la Repubblica, 24 maggio 2017
L’amaca
Ho un’idea per la Rai. Realistica. Praticabile. Forse la sola realistica e praticabile. L’idea è questa: non si nominino più direttori generali e direttori di rete: sono doppiamente inservibili, perché se troppo autonomi dalla politica vengono cacciati, se troppo dipendenti sono solo scaldasedie che non decidono niente e rubano lo stipendio. Dunque: la politica assuma direttamente il comando. Gli attuali consiglieri di amministrazione, congiuntamente agli onorevoli membri della Commissione di vigilanza, decidano i palinsesti, inventino programmi, visionino format, rivedano copioni, assumano e licenzino giornalisti, autori, star, se necessario appaiano in video facendo i conduttori, cantando, danzando, dando anche i necessari suggerimenti a registi, fonici, datori di luci. (L’onorevole Anzaldi già lo fa).
Basta con questa patetica finzione che possa esistere una Rai “vera azienda”. Se fosse “vera azienda” avrebbe un vero Cda, al quale importerebbero qualcosa, per esempio, i recenti buoni ascolti. Ma la Rai non è una vera azienda, è un giocattolo dei partiti. I partiti, dunque, se la giochino tra di loro, smettendola di fare perdere tempo a tante brave persone che a differenza di loro la televisione la fanno per lavoro.