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 2017  maggio 24 Mercoledì calendario

La fantascienza bussa anche in ufficio. «Io sarò addestratore robotico e tu ingegnere degli universi virtuali»

Facciamo un quiz a risposte guidate «sì» o «no». Addestratore di robot? Sì, dicono gli esperti, questa sarà una delle professioni del futuro per gli esseri umani, perché le macchine intelligenti avranno bisogno di essere costantemente aggiornate. Psicologo per robot? Sì, rispondono ancora gli stessi esperti, perché le macchine pensanti diventeranno così sofisticate da dover essere prese per il loro verso e andranno capite, vezzeggiate, e sottilmente manipolate.
Massaggiatore-fisioterapista di robot? No, ribattono (stavolta) i guru, questa non sarà una professione del futuro, anche se (ripensandoci) più che un «no» secco il loro è un prudente «nì»: tutto dipende da quanta strada faranno, sulle loro gambe, i robot umanoidi, potenziati dall’Intelligenza Artificiale.
In cerca di nuovi posti
Perché ci stiamo ponendo delle domande così strane? Perché la fantascienza incombe. È in arrivo una nuova tornata di innovazione tecnologica che investirà il mondo del lavoro e sarà tremenda. I robot, più che affiancare gli esseri umani, li sostituiranno. Si presume (o quanto meno si spera) che per noi umani nascano (in parallelo) una serie di nuove professioni, come è sempre avvenuto nelle rivoluzioni tecnologiche del passato, in modo che pure a noi resti qualche cosa da fare. Ma quali saranno queste professioni del tutto inedite? Non bisogna avere paura di volare troppo con la fantasia, perciò abbiamo citato anche qualche ipotesi estrema. Adesso esaminiamo quelle considerate un po’ più realistiche, mettendo assieme ipotesi raccolte da fonti varie: la rivista-bibbia della futurologia «Wired», quella del business «Forbes» e il guru della Silicon Valley Martin Ford, autore del fortunato saggio «Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti».
Creatori di virtualità
Sia l’hardware sia il software della realtà virtuale si svilupperanno a ritmo velocissimo, creando una domanda di contenuti che non sarà facile da soddisfare. Ci sarà bisogno di moltissime persone con doti creative, capaci di inventare storie e viaggi, in cui le persone possano muoversi virtualmente, come fa Arnold Schwarzenegger in «Total Recall» (ma ci auguriamo con meno stress).
Nanotecnologi universali
Più che un settore, questo è un intero universo, che influenza tutta la rivoluzione tecnologica incombente: dai medicinali personalizzati e a rilascio locale fino alla tecnologia dei super-materiali per gli aerei. Joe Lonsdale, un «venture capitalist» della Silicon Valley, prevede addirittura uno sconfinamento nella realtà virtuale di cui sopra: «Disporremo dei servizi di nuvole di nanoparticelle organizzate, capaci di plasmare attorno a noi sia gli spazi di lavoro sia quelli del divertimento».
Ideatori di specie inedite
Una sotto-sezione delle nanotecnologie è l’ingegneria genetica e questa porterà alla modificazione di molte specie animali e vegetali e persino degli esseri umani (per la cura delle malattie o, tanto così, per il gusto di cambiare). La genetica potrebbe diventare il mezzo principale con cui approcciare l’organismo umano, eclissando la medicina e la farmacia tradizionali: forse avremo milioni di persone che lavoreranno in questo settore. Il guru Raymond Kurzweil ritiene addirittura che «in futuro ci fonderemo con le macchine: i nostri cervelli saranno quindi potenziati con innesti cibernetici». A quel punto il problema della suddivisione del lavoro tra uomo e robot si porrà in termini del tutto nuovi.
Esperti di e-marketing
È un settore promettente, ma anche problematico perché non è chiaro se (alla fine) sarà più capace di creare posti di lavoro oppure di distruggerne. L’e-marketing riguarda, infatti, l’analisi e l’intervento operativo in un mercato sempre meno massificato e sempre più digitalmente individualizzato. Però questa funzione potrebbe essere anche svolta da algoritmi impersonali. Ogni alternativa è aperta.
Guru della condivisione
La «sharing economy», oggi in pieno boom, affianca oppure (in molti casi) sostituisce quella di mercato. Senza dubbio questa realtà – basata sull’utilizzo di piattaforme digitali – darà da fare a milioni di persone, ma dal punto di vista del lavoro retribuito (ripetiamo: retribuito) non è ancora chiaro se l’economia della condivisione sia parte del problema oppure della sua soluzione.
Formatori digitali
L’addestramento continuo della forza lavoro diventerà universale, in quanto unico antidoto al rischio di estromissione dal mercato di fronte all’invadenza delle macchine pensanti. Il continuo espandersi delle esigenze individuali extra-lavoro creerà spazi ulteriori alle attività di formazione di tutti i tipi, dalla cucina al benessere fisico. Tuttavia la concorrenza in queste mansioni da parte di robot-insegnanti sarà forte e crescente.
Assistenti hi-tech
L’invecchiamento della popolazione garantisce alle attività di cura degli anziani un’abbondante richiesta sul mercato del lavoro. La possibile sostituzione degli esseri umani in queste mansioni da parte di macchine, per quanto dotate di una parvenza di «sensibilità», appare ancora difficile. A meno di ricorrere a nuove e super-sofisticate generazioni di androidi.
Super-tecnici dello spazio
Non c’è più soltanto la Terra: le attività economiche umane nel nostro secolo si espanderanno alla Luna, a Marte e agli asteroidi, in cerca di risorse e minerali. Anche il turismo spaziale prenderà piede e parecchi imprenditori americani, da Richard Branson a Elon Musk, ci stanno già scommettendo. I posti di lavoro creati saranno occupabili da chi avrà più dimestichezza con la realtà in evoluzione di razzi «intelligenti» e sonde-robot sempre più autonome.
Gestori di energie verdi
Milioni di impieghi potrebbero essere creati dalle energie verdi, dal solare all’eolico e alla cattura del carbone, con prestazioni incrementate esponenzialmente dalle capacità di gestione e di distribuzione dell’Intelligenza Artificiale. Il mondo «green» contribuirà a combattere il dramma sempre più pressante della disoccupazione?