Libero, 20 maggio 2017
La Storia sono loro
Ogni 23 maggio i giornali commemorano l’assassinio di Giovanni Falcone, ma quest’anno si sono mossi con anticipo perché ricorre il 25ennale. Un quarto di secolo, tuttavia, non è bastato a far riporre la faziosità più smaccata neppure a personaggi che potrebbero permetterselo: Gian Carlo Caselli sul Fatto Quotidiano ha elencato una serie di boicottaggi ai danni di Falcone prima che fosse ucciso: e ha citato Lino Jannuzzi, Salvatore Scarpino, Ombretta Fumagalli Carulli, il Giornale di Napoli, il Giornale di Sicilia, il Giornale e basta, tutti con una caratteristica: non essere di sinistra, diciamo così. E sta bene, è tutto vero: ma è l’intera storia, dottor Caselli? Come si fa a non ricordare quando il Csm gli preferì un collega per la nomina a consigliere istruttore? Come si fa a non citare Leoluca Orlando, che accusò Falcone di voler proteggere Andreotti e che, durante una puntata di Samarcanda, disse che il giudice teneva imboscati dei documenti sui delitti eccellenti? Come si fa a non citare, due mesi prima che Falcone saltasse in aria, il corsivo de l’Unità scritto da un membro pidiessino del Csm e titolato “Falcone non può fare il superprocuratore”? La stessa Unità poco tempo prima aveva titolato “Falcone preferì insabbiare tutto”. Poi ci sono i dubbi di Magistratura democratica, la malfidenza del Pool di Milano raccontata da Ilda Boccassini, un sacco di cose: fanno parte di tutta la storia, perché raccontarla a metà? Quanto tempo dovrà ancora passare?