la Repubblica, 20 maggio 2017
Da Veltroni a Macron, scusate se ve lo dico
“Scusatemi se ve lo dico”. Vi ricorda vagamente qualcosa? L’originale francese della massima odierna è più elegante della sua traduzione italiana, “Pardon de vous le dire”, e funziona anche quando l’interlocutore è uno solo e gli si dà del “vous”; in italiano allora diventa: “mi scusi se glielo dico”. La formula ha la chiara funzione di introdurre un’argomentazione che potrebbe essere sgradita per l’interlocutore, rassicurandolo preliminarmente sull’intenzione di non far prevalere la polemica sulla cortesia. Voglio così dirti che non siamo d’accordo ma continuiamo a riconoscerci, appunto, come interlocutori; un po’ come due giocatori che si oppongono ma condividono le stesse regole di gioco.
La massima odierna è uno dei due cliché che, come ci ha raccontato Anaïs Ginori, hanno avuto maggior ricorrenza nei discorsi di Emmanuel Macron per la sua campagna presidenziale. Il secondo cliché è stato «au même temps», allo stesso tempo: formula che invece introduce un riequilibrio nell’argomentazione. Vi ricordano qualcosa, le due massime? È difficile per me resistere alla tentazione di avvicinare «Pardon de vous le dire» al berlusconiano «mi consenta», così come «au même temps» al veltroniano «ma anche». Non che questo implichi nostalgia per le campagne elettorali dei decenni scorsi: è che nella politica personalizzata dei leader e delle elezioni dirette (o semi-dirette) i due cliché corrispondono a due mosse fondamentali. «Fatemelo dire» / «Detto questo, tenete conto che»: prendere una parte, quindi allargarla al campo avversario. Veltroni adottava anche certi avverbi («chiaramente», «sinceramente», «pacatamente») per abbinare l’una e l’altra funzione e non è un caso se questi dettagli hanno fatto la felicità degli autori di satira e degli imitatori. Quando si nota che una formula viene ripetuta spesso, ogni ulteriore ripetizione diventa buffa in sé e se oggi Berlusconi usa «mi consenta» o D’Alema «diciamo» non si capisce nemmeno più se lo facciano per abitudine o addirittura per consapevole autoparodia.
Parrebbe anche di poter dire che è un po’ che la politica italiana non produce tormentoni di questo tipo, diciamo, arrotondato e la satira si concentra su massime più appuntite, sprezzanti e spesso abrasive. Ognuno a modo suo, De Luca e Salvini ne hanno fatto uno stile. Vuol dire che lo ritengono efficace. Ma anche che se lo consentono.