Libero, 22 maggio 2017
L’uomo che trasforma la morte con trucchi, abiti, vestiti e cibo
Mio padre costruiva casse da morto e mia madre vendeva fiori, quindi in mezzo ai morti ci sono nato». L’intervista comincia così, con Gianni Gibellini che parla della morte e la mescola alla vita e da buon modenese ci mette dentro tortellini in brodo e una spruzzata di aceto balsamico. Parla della bellezza della salma, di trattamenti estetici, di dignità dell’ultimo saluto, del nero (nel senso di evasione fiscale) che invade il settore e anche dei suoi gadget a forma di bara.
Da napoletana tocco il ferro della maniglia dei cassetti sotto la scrivania, cerco il mio cornetto rosso nella borsa, provo a fare ogni tipo di scongiuro, ma poi mi arrendo perché capisco che c’è poco da scongiurare: Gibellini con la morte ci ha costruito un piccolo impero, ha realizzato due Case Funerarie una è tra le più grandi d’Europa con tanto di sala cerimonie, trattamenti estetici per l’estinto (e scopri che un morto può essere più o meno bello grazie a creme e balsami vari), parcheggio sotterraneo per garantire la privacy dei parenti, un chiostro dove raccogliere ricordi e preghiere e pure, appunto, un ristorante dove diluire il dolore in un buon bicchiere di rosso o digerirlo insieme a un piatto di tortellini in brodo.
È andato in giro per il mondo a vedere come gli altri gli americani sono più avanti di tutti trattavano i morti. Ha capito che in Italia c’era bisogno di Case Funerarie per tutte quelle persone che non volevano o non potevano tenere la salma in casa, per quelle che alla freddezza delle camere mortuarie degli ospedali preferiscono «un luogo più riservato, intimo, dove piangere il proprio caro».
Nella struttura di Modena ci sono nove sale per l’addio con aria condizionata («serve a eliminare il cattivo odore»), tutte hanno un salotto e un’anticamera. Poi siccome e mi spiace per Totò la morte non è una livella, ci sono sale più costose che offrono più servizi, con musica in filodiffusione, con un video che proietta il film del morto dalla nascita alla prima comunione, e così via fino alla fine...
LE SALE DELL’ADDIO
L’esposizione della salma nella sala Fiumi, Rose o Girasoli costa 600 euro ma se scegli quella Ulivi o Sole spendi la metà. C’è un servizio di vestizione del defunto e anche uno di tanatoestetica che, al costo di 285 euro, «dà la possibilità ai parenti di conservare un ricordo bellissimo del proprio caro. Periodicamente viene qui un professore spagnolo specializzato in questi trattamenti estetici che tiene corsi su come conservare bene la salma, renderla gradevole nell’aspetto e vestirla». E poi ancora gli addobbi floreali, le lapidi, i necrologi, la stampa degli avvisi di morte. L’imprenditore ha pensato anche a chi è lontano è ha previsto la possibilità di un collegamento via internet per salutare la salma o partecipare al funerale laico o religioso. Il tutto, può costare dai duemila ai dodicmila euro, dipende dalle richieste dei parenti o dai desiderata dell’estinto.
«Il mio scopo è aiutare le persone in questo momento drammatico, cerco di realizzare tutti i desideri. Spesso è il defunto che ha scritto le sue volontà. Ci sono tante richieste strane, come quella signora di 90 anni che ha voluto la bara bianca o quelli che chiedono la banda musicale. Sono fortunato perché nella mia azienda lavora mia moglie, ma anche le mie due figlie che hanno deciso di seguire la mia strada. Un lavoro bellissimo, se lo fai con professionalità, con dedizione. Lavoriamo sempre a Natale, Capodanno».
La morte non è sempre uguale. Ci sono storie che Gibellini che non riesce a metter via. «L’altro giorno siamo andati a prendere un ragazzino di 15 anni che si è tolto la vita. Penso a quell’uomo che si è ammazzato perché non ha retto al dolore della perdita di suo fratello. E ogni volta mi trovo smarrito, sprofondo nell’abisso, quando viene una madre a concordare il funerale per suo figlio». Nel suo curriculum ha un funerale d’eccellenza: quello di Luciano Pavarotti. «Lo vide tutto il mondo. E lei ricorderà, vero, come era bella la salma di Luciano che è rimasta così per tre giorni. Eravamo amici, pensi che un giorno siamo andati insieme a scegliere la cappella dove riposare per sempre. Le abbiamo acquistate una accanto all’altra... Saremo vicini di casa per sempre».
In 45 anni nel settore sono cambiate anche le mode. Negli ultimi anni sono aumentate le cremazioni ma, secondo Gianni, dietro questa scelta ci sono anche motivazioni economiche: «Paghi una volta, in media il costo è di 600 euro, e poi ti liberi delle spese per sempre. Mentre un loculo ha dei costi iniziali e di mantenimento».
Gibellini è anche presidente di EFI-Eccellenze funerarie italiane, una sigla che nasconde un mondo. «Molti non lo sanno ma in fatto di morti l’Italia non è un Paese unito, ogni Regione ha le proprie regole e anche i Comuni fanno un po’ quel che vogliono. E questo non è giusto, perché non garantisce gli stessi diritti a tutti. Le faccio un esempio: se una persona toscana muore in Campania perché è lì in vacanza, non può essere trasportata nella propria città a bara aperta per l’omaggio e il commiato perché alcune regioni vietano il trasporto delle salme. Noi ci stiamo battendo perché il governo approvi presto una legge che elimini questa giungla nel settore. Il progetto è in discussione in Commissione Sanità del Senato». Gibellini si infervora perché questa è la grande battaglia della sua vita insieme a quella per l’introduzione della detrazione fiscale per il totale delle spese funerarie.
LE BATTAGLIE
La faccenda è tremendamente seria. Perché, a sentire Gibellini, nel settore l’evasione fiscale è altissima e servono delle regole chiare che disciplinino il settore. «Nel nostro Paese, esistono circa 7mila partite Iva che prevedono, nel proprio oggetto sociale, di poter erogare servizi funebri: in molti casi, però, l’attività prevalente è di altro tipo (fiorai, marmisti, falegnami) e in tanti altri si tratta di operatori improvvisati e non strutturati che agiscono ai limiti della legalità. Non ci si può improvvisare imprenditore funebre: bisogna che ci siano un direttore commerciale, quattro operatori funebri regolarmente assunti e il possesso di un’auto funebre con autorimessa».
Gianni è pronto a salire sulle barricate e lancia un allarme: «Se entro la fine della legislatura non verrà varata la riforma che aspettiamo da oltre trent’anni, noi che abbiamo imprese strutturate e dipendenti regolarmente assunti non riusciremo più a reggere la concorrenza sleale». Gibellini ha alzato il sipario su un mondo da cui tutti noi stiamo prudentemente alla larga ma in cui prima o poi speriamo più tardi possibile dovremo inesorabilmente entrare. «La aspetto a Modena, venga a trovarmi, intanto le mando un gadget», saluta gentilissimo Gianni. «La bara?», chiedo terrorizzata incrociando le dita. «È un portafortuna», ride lui.