Millennium, 1 maggio 2017
Strangers do it better
Dove non sono arrivate le ragioni degli antiproibizionisti, sono arrivate quelle ben più orecchiabili dei soldi. Gli Stati Uniti, ispiratori mondiali del no alla cannabis a partire dagli anni Trenta, sono oggi in prima linea per trasformare in business le infiorescenze di una pianta demonizzata per ottant’anni. Mentre in Italia l’ennesima proposta di legge giace dimenticata in Parlamento, diversi Paesi stanno sperimentando qualche grado di liberalizzazione, dal Canada a Israele, alla vicina Spagna. Certo, restano molti posti dove farsi una canna è tutt’altro che rilassante, dati i temibili rischi legali. In Iran il semplice consumo di sostanze stupefacenti può portare alla galera e alla pena di settanta frustate. Punizioni corporali e carcere sono previsti anche in Arabia Saudita e la fustigazione è in vigore pure nella modernissima Singapore. Spacciare, poi, può costare la vita, oltre che nei Paesi citati, in Malesia, Indonesia, Cina e negli Emirati Arabi Uniti. Un approccio pienamente proibizionista che altrove è stato superato con politiche che mirano al controllo della qualità delle sostanze e a togliere alla criminalità una bella fetta dei propri guadagni.
STATI UNITI
Negli Usa, nove Stati hanno dato il via a forme di liberalizzazione della cannabis e i risultati si possono misurare, soprattutto dal punto di vista economico. Nel 2015 la vendita di cannabis terapeutica e ricreativa ha prodotto introiti per circa 5,4 miliardi di dollari. Nel 2016 il business i stato stimato in 7,2 miliardi, con una crescita del 40% circa, portata principalmente dal consumo di cannabis ricreativa. ArcView Market Research stima che la cifra potrebbe crescere fino a 21,6 miliardi di dollari entro il 2021.
Sono molti gli analisti che vedono un possibile boom. L’ultima stima è quella di New Frontier Data, secondo la quale il mercato americano della cannabis legale raggiungerà i 24 miliardi di dollari nel 2025 con un incremento medio del 17% l’anno. I dati hanno spinto molte aziende di settore a quotarsi, offrendo diversi servizi agli investitori interessati, soprattutto nel settore medico, e facendo diventare la cannabis uno dei settori da tenere d’occhio per chi mira all’investimento azionario. Intanto si moltiplicano le società pronte a dare consulenze su come massimizzare il proprio portafoglio di azioni.
Intanto i prezzi della cannabis sono scesi per tutto il 2016: i costi all’ingrosso a fine anno erano circa la metà rispetto a quelli di dodici mesi prima, egli investitori hanno ripreso a temere una possibile bolla nel mercato della cannabis.
Nel solo Colorado, il primo stato americano a creare un sistema regolamentato per la vendita di cannabis ricreativa, gli introiti totali del 2016 hanno raggiunto quasi il miliardo di dollari e nello stesso tempo, assicura la Drug PolicyAlliance, gli arresti per crimini legati a questa sostanza sono diminuiti dell’84%, coni ’era prevedibile, facendo risparmiare milioni al sistema penale dello Stato. Secondo i numeri diffusi dal governo, le tasse sulla cannabis e le licenze riscosse nel 2016 hanno fruttato 198.500.000 dollari. L’anno scorso i primi 40 milioni di dollari sono stati dati al Best (Building Excellent Schools Today), il fondo che sostiene i lavori di ristrutturazione delle scuole pubbliche. Perché la scelta è stata di utilizzare questi introiti per progetti sociali, che abbiano ricadute positive per tutta la comunità. Nella contea di Pueblo County è stata creata quella che i giornali americani hanno definito “la prima borsa di studio al mondo finanziata dalla cannabis“, con un fondo di 475mila dollari la maggior parte dei quali provengono da introiti fiscali ottenuti grazie alle tasse sulla “maria “ coltivata e venduta nella contea. “I soldi che finivano ai cartelli della droga oggi vengono utilizzati per finanziare borse di studio“, aveva sottolineato il commissario della contea, Sal Pace.
A livello statale, inoltre, è stato avviato un piano per dare una casa ai numerosi senzatetto utilizzando le entrate derivate dalle accise sulla cannabis. John Hickenlooper, il governatore del Colorado, ha chiesto di utilizzare 12,3milioni di dollari per la costruzione di nuove unità abitative per gli homeless e altri sei milioni di dollari per l’edilizia abitativa a favore dei residenti a basso reddito. Una delle ragioni principali di chi si oppone alla legalizzazione è la possibilità che possa portare a un aumento del consumo di cannabis, in particolare tra studenti ed adolescenti. Ma secondo i dati del Dipartimento della salute pubblica del Colorado, raccolti con un sondaggio che ha coinvolto più di 17mila studenti, il consumo tra i giovani appare in calo. Nel 2009, prima della legalizzazione, il 25% degli adolescenti aveva fumato marijuana almeno una volta nel mese precedente alla rilevazione, mentre nel 2015 la percentuale si attesta intorno al 21%, poco al di sotto della media statunitense. “Il sondaggio dimostra che I uso di marijuana non è aumentato da (piando è stata legalizzata, e quattro studenti delle superiori su cinque continuano a dire di non farne uso, nemmeno occasionalmente “, aveva sottolineato il Dipartimento con un comunicato stampa.
CALIFORNIA
In California, il primo stato ad aver legalizzato l’uso medico della cannabis nel 1996, da novembre 2016 è legale anche la cannabis ricreativa. Il coltivatori storici, però, sono preoccupati. In Oregon, dove la legalizzazione è arrivata l anno scorso, si parta già di un 70% di sovrapproduzione in un mercato sempre più competitivo.1 grower californiani non vogliono replicare la situazione che si è creata a Washington, dove l’entrata di grandi investitori nel settore, per garantirne la stabilità economica, ha portato i piccoli a perdere autonomia e a trasferire sostanziose percentuali della loro attività nelle mani delle grandi aziende.
“Nel caso della California ci aspettiamo di vedere una transizione più graduale, che consenta alle attività di rimanere nelle mani delle piccole imprese, come è stato negli ultimi vent’anni”, è l’appello ai legislatori californiani.
CANADA
In Canada la cannabis è legale sia dal punto di vista medico, il che permette ai pazienti iscritti al programma di coltivare da sé le proprie piante, sia dal punto di vista industriale, con coltivazioni che in questo 2017 dovrebbero superare i 60mila ettari. Ma quest’anno, ha promesso il premier Justin Trudeau subito dopo la vittoria alle elezioni, potrebbe diventare legale anche l’utilizzo ricreativo. La proposta prevede che la massima quantità di sostanza di cui si potrà essere in possesso sarà di 30 grammi, mentre l’auto-coltivazione dovrebbe essere limitata a quattro piante per abitazione, alte non più di un metro. Intanto nel Paese è partito un progetto di consultazione pubblica, voluto dal governo, per coinvolgere nella proposta di legge gli enti locali, ma anche esperti, giuristi, lavoratori, pazienti e futuri imprenditori deI settore.
SPAGNA
I cannabis club sono nati inserendosi in un vuoto legislativo. Per la legge spagnola infatti non è reato consumare cannabis in luoghi privati, e questa tolleranza ha favorito il proliferare di associazioni. La cosa in sostanza funziona così: un numero variabile di persone fonda un associazione e decide il fabbisogno di cannabis per ognuno. L’erba verrà poi coltivata e divisa tra i soci. Quindi in teoria nei cannabis club, che formalmente non hanno fini di lucro, l’erba non viene venduta, ma viene distribuita tra i vari membri, ai quali viene richiesta una quota per il mantenimento dell’associazione. In realtà in molti casi i cannabis club si sono poi sviluppati in modo simile ai coffee shop olandesi, con la differenza che per entrare bisogna avere una tessera, che si può ottenere soltanto se si viene presentati al club da una persona che già è socia. Con la tessera si entra, si sceglie la tipologia di cannabis che si preferisce, la si acquista e la si può fumare all’interno. Visto il proliferare incontrollato di queste associazioni, però, nel 20/4 il consiglio comunale di Barcellona ha ordinato la chiusura immediata di 49 degli allora 145 cannabis social club della città. Ci sono stati anche processi con accuse di delitto contro la salute pubblica, con sentenze non univoche. Intanto i cannabis club sono passati, dai 40 che erano nel 2010, a più di 700 nella metà del 2016.
PAESI BASSI
Nei Paesi Bassi, contrariamente a quanto molti pensano, la cannabis non è mai stata legalizzata. Negli anni Settanta, la scelta pragmatica di depenalizzare il consumo di cannabis aveva portato a tollerare la sostanza, aprendo così la strada alla nascita dei numerosi coffee shop. Sulla scia della riforma delle politiche sulla cannabis che stanno coinvolgendo diversi Paesi del mondo, la Camera dei deputati ha approvato il 21 febbraio una legge che ne regolamenta coltivazione e produzione. Se anche il Senato darà il via libera, il governo potrà rilasciare delle licenze che consentiranno ad alcuni coltivatori professionisti di produrre cannabis legalmente.
ISRAELE
In Israele la cannabis a uso terapeutico è legale dal z007, come in Italia, con la differenza che nel Paese oggi ci sono già circa 20mila pazienti registrati e una produzione di circa 400 chili al mese. Ma il governo vuole andare oltre e il ministro delta Pubblica sicurezza Gilad Erdan ha annunciato un progetto di revisione legislativa che va verso la depenalizzazione del consumo. Entro pochi mesi, secondo il ministro, non si rischierà più I arresto per aver fumato cannabis: il colpevole sarà solo oggetto di una multa. “La polizia sarà così in grado di reindirizzare le risorse – ha dichiarato Erdan – smettendo di colpire i consumatori di marijuana e concentrandosi invece sulle droghe pericolose.
URUGUAY
L’Uruguay aveva fatto scalpore diventando nel 2013 la prima nazione al mondo a legalizzare la cannabis, scegliendo un regime di produzione in monopolio. La misura, voluta dall ’ex presidente Pepe Mujica per combattere i narcotrafficanti, e non per fare cassa, ha avuto però problemi di percorso. La distribuzione sarebbe dovuta cominciare a metà 2016, ma delle oltre 1200farmacie del Paese solo cinquanta avevano fatto richiesta per poterla distribuire. Il prezzo di vendita di un euro al grammo ha probabilmente scoraggiato le farmacie, mentre la stampa internazionale raccontava che diversi farmacisti sono stati minacciati dai narcos. Intanto l’Uruguay, nel2014, ha regolamentato anche la coltivazione e la trasformazione della canapa a livello industriale.