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 2017  maggio 22 Lunedì calendario

Una sede che è quasi una bolla. I nuovi palazzi del potere tech

É quasi pronta per l’inaugurazione la «nave spaziale», il nuovo quartier generale di Apple a Cupertino, nel cuore della Silicon Valley. Voluto e disegnato dal fondatore Steve Jobs fin dal 2009, oggi è un monumento alla sua memoria. Ma secondo i detrattori, considerando la cifra che è costato – una stima di cinque miliardi di dollari, una delle sedi più care nella storia delle aziende – e i risultati raggiunti da Apple, arrivata oggi a valere oltre 800 miliardi di dollari, l’edificio può essere la spia di una criticità. Come a dire: il meglio è alle spalle. 
Coincidenze 
C’è chi lo chiama il complesso del palazzo. «Investire moltissimi soldi in un nuovo glorioso quartier generale è un pericoloso segnale per i dipendenti: “Ce l’abbiamo fatta, siamo magnifici”», spiega Andreessen Horowitz, venture capitalist della Silicon Valley. 
E forse non è un caso che, oltre alla Apple, anche gli altri tre giganti americani dell’hi-tech – Alphabet, Amazon e Facebook – abbiano deciso di investire ingenti risorse in nuove, grandiose sedi. «Come i faraoni, vogliono costruire palazzi che proiettano il proprio potere nel mondo – osserva Louise Mozingo, professoressa di Design urbanistico alla University of California, Berkeley, e autrice di un libro sulle sedi aziendali —. Ma quando investi così tanti soldi, poi diventi un’azienda diversa». 
Il nuovo campus di Apple ha richiesto il lavoro di un centinaio di architetti sotto la guida dell’inglese Norman Foster, scelto da Jobs, con la collaborazione anche del chief design officer della Mela, Jony Ive. «Questo campus rispetta la visione di Steve Jobs – ha detto il suo successore, l’amministratore delegato Tim Cook —. Avremmo potuto risparmiare su questo o quello? Non è il nostro stile. Per noi ogni dettaglio è importante». La «nave spaziale», oltre 260 mila metri quadrati di superficie, comprende un teatro disegnato per assomigliare a un MacBook Air (il portatile di cui è atte-
so il rilancio a giugno). Ci lavoreranno 12 mila dipendenti in uno spazio immaginato per promuovere la collaborazione e la creatività. 
Due parole che sono imperativi anche per il nuovo edificio di Facebook a Menlo Park, il primo costruito per volere di Mark Zuckerberg, che fino a oggi ha occupato la vecchia sede di Sun microsystems. Non è noto il costo del palazzo, terminato nel 2015. L’architetto che l’ha curato, Frank Gehry, ha detto di aver ricevuto da Zuckerberg istruzioni per «uno spazio senza pretese, pratico ed economicamente efficiente». Il risultato è comunque spettacolare: oltre 40 mila metri quadrati di open space, dove lavorano 2.800 dipendenti, un giardino sul tetto e una passeggiata di un chilometro voluta dallo stesso Zuckerberg, che ama camminare per meditare. Lori Goler, responsabile delle risorse umane a Facebook, l’ha paragonata alla High line di New York. 
Efficienza sostenibile 
Lì vicino, a Mountain View, sorgerà una parte del nuovo campus di Alphabet (ex Google): il progetto, disegnato dallo studio Heatherwick e dal Bjarke Ingles Group, è appena stato approvato dall’amministrazione locale. È un complesso di edifici raggruppati sotto una specie di enorme tenda, con spazi aperti al pubblico, come caffè e negozi. Intanto, più a nord, a Seattle, continua l’espansione del campus di Amazon, che sta costruendo tre gigantesche «sfere» dentro cui ha ricreato delle vere e proprie foreste verdi con fiumi e cascate, 40 mila piante di 400 specie diverse, importate da cinquanta Paesi. Ospiteranno fino a 800 dipendenti e collaboratori del ceo Jeff Bezos. 
I pessimisti citano i precedenti storici di aziende che hanno costruito sedi favolose appena prima di iniziare la «discesa»: Sears con la Sears tower a Chicago, Aol-Time Warner con il Time Warner center a New York, il New York Times con il grattacielo disegnato da Renzo Piano, a Manhattan. 
Ma c’è anche chi vede il lato positivo di questo nuovo boom immobiliare. «Le nuove sedi sono efficienti dal punto di vista energetico e possono far risparmiare molti costi operativi – osserva John Barton, direttore del programma di Design e architettura alla Stanford University —. Inoltre offrono ambienti che rendono più produttivi i dipendenti. Costruirli può costare di più, ma può essere una mossa molto intelligente».