GQ, 1 maggio 2017
Atlanta
La prima volta in cui Atlanta appare sulla mappa del mondo è il 30 giugno del 1936, quando Via col Vento, il romanzo ambientato da Margaret Mitchell nella capitale della Georgia, viene pubblicato negli Stati Uniti. Il successo è immediato: la Mitchell viene paragonata a Tolstoj e Dickens, il New Yorker parla di “capolavoro d’evasione del romanzo d’amore” per un libro che un mese dopo sarà ristampato in 200mila copie e tradotto in 37 lingue.
A renderlo immortale, due anni più tardi, sarà il mitico produttore David O. Selznick, con un adattamento che farà la storia del cinema. Un film colossale, che vincerà otto Oscar, compreso il primo di sempre assegnato a un attore di colore (Hattie McDaniel) e quello per la scenografia, attribuito a William Menzies, che aveva ricreato la famosa scena dell’incendio bruciando tutti gli avanzi di Skull Island recuperati dal set di King Kong.
Quel trionfo, oggi, non sembra poi così lontano. Nota per aver esaltato la tipica ospitalità del Sud ed essere la sede di alcune delle 500 imprese più importanti al mondo secondo Forbes (tra cui Coca-Cola, Ups e Cnn), Atlanta sta vivendo un secondo rinascimento proprio grazie all’industria del cinema. Con una politica di incentivi fiscali, The Peach Town è diventata la Hollywood del Sud, la nuova capitale dell’intrattenimento, con ramificazioni anche nella musica. Il cuore di questa trasformazione è nei Pinewood Studios, satelliti degli omonimi studi di Londra dove in passato sono state realizzate tutte le più grosse produzioni europee, dai film visionari di Stanley Kubrick a quelli in serie di James Bond. Il complesso è in funzione dal 2014, su un’area immensa, a Fayetteville, 35 chilometri da Downtown Atlanta. Include 18 teatri di posa, 34.000 metri quadrati di uffici, magazzini, officine e servizi di post-produzione.
E poi foreste, dove è stata girata la trilogia di Hunger Games, fiumi e prop cinematografici ereditati dalle produzioni precedenti: c’è perfino la riproduzione fedele di uno dei traghetti che collegano Staten Island a Manhattan, usata per il nuovo Spider-Man: Homecoming, in uscita il 6 luglio. Ma soprattutto c’è uno degli schermi per effetti speciali più grandi al mondo: non a caso, la Marvel ha deciso di girare qui, con cineprese IMAX, tutti i prossimi film, dai quattro della saga di Avengers a Black Panther con Chadwick Boseman.
L’anno scorso uno dei principali investitori – Dan Cathy, proprietario della catena di fast food Chick-fil-A – ha annunciato un progetto di sviluppo edilizio da 700 milioni di dollari. In pochi mesi, accanto ai Pinewood Studios sorgerà una comunità di condomini, hotel, centri commerciali e di intrattenimento per soddisfare la crescente domanda delle migliaia di persone che si sono trasferite qui per lavorare nel cinema. Nathan Deal, il governatore della Georgia, ha dichiarato che nel 2016 la spesa dell’industria cinematografica ha raggiunto i 2 miliardi di dollari nel suo Stato, in cui abitano 10 milioni di persone: per fare un paragone, tutte le infrastrutture a sostegno di Hollywood, nello stesso periodo, hanno fruttato 7 miliardi. Qui le compagnie di produzione possono contare su un credito d’imposta fino al 30% e ciò significa che, se spendi un dollaro, ti rientrano in tasca 30 centesimi. «Questo ha portato alla creazione di trecentomila posti di lavoro, di cui molti specializzati e di alta qualità, il cui salario medio supera i 90mila dollari all’anno», spiegano alla Motion Picture Association, che rappresenta i sei Studios più importanti d’America (Walt Disney, Warner Bros., Fox, Universal, Sony e Paramount).
Tutta la città, di conseguenza, ne ha tratto beneficio, con una serie di interventi che l’hanno compieta- mente rivitalizzata. Il caso più eclatante è quello della BeltLine, progettata dall’architetto Ryan Gravel come tesi di laurea: convertendo un anello ferroviario di 35 chilometri in parchi, sentieri fitness e piste ciclabili, la BeltLine collega 45 quartieri diversi e ha riqualificato zone fatiscenti della città, valorizzando risorse storiche e artistiche. Passeggiando lungo la BeltLine si può arrivare al Ponce City Market, il nuovo polo dello shopping diventato meta obbligata dei gourmet: nella Food Hall, ribattezzata la Culinary Central oftbe South, si trovano numerosi vincitori del James Beard Award, il premio più prestigioso del Paese per la cucina di alto livello, tra cui la pioniera Anne Quatrano e Jonathan Waxman. Con una fitta rete di trasporti, il cui fulcro è l’aeroporto Hartsfield-Jackson, il più servito del mondo, Atlanta è la nuova eoo/ city d’America, a cui, alla fine di luglio, si aggiungerà un altro monumento contemporaneo: il Mercedes-Benz Stadium. Settantunomila posti a sedere, è costato un miliardo e mezzo di dollari. Sostituirà il Georgia Dome, dove nel 1996 si disputarono i Giochi olimpici, e diventerà il campo degli Atlanta Falcons, nella Nfl, e degli Atlanta United FC, nella Major League Soccer. Fra due anni ospiterà il Super Bowl.
Ma la ricaduta principale di questo nuovo rinascimento riguarda soprattutto la parte creativa, e non solo per il cinema. Atlanta è il titolo di una delle serie tv migliori del momento (in Italia su Fox), che ha vinto due Golden Globe. Donald Glover, che ne è autore e protagonista, rappresenta la città come un luogo il cui aspetto più affascinante sono le zone residenziali avvolte nel verde, le foreste e le colline che la circondano.
Da queste parti, del resto, la produzione di serie tv di successo è iniziata con Walking Dead, il numero uno dei tv show americani, e adesso prosegue con Stranger Things, il serial di culto di Netflix che il prossimo 31 ottobre trasmetterà la seconda stagione.
Glover ha 33 anni, è cresciuto nei sobborghi e in passato ha scritto numerosi episodi di serial come 30 Rock, Community e The Martian. Ma prima del successo di Atlanta, era diventato famoso con un altro nome, quello del rapper Childish Gambino.
Il rap è l’espressione fondamentale di una città che ha il più grande dance floor del mondo e dove ogni giorno si organizzano party che finiscono all’alba. Qui vivono da decenni alcuni degli interpreti più fedeli – da Lil Jon a TLC, da Ludacris a Cee Lo Green – che testano i propri pezzi nei locali di Bankhead e negli strip club in cui si può ascoltare qualsiasi tipo di beat. C’è un dato che spiega questo fenomeno, più di altre parole: l’industria musicale della Georgia genera 3,7 miliardi di dollari all’anno, principalmente grazie all’hip-hop. Musica come provocazione, innovazione e business, per una città che, dopo aver raggiunto Hollywood, ora vuole arrivare a competere con Londra.