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 2017  maggio 23 Martedì calendario

Povero Milan, da Silvio passa al partito comunista

Certo c’è l’assemblea che ha ratificato l’aumento di capitale da 60 milioni (più 60), poi la squadra che è tornata in Europa e gli acquisti dei vari Musacchio (ieri le visite mediche, oggi la firma, è stato pagato 15 milioni più 3 di bonus), Kessié e Rodriguez, roba che negli anni scorsi servivano due campagne trasferimenti per metterli insieme. Ma le vere buone notizie per il Milan arrivano da Parma e da Londra dove si stanno concludendo due affari che danno il segnale di una svolta ormai a un passo. In Emilia, infatti, il magnate cinese Jiang Lizhang, alla guida del gruppo Desports (che già controlla il Granada in Spagna e il Chongqing Lifan nella Chinese Super League) dovrebbe acquistare una quota intorno al 30-35% dell’ex squadra di Veron e Zola, per poi salire gradualmente fino al 90. L’affare, intorno a una decina di milioni, potrebbe chiudersi entro un mese. Ma non finisce qui. Perché il patron della società di marketing sarebbe pronto a mettere le mani anche su una delle tante squadre di Londra, il Crystal Palace. E qui le cifre si fanno molto più interessanti. Visto che circa un anno e mezzo fa, quando gli americani Blitzer ed Harris ne presero il controllo, il 70% della società era stato valutato 100 milioni di sterline. 
Direte, e che c’azzecca Jiang Lizhang con il Milan? Direttamente, nulla. Ma il fatto che uno dei tanti tycoon che hanno fatto le loro fortune tra Pechino, Shanghai e Shenzhen stia tornando a investire nel calcio europeo significa che i paletti imposti dal governo cinese sugli investimenti, soprattutto sportivi, sono in procinto di rientrare. E del resto c’erano già stati altri segnali in questo senso. Poco dopo metà aprile, la banca centrale dell’ex Celeste Impero aveva dichiarato che le misure messe in atto a gennaio per tenere sotto controllo i flussi di denaro in uscita stavano dando i loro frutti e che quindi l’emergenza valutaria per l’eccessiva fuoriuscita di capitali all’estero era agli sgoccioli. 
Morale della favola, Yonghong Li è sicuro, ma pare che lui non abbia mai avuto dubbi, di poter tornare al suo piano originario: coinvolgere nell’affare Milan diversi investitori cinesi pronti a scommettere su un futuro roseo dei rossoneri in terra asiatica. Tra questi c’è sicuramente il fondo di venture capital Haixia, che ha nel cda rossonero il direttore generale Lu Bo, ma soprattutto Huarong, una delle 4 maggiori società di gestione delle attività finanziarie del Paese, nata nel 1999 per volontà del governo e quotato a Hong Kong dall’ottobre del 2015. 
Secondo quanto risulta a Libero, infatti, attraverso una società off shore, il colosso pubblico dell’asset management avrebbe partecipato in modo massiccio, con un investimento di poco inferiore ai 200 milioni, al pagamento di una parte dei 520 milioni versati a Fininvest per il closing. E contribuirà in modo altrettanto importante anche al prossimo aumento di capitale da 60 milioni più 60 che dovrebbe servire a coprire le perdite. E del resto con una capitalizzazione superiore ai 15 miliardi di euro, ricavi per circa 9 e un utile di 1,8 miliardi, Huarong ha le spalle a dir poco coperte. Poi ci sarebbe la quotazione a Honk Kong per rimborsare i 303 milioni di debiti con Elliott e con il fondo specializzato nelle ristrutturazioni aziendali, Blue Skye. Ipotesi che al momento Yonghong Li sembra aver riposto nel cassetto. Serve almeno un bilancio in utile e Fassone ha fatto capire che anche i prossimi due chiuderanno in rosso. A meno che tra i dirigenti rossoneri non prenda piede una pazza idea, che poi tanto pazza non è. Ora si completa la campagna acquisti, che è partita con i botti, si inizia la preparazione (il3oil4luglio)esivaintournée in Cina (come rinunciarvi). Poi si gioca il terzo turno preliminare di Europa League, 27 luglio e 3 agosto. Quindi si valutano le offerte per l’unico super-giocatore della rosa, Gigio Donnarumma. E se arriva quella irrinunciabile, da 100 milioni, magari dal City di Guardiola, diventerà difficile dire di no. Si tratta di una plusvalenza secca (Donnarumma arriva da vivaio) che riaprirebbe anche la partita della Borsa.