la Repubblica, 24 maggio 2017
Parma: Pizzarotti il ribelle verso la riconferma così il M5S rischia la sua prima sconfitta
Candidato senza partito, 5 stelle senza movimento, Federico Pizzarotti sembra volare verso la riconferma alla guida di Parma. L’Atlante politico registra il grande apprezzamento per il primo cittadino “sospeso” e poi “fuoriuscito” dal M5S, che parte in netto vantaggio sugli avversari di centro- destra e di centro-sinistra. E surclassa il candidato ufficiale grillino.
Le elezioni amministrative del 2012 avevano avviato la catena di successi del M5S, mostrando la sua capacità di attrarre consensi da tutte le aree politiche e di proporsi come soggetto di governo. Oggi il capoluogo emiliano è diventato l’emblema dei travagli e delle contraddizioni che attraversano l’esperienza pentastellata. Se cinque anni fa Pizzarotti aveva conquistato solo il 19% dei voti al primo turno, il sondaggio realizzato nei giorni scorsi da Demos lo stima al 42%. Lontani i due candidati dei blocchi tradizionali. Paolo Scarpa, scelto dal centro- sinistra, si ferma al 27%. Laura Cavandoli, per il centro- destra, dieci punti più in basso: 16%. Marginali – inferiori al 5% – risultano d’altra parte i consensi dell’attuale candidato 5 stelle, Daniele Ghirarduzzi. Mentre tutti gli altri candidati non superano il 3%.
Dalla formazione di provenienza, Pizzarotti eredita non solo oltre la metà degli attuali consensi (51%), ma anche un elettorato eterogeneo, sotto il profilo degli orientamenti e del background politico. Persino elettori (alle Politiche) di partiti che a Parma esprimono un proprio candidato voterebbero per lui. Nello specifico, sceglierebbero Pizzarotti, fin dal primo turno, il 41% degli elettori della sinistra radicale e il 32% del Partito democratico, ma anche il 36% degli elettori di Forza Italia e il 26% dei leghisti (la cui candidata guida la coalizione di centro- destra).
Il sindaco uscente, del resto, non è più uno “sconosciuto”. Al contrario dei propri avversari, è molto noto (appena tre persone su cento non si esprimono, sul suo conto). E apprezzato: sei cittadini su dieci promuovono il suo lavoro. Ancora più elevati i giudizi positivi sul lavoro svolto dalla giunta comunale, che arrivano al 66%.
Così come l’opinione pubblica generale, anche i simpatizzanti del leader di Effetto Parma mettono i temi della sicurezza, del decoro cittadino e della disoccupazione in cima alla lista delle emergenze. Questioni di destra e di sinistra, insieme a problemi trasversali, a ulteriore conferma dell’impronta post-ideologica, altro marchio di fabbrica del M5S.
Come la formazione di Grillo, peraltro, Pizzarotti mostra una notevole (e trasversale) capacità di attrazione in tutti i possibili scenari di ballottaggio.
Arriverebbe al 59% nel confronto con Scarpa, convogliando, tra primo e secondo turno, il 46% dei voti di Cavandoli. Raggiungerebbe addirittura il 71% nel testa a testa con la candidata del centro-destra, sommando ai propri voti il 54% dei consensi di Scarpa.
Roberto Biorcio e Fabio Bordignon
Nella città del post-grillismo il duello dei “senza partito” E gli industriali non si schierano
PARMA «Politica non è una brutta parola», gli sfugge tra un succo di frutta al bar e un selfie con un turista. Un sindaco può cambiare una città, a volte una città cambia un sindaco. L’«effetto Parma» si legge sul viso di Federico Pizzarotti, sorridente, rilassato, ironico, loquace. Non è più lo sconosciuto tecnico informatico con la faccina pulita che nel maggio del 2012, mentre un terremoto squassava l’Emilia, sconvolse la politica italiana umiliando il Pd con un sorpasso da Formula Uno. Ora è un personaggio, il terzo sindaco più apprezzato d’Italia, e punta a fare un altro colpo. Il primo esperimento politico di post-grillismo sta per andare in scena, con probabile successo. L’11 giugno lui, il primo sindaco cinquestelle d’Italia, potrebbe essere il primo ex cinquestelle scomunicato a sfidare il Movimento senza essere ricacciato al margine della politica. Anzi, ricacciandoci i suoi ex.
Lui, sì, “il Pizza”, l’eretico, bersagliato dai lazzi del blog supremo fino a quando, lo scorso ottobre, ha detto addio a un partito «in cui serpeggia la paura», «consumato da arrivisti ignoranti», governato da «emissari vassalli». Si è ricandidato con una sua lista, “Effetto Parma”, e ora tutti i pronostici sono per lui. Bella mossa. «Non ci sarebbe questo clima in città se fossi rimasto nel Movimento », ammette.
Sì, è successo qualcosa a Parma, in questi cinque anni. Un sindaco eletto per dispetto (tutti i perdenti votarono lui, al ballottaggio, pur di non far vincere il Pd) è diventato un sindaco civico. E Parma pétite capitale, da decenni, ama fare da sola dentro le sue mura. A Parma debuttò la stagione delle liste civiche degli anni Novanta, con il cattolico Elvio Ubaldi. Poi però il centrodestra, poi gli scandali, poi il commissario, poi il terremoto “punitivo” cinquestelle. Solo ora, calmate le acque, ecco che si torna lì, al sindaco civico. Pizzarotti si è liberato con buon tempismo di un’etichetta che «per molti era ormai una barriera ideologica». E la città dei poteri l’ha capito. «I poteri forti non mi hanno mai telefonato », si schermisce, «e non hanno certo il potere di imporre alla gente quel che deve votare». Be’, a Parma, un po’. La Confindustria cittadina è stata per decenni il kingmaker, sceglieva i candidati da appoggiare e mobilitava la sua Gazzetta di Parma. Oggi gli industriali declinano le interviste e la Gazzetta, che definì «unsalto nel buio» il voto a Pizzarotti, non si schiera. «Abbiamo collaborato per cinque anni, comune e imprenditori. Penso di essermi conquistato la fiducia».
Il Gotha imprenditoriale della città medita in silenzio. Chi frequenta i salotti dice che le grandi famiglie (i Barilla, i Chiesi...) sono divise, persino al loro interno, fratelli, padri figli, su chi scegliere. In effetti anche l’antagonista di Pizzarotti, Paolo Scarpa, sostenuto dal Pd, è un uomo gradito ai piani alti. Ingegnere civile, cultura laica, animatore di un circolo rinomato, ben visto dalla borghesia professionale. Ha vinto le primarie del centrosinistra ma non ha la tessera. Anzi, sui suoi volantini il simbolo del Pd proprio non c’è. Se ne vergogna? «Sono stato fra i fondatori del Pd, ma corro con una lista indipendente». A civico si risponde civico. Guai se sembrasse il ritorno dei partiti. Infatti, la linea d’attacco di Scarpa a Pizzarotti è: «Pensa solo alla politica nazionale. Parma è abbandonata, smarrita».
Se è così, i suoi consolatori sono tanti. Dieci candidati, sedici liste, compresa Casapound e un redivivo Pci. Il centro-destra più o meno convintamente unito dietro la candidata leghista Laura Cavandoli. E ovviamente, i grillini. Ci sono ancora, nonostante la catastrofe prevedibile. Beppe Grillo ha telefonato al loro candidato sindaco Ghirarduzzi: «Daniele, sei un eroe a offrirti in queste condizioni». «Qui si parte da meno dieci», ammette lui, dirigente della Camera di commercio, militante storico chiamato «a difendere l’onore dei Cinquestelle. Dico l’onore, non l’immagine ». Potevate rinunciare. «Cinque anni fa chiedemmo noi ai parmigiani di votare Pizzarotti. Fu un errore clamoroso, ma ora non possiamo scappare, dobbiamo risponderne ». Offre il petto al sacrificio, Ghirarduzzi. «Io cominciai a dubitare di Pizzarotti subito, e mi chiamavano il dissidente. L’avevo capito. Effetto poltrona, altro che effetto Parma».
Il Pd non vede l’ora, ovviamente, di godersi lo spettacolo dei Cinquestelle che precipitano a una sola cifra percentuale. Al punto che una vittoria di Pizzarotti non sarebbe poi, per il partito di Renzi, un gran dispiacere, almeno fuori da Parma. Sulla scena nazionale sarebbe la prova che il grillismo può retrocedere, che il suo consenso è fragile, che il Re Mida di Genova ha perso i suoi poteri. Sindaci del Pd come il bolognese Merola l’hanno detto esplicitamente: Pizzarotti dovrebbe essere dei nostri. È sicuro dei suoi sostenitori, Scarpa? «Parma è stufa di essere la cavia di esperimenti politici nazionali», risponde senza diplomazie.
«Parma si è rialzata, che male c’è a farlo sapere? Meglio così che per gli scandali», ribatte Pizzarotti. Dica allora, sindaco, se lei vince comincerà il declino grillino? «Credo che i Cinquestelle continueranno a crescere fino a quando non saranno al governo. Andranno in crisi dopo, come a Roma». E dopo? «Servirà una nuova classe politica che sappia come si governa nell’interesse dei cittadini. Quel che i sindaci sanno fare». Sembra un’autocandidatura. «Io ora penso a Parma ». Dicono che pensa al movimento di Pisapia. «Non ci siamo mai parlati, forse è lui che pensa a me...». Ironico, abile. Ma intanto tiene le fila della rete dei fuoriusciti. In Parlamento, se volesse, avrebbe già una delegazione di una quindicina tra deputati e senatori. Quando se ne andò dal Movimento, Grillo gli disse acido «goditi i tuoi quindici minuti di celebrità». Si vedrà fra pochi giorni se saranno invece cinque anni. O forse di più, perché appunto, al Pizza la politica è piaciuta.
Michele Smargiassi