Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 22 Lunedì calendario

Sono malati immaginari ma fanno danni concreti. E aumentano sempre più

Premessa: se siete tra quelli che basta una replica di Doctor House per sentire i sintomi del Lupus, la lettura di quanto segue è altamente sconsigliata. Ipocondriaco avvisato, mezzo salvato. 
Il 44% dei medici italiani esegue ogni giorno, o almeno un paio di volte la settimana, esami assolutamente non necessari. Nel senso: ai fini della diagnosi di turno se ne potrebbe fare a meno, ma per il paziente steso sul lettino è questione di vita o di morte. Letteralmente. E quindi via di tac, lastre, prelievi e analisi accurate. Col risultato che i tempi si allungano, le visite durano di più nell’88% dei casi e i camici bianchi finiscono per rassicurare laddove non c’è nulla da curare. Colpa dell’esercito degli ipocondriaci tricolori (4 milioni di persone, tra cui potete annoverare chi scrive): schiere di pazienti immaginari che conoscono a memoria il foglietto illustrativo di qualsiasi flacone di casa e che riescono ad andare in crisi per un semplice raffreddore. Ché uno starnuto, si sa, non va sottovalutato. 
TUTTI CRONICI 
C’è anche la questione portafoglio, tra l’altro: quella sfilza (superflua) di terapie non urgenti, solo l’anno scorso, ci è costata la bellezza di 10 milioni di euro, e nel 2015 anche di più (13 milioni). Le statistiche degli ultimi anni, poi, parlano da sole: quattro italiani su dieci girano con in tasca almeno una pillola; oltre sei milioni di telespettatori non fanno che seguire programmi di medicina; mentre i centralini di ospedali e studi privati squillano senza tregua. Un recente report dell’Istat sottolinea che le visite specialistiche nell’arco di appena dodici mesi sono la bellezza di 200 milioni, ma se si aggiungono le capatine dal medico di famiglia e i controlli dal pediatra quella cifra lievita a ben 480. Tradotto significa che ogni italiano va dal dottore almeno otto volte all’anno. Ci sono parenti che vediamo di meno (purtroppo o per fortuna decidetelo voi). 
Se pensate che sia tutto un gioco di prevenzione vi sbagliate di grosso. Anche gli ipocondriaci si ammalano di cuore. A metterlo nero su bianco è una rivista inglese del settore, la Bmj Open: l’ansia, compresa quella infondata, aumenta il rischio di disturbi cardiovascolari. Lo studio britannico ha osservato 7.052 soggetti, comprandone salute, stile di vita e abitudini mediche per circa un decennio. Alla fine è saltato fuori che gli ipocondriaci hanno sviluppato il 73% di possibilità in più di contrarre una malattia cardiaca e per il 6% di loro la corsa all’unità coronarica c’è effettivamente stata (quella percentuale, negli altri pazienti, ha superato di poco il 3%). Gli addetti ai lavori tagliano corto: «Il comportamento di auto-monitoraggio e il ricorso frequente al check-up non riduce il rischio di una malattia al cuore». Insomma, è un cane che si morte la coda: l’ansia genera ansia che aumenta il rischio di star male che genera ansia. Tanti auguri. 
«L’ansia è un fattore determinante», racconta Piero Barbanti, neuropsichiatra e primario neurologo dell’Irccs San Raffaele Pisana: «Il soggetto ansioso converte un rapporto di vigilanza con l’ambiente in uno di attenzione: non guarda il mondo con l’occhio sonnac
chioso dell’usciere delle Poste ma con quello vigile della guardia giurata. In questa opera di controllo s’innesca l’equivoco della pubblicità della salute con la quale siamo bombardati ogni minuto». Risultato: partono i film e ci sentiamo con un piede nella fossa. I morbi (immaginari) più comuni tra gli ipocondriaci sono il tumore e la sclerosi multipla. «L’ansia va gestita, anche con l’aiuto del medico», chiarisce l’esperto, «bisogna discutere col paziente e non criminalizzarlo. E ricordare, sempre, che un soggetto ansioso non è più esposto al rischio di malattie cardiache di uno stressato». Fate un bel respiro e tranquillizzatevi, c’è speranza. 
I SEGNALI 
Attenzione, però: «Ciò che corrisponde generalmente alla dizione “ipocondria” non è quello che la scienza indica: l’ipocondriaco non pensa solo di essere malato, ma ha un’attenzione spasmodica verso il funzionamento del proprio corpo», continua Barbanti. Già, come si riconosce un “Furio” (l’ipocondriaco di Carlo Verdone più famoso del grande schermo) qualunque? «Chi soffre di questo disturbo fa un check fisico quotidiano, anche rapido ma senza un esame medico. È ossessionato dal peso e dalla qualità degli alimenti che ingerisce e una volta che si sente un piccolo malfunzionamento attua il criterio di presunzione di colpevolezza, scambiando il sintomo per la malattia». Gli atleti, tanto per dire, sono più inclini di altri: portati dallo sport a controllare i muscoli a ogni piè sospinto perdono la naturale gestione del loro corpo. «A rischio ci sono le persone perfezioniste, scrupolose, efficienti: se si innescano i meccanismi sbagliati allora lì si può generare il mostro». 
E infine c’è il grosso errore: «L’pocondriaco non cerca una diagnosi dal dottore, bensì il timbro tondo sulla diagnosi che si è già fatto da solo». Come a dire: wikipedia, internet, forum on-line. Siamo diventati un popolo di (finti) laureati in Medicina. «La cultura della prevenzione, giustissima intendiamoci, ci ha portato a fare il medico nella vita di tutti i giorni», chiosa il professore, «e per prevenire il fenomeno ipocondriaco serve in parte una bonifica sociale. Una volta c’era l’enciclopedia medica, ma era qualcosa che bisognava comprare, sfogliare, cercare. Oggi c’è un fiorire di programmi medici che non enfatizzano mai le condotte favorevoli, basta pensare alla rete». Fatevene una ragione, e tenete a mente che, per chi ha sostituto la Bibbia con il Merck (se non sapete cosa sia meglio per voi, vuol dire che siete “sani”), quei malesseri sembrano reali. La pagina Facebook “Diario di un ipocondriaco”, per esempio, che raccoglie i timori degli utenti cercando di scherzarci sopra, conta quasi 147mila contatti che scrivono con ogni giorno. E c’è anche qualcuno che ha creato delle magliette ad hoc: nei meandri del www nasce l’orgoglio ipocondriaco e noi mancati medici che ci preoccupiamo per un foruncolo sospetto (è successo, è successo), ci sentiamo anche meno soli. In fondo, come diceva Woody Allen, le due due parole che ognuno di noi vuole sentirsi dire nei momenti importanti non sono “ti amo”: far star meglio un semplice “è benigno”.