Gazzetta dello Sport, 24 maggio 2017
Il massacro di Manchester
L’Isis ha rivendicato la strage dell’altra sera a Manchester: «Uno dei soldati del Califfato è riuscito a posizionare ordigni esplosivi in mezzo a un raduno di crociati nella città britannica di Manchester, dove è avvenuta l’esplosione nell’edificio Arena. Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire. Sia lode al Signore». Il messaggio è stato diffuso attraverso l’agenzia di stampa fiancheggiatrice Amaq. Si conosce anche il nome dell’attentatore, rimasto vittima del suo stesso esplosivo: Salman Bedi, 23 anni, inglese figlio di genitori libici. La polizia britannica voleva che il nome restasse coperto, ma i servizi americani lo hanno reso pubblico.
• Quanti sono i morti?
Ventidue, al momento, e il numero comprende anche Salman Bedi. Tra le vittime ci sono molti bambini e ci sono bambini anche tra i 59 feriti, alcuni dei quali gravissimi. Questo numero - 22 - probabilmente salirà. L’attentato è stato portato a compimento alla fine del concerto di Ariana Grande alla Manchester Arena, 21 mila posti, uno dei più grandi in Europa. Ariana è una beniamina di giovani e giovanissimi. La prima vittima identificata, Georgina Bethany Callander, 18 anni, aveva pubblicato sul suo profilo Instagram una foto di se stessa accanto alla popstar, foto scattata in occasione del concerto di due anni fa. È morta in ospedale, nelle braccia della madre. Una seconda vittima identificata è John Atkinson, 28 anni, originario di Bury. Gli amici hanno lanciato una sottoscrizione per aiutare la famiglia. La vittima più giovane è Saffie Rose Roussos, otto anni. Era andata a sentire Ariana con la mamma Lisa e la sorella Ashlee, tutt’e due in ospedale con ferite non si sa quanto gravi. A proposito, uno degli aspetti della tragedia è quello delle persone ricoverate che non sanno nulla dei loro figli o fratelli o sorelle. Alcuni di loro sono arrivati al punto di rifiutare le cure se privi di notizie dei loro cari.
• Che cosa si sa dell’attentatore?
I genitori sono scappati dalla Libia al tempo di Gheddafi. La madre si chiama Samia Tabbal, il padre, Ramadan, è un agente di sicurezza. Vivevano nell’area di Fallowfiel, a sud di Manchester, ma adesso sarebbero tornati in Libia. La loro figlia Jomana, nata a Manchester, lavora nella moschea di Didsbury. Nel suo profilo compaiono esortazioni a indossare il velo.
• Qual è stata la dinamica dell’attentato?
Niente di particolare, purtroppo. Il concerto era finito, la gente si preparava a uscire e questo Salman Bedi s’è fatto saltare in aria. Erano le dieci mezza di sera circa. L’ordigno era piuttosto rudimentale ed era stato riempito di chiodi e bulloni, che poi sono stati trovati conficcati nelle carni dei cadaveri. Qualcuno ha creduto di sentire due esplosioni, ma in realtà c’è stato un solo scoppio. La polizia pensa che Bedi avesse dei complici e ha arrestato tre persone. Una di queste è suo fratello. La cantante Ariana Grande aveva cominciato da Manchester il suo tour europeo, e dopo la strage s’è detta «inconsolabile» e «devastata». Al momento sembra propensa ad annullare il concerto di domani alla 02 Arena di Londra. La Regina invece aveva un garden party con migliaia di ospiti e non l’ha annullato, s’è invece presentata, non sorridente ma con un vestito giallo brillante. Ha osservato un minuto di silenzio. Sui social l’hanno attaccata, ma forse ha ragione lei: i terroristi non devono fermare la vita di tutti i giorni, concetto ribadito anche dal premier Theresa May.
• Può esserci un nesso tra l’attentato e le elezioni inglesi dell’8 giugno?
Sì, e c’è anche un contesto internazionale che può aver istigato l’Isis, il quale ha rivendicato l’azione molto presto, dunque è possibile che Salman Bedi non fosse il solito isolato che fa di testa sua. In genere, quando l’attacco è solo ispirato, i jihadisti usano la frase «il soldato del Califfo ha agito in risposta all’appello...». Questo passaggio manca. Il viaggio di Trump in Arabia Saudita e il rinnovato impegno a combattere i terroristi sono di certo molto fastidiosi per Al Baghdadi. Anche il prossimo G7 di Taormina e la riunione della Nato possono essere stati elementi scatenanti. Infine il Califfo, in difficoltà sul terreno (anche se non si riesce ancora a far cadere Mosul), vuole rifarsi con queste azioni sanguinarie in Occidente. Nelle ultime settimane gli appelli dei terroristi a fare qualcosa si sono moltiplicati. Esponenti dell’Isis hanno esortato i credenti del mondo ad agire, con i mezzi a loro disposizione e gli obiettivi raggiungibili. Tra coloro che hanno inviato messaggi anche Hamza bin Laden, figlio di Osama.
• La dinamica dell’attentato può farci capire qualcosa di più?
Mettere nel mirino un concerto è tipico dell’azione jihadista. C’è stato il Bataclan a Parigi, l’attentato a Orlando in Florida e la scorsa estate in Germania. Questi shahid
che sacrificano la loro vita, anche se compiono un gesto isolato, si sono istruiti sul web, da lì hanno imparato come e dove colpire.