CorrierEconomia, 22 maggio 2017
La grande crisi è delle banche, ma il conto lo pagano i risparmiatori
La beffa più recente, ma è presto per scrivere che sia l’ultima, è della scorsa settimana. L’Agenzia delle entrate, in risposta a un interpello in merito alla tassabilità degli importi derivanti dall’accordo transattivo proposto dalla Popolare di Vicenza e da Veneto Banca (i famosi «9 euro per azione o 15%»), fa sapere che tali importi, già ricevuti, sono tassabili, come «redditi diversi derivanti da assunzioni di obblighi di fare, non fare o permettere». Quindi, chi ha aderito all’offerta transattiva, dovrà dichiarare gli importi ricevuti nella propria dichiarazione dei redditi 2017 e ci dovrà pure pagare le tasse. Ma cosa volete che siano pochi euro quando si è perso tutto? Quello che risulta realmente insopportabile agli ex azionisti delle popolari venete e prima di loro a quanti avevano investito nelle obbligazioni subordinate di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti, è il senso dell’accerchiamento.
Velocità diverse
Da un lato i filibustieri che hanno sguazzato nelle banche per anni senza alcun controllo, dall’altro lo stato che quei controlli non ha fatto nonostante una pletora di regolatori, vigilantes, agenzie e funzionari. Poi c’è la Ue che impone regole in antitesi con gli ultimi 50 anni di storia e infine l’Agenzia delle Entrate che chiede soldi a chi è stato truffato. Troppo per continuare ad avere fiducia nel sistema. Tanto più che, non bastasse tutto questo, l’orologio del tempo sembra andare a velocità diverse. Chi ha sottoscritto l’accordo transattivo ha incassato nello scorso aprile e a maggio 2018 dovrà pagare le tasse su quei pochi euro portati a casa.
Un anno per pagare, segno di una amministrazione pubblica che funziona. Ma sull’altro piatto della bilancia ci sono migliaia di ricorsi e di cause, civili e penali, che aspettano di essere prese in carico dalla macchina della giustizia. Che, già in affanno prima, davanti alla marea montante di nuove pratiche e a una tecnicalità finanziaria che richiede una specifica competenza alza le mani e invoca aiuto: «è una cosa enorme, che non so davvero come faremo a gestire date le risorse di cui disponiamo», ha detto in febbraio il procuratore della Repubblica a Treviso, Michele Dalla Costa. A Udine sono migliaia i ricorsi. A Vicenza, l’epicentro, il procuratore della Repubblica a Treviso, Michele Dalla Costa.
A Udine sono migliaia i ricorsi. A Vicenza, l’epicentro, il procuratore Antonio Capppelleri é accolto in ufficio il martedì e il venerdì di ogni settimana dalle proteste degli azionisti truffatori che rumoreggiano davanti al tribunale. Chiedono giustizia in tempi brevi. Fin qui inutilmente.
Sono passati due anni da quel 2015 in cui le indagini su Vincenzo Consoli (Montebelluna, 17 febbraio), le dimissioni di Samuele Sorato (Vicenza, 12 maggio) e l’abdicazione di Gianni Zonin (Vicenza, 23 novembre), resero evidente a tutti quanto per vent’anni era stato abilmente nascosto.
Le procure sono sommerse dai ricorsi. In uno di questi si legge la perizia di parte di un esperto grafologo che sostiene come la firma del suo cliente, una signora di 90 anni, invalida civile, ricoverata in una casa di riposo, sia un evidente caso di «mano guidata». Da chi? Forse da chi aveva interesse a vendere prodotti finanziari che più tossici non potevano essere. La risposta della giustizia è lenta, anche se recentemente i tribunali di Firenze e Parma hanno accolto le istanze di alcuni risparmiatori. Ma la maggior parte è ferma al palo. Non é una questione solo venete. Con la litania dei «territori», le due ex popolari si erano espanse in Piemonte e nelle Marche, in Puglia e in Toscana, in Sicilia e in Friuli. Ma il terremoto è qui, inVeneto, lo dicono i numeri.
Le obbligazioni
Gli obbligazionisti subordinati imbrogliati da Banca Etruria, Marche, Carife e CariChieti avevano sottoscritto bond per complessivi 786 milioni di euro. Di questi 329 milioni erano in mano a 10.559 clienti privati. Gli azionisti di Veneto e Vicenza sono 210 mila e le loro invendibili azioni sono arrivate a valere oltre 11 miliardi di euro, oggi praticamente azzerati, cui si aggiungono gli aumenti di capitale e le ripetute perdite che portano il totale a oltre 18 miliardi di ricchezza distrutta. Eppure gli allarmi ci sono stati. Il 31 luglio 2014 Esma, Eba ed Eiopa, le tre autorità europee che vigilano su banche e assicurazioni, avevano avvertito le autorità nazionali delle precauzioni da prendere in fase di collocamento di titoli alla clientela retail. Dieci pagine di raccomandazioni. Tutte inutili se, ancora un anno fa, primavera 2016, in Italia sono stati autorizzati i prospetti relativi ai collocamenti sul mercato azionario dei titoli Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Due collocamenti bocciati dal mercato ma approvati dalle autorità di vigilanza. Ha detto Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, promotore del Fondo Atlante: «Forse un giorno bisognerà andare a chiedere chi ha autorizzato quei prospetti, che erano prospetti falsi». Sono in tanti ad aspettare quel giorno.