i paesaggi della campagna sulle pareti scolastiche per far sentire i piccoli all’aperto, pur nella sicurezza dell’istituto».