Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 20 Sabato calendario

Libia, è crisi Haftar-Sarraj. Roma pressa Ciad e Niger

ROMA La difficile collaborazione con la Libia, ma non solo. L’Italia cerca tutte le strade possibili per tentare di limitare l’emergenza sbarchi. E rilancia il patto con l’Africa, già avviato negli scorsi anni. Si svolgerà questa mattina un vertice tra il responsabile del Viminale Marco Minniti e i ministri dell’Interno di Libia, Ciad e Niger. L’obiettivo è cercare di fermare l’onda umana trovando una soluzione nei luoghi di origine. E così sul tappeto, oltre agli aiuti economici, c’è l’addestramento delle guardie di frontiera, così come sta già avvenendo con la guardia costiera libica, alla quale il nostro paese metterà a disposizione, entro la fine del mese tutte le dieci motovedette ristrutturate. Libia e Niger hanno già mostrato disponibilità, mentre con il Ciad non c’è ancora intesa. La riunione assume un valore particolarmente importante se si guarda al sempre più degradato scenario libico.
L’ATTACCOLa crisi nel paese del Mediterraneo è esplosa con una strage che ha causato decine di morti ed è stata compiuta da una milizia di Misurata che ha attaccato nel sud una base area delle forze che fanno capo al generale Khalifa Haftar, il quale ha già promesso di vendicarsi. Sembra servire a poco la presa di distanza dalla milizia del premier Fayez Al Sarraj, perché pare ormai chiaro che la situazione è fuori controllo. L’attacco è stato portato giovedì pomeriggio contro la base di Brak Al-Shati, circa 600 km in linea d’aria a sud di Tripoli. Il bilancio delle vittime oscilla fra gli almeno 60 morti indicati da fonti mediche e i 134 rilanciato dall’emittente Sky News Arabiya. Il consiglio presidenziale di Sarraj ha condannato nei «termini più forti» l’attacco che vanifica gli sforzi per giungere ad una «riconciliazione nazionale» e ha negato di averlo ordinato attraverso il proprio ministero della Difesa. A riprova ha predisposto la formazione di una commissione d’inchiesta. Il comando generale di Haftar ha però promesso che le sue forze «vendicheranno i martiri» della «Brigata 12». Dichiarazioni che stendono una densa ombra sulle intese che sembravano essere state abbozzate con Sarraj a inizio mese in un incontro ad Abu Dhabi.
In questa situazione, l’Italia, in attesa che anche la Ue faccia la sua parte, prova a fermare la rotta del Sud e affrontare l’emergenza nei paesi d’origine. Anche perché, oltre al problema dell’accoglienza e al controllo delle partenze dalla Libia, esiste l’allarme lungo i 5 mila chilometri al confine con Ciad e Nigeria. «Il 90 per cento dei flussi migratori arriva dalla Libia – ha sottolineato Minniti – ma nessuno di loro è cittadino libico, provengono quasi tutti dall’area subsahariana, quindi è fondamentale l’interazione con Ciad e Nigeria. Il confronto al Viminale con i colleghi dell’Interno è un importante passo in avanti. Ma anche l’Europa deve fare la sua parte», ha ribadito.
IL SALVATAGGIO
Massima attenzione, quindi, a Ghat, Sabham, Murzuq, al-Jufrah, città del Fezzan che è la regione meridionale della Libia al confine con Niger e Ciad, perché gli arrivi continuano inesorabili. E anche ieri, mentre era in vigore il divieto di far attraccare in Sicilia le navi che trasportano migranti, per non gravare sulle forze di polizia impegnate nella sicurezza del G7, non si è potuta rispettare la direttiva. L’ondata di soccorsi degli ultimi due giorni (quasi 4mila salvati) non ha consentito il rispetto della disposizione, e così oggi una nave con 740 persone a bordo verrà comunque accolta al porto Augusta (Siracusa).