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 2017  maggio 20 Sabato calendario

Malta off shore

Un nuovo paradiso fiscale. Questa volta a due passi da casa. È Malta la nuova terra promessa per gli italiani in fuga dal Fisco. Un Paese dell’Unione europea, dove circola l’euro e i controlli per i cittadini comunitari sono ridotti al minimo. Grazie a un’inchiesta realizzata insieme al network di giornalismo investigativo Eic (European investigative collaborations), L’Espresso ha potuto consultare lo sterminato elenco dei connazionali che hanno aperto una società nell’isola. Un database segreto dal quale spuntano politici, manager, industriali, finanzieri, gente dello spettacolo e personaggi legati alla criminalità organizzata. Tra i nomi che saranno pubblicati da L’Espresso, in edicola con Repubblica domani, troviamo esponenti della camorra, della mafia siciliana e della ‘ndrangheta come per esempio alcuni membri dei clan di San Luca, signori del traffico internazionale di cocaina che si sono creati una base d’appoggio nel più piccolo Paese della Ue.
I Malta Files – quasi mezzo milione di nomi in totale – permettono per la prima volta di ricostruire con precisione chi sono gli stranieri che hanno aperto un’impresa nell’ex colonia britannica. Un lavoro d’inchiesta durato tre mesi, al termine del quale l’Italia emerge come lo Stato più rappresentato nella nuova piazza offshore: quasi 8 mila società sono controllate da nostri connazionali. Tra i politici con l’offshore targata Malta c’è la senatrice Laura Bianconi, ex Forza Italia, poi Ncd, ora presidente del gruppo di Alternativa Popolare al Senato, il partito di Angelino Alfano. Bianconi è azionista dal 2014 della società Quantum Resources insieme a un altro politico, il siciliano Benedetto Adragna, anche lui senatore, ma sui banchi del Pd fino alle elezioni 2013, quando si candidò senza successo con il partito di Mario Monti. Il terzo socio è invece Giuseppe Bruno, nel 2012 condannato dalla Corte dei Conti (ha fatto appello) a risarcire un danno erariale di quasi due milioni per aver percepito «indebitamente contributi pubblici». A cosa serviva la società maltese? «A costituire una fondazione, attraverso la società, che potesse operare nell’ambito sociale e prevalentemente nel campo dell’assistenza sanitaria per la cura degli indigenti nei Paesi poveri», è stata la risposta di Bianconi. La fondazione in questione, ha chiosato la senatrice, sarebbe però ancora in attesa di registrazione.
Il caso più sorprendente dei Malta Files è forse quello di Enrico Cantone, fino a qualche giorno fa consigliere regionale dei Cinque Stelle in Toscana. Il politico grillino risulta azionista di due società a Malta: la Cr Holding e la Carsins Eu. Una scoperta che lo ha portato ad annunciare le dimissioni, via Facebook, lunedì 15 maggio, quasi una settimana prima che l’inchiesta fosse pubblicata, spiegando di essersi improvvisamente ricordato di quelle attività maltesi. Quello che Cantone non ha raccontato ai suoi elettori è il contenuto di una mail che L’Espresso gli aveva inviato giovedì 11 maggio alle 10.58. In quel messaggio al politico venivano chieste informazioni sull’attività svolta dalle sue società di Malta. Le domande sono rimaste senza risposta fino a lunedì 15 maggio quando, alle 13.02, l’esponente Cinque Stelle ha spiegato in una mail di aver costituito le due imprese «per possibili nuovi affari per scambi commerciali con la Libia e la Tunisia (sic)». Poche ore dopo, su Facebook, sono arrivate le dimissioni.
Nella lista degli italiani a Malta compaiono poi decine di imprenditori e manager. C’è ad esempio Flavio Briatore con la sua Bl Development Ltd, creata nel 2014 e chiusa solo due anni dopo. D’altra parte Malta conviene, basta leggere attentamente fra le righe del sistema fiscale messo a punto una decina d’anni fa dal governo de La Valletta, attualmente presidente di turno dell’Ue. A determinate condizioni, non troppo difficili da soddisfare, l’aliquota sui profitti d’impresa, ufficialmente al 35 per cento, può scendere fino al 5 per cento. Un livello da paradiso fiscale in stile Panama. Senza considerare gli altri vantaggi concessi dall’isola, come le imposte praticamente nulle sugli interessi incassati per i prestiti o sulle royalty maturate grazie a brevetti o marchi.
Il settore dove gli italiani hanno investito di più è però quello degli yacht battenti bandiera maltese. Tra i fortunati proprietari c’è Davide Serra, finanziere che di preferenza viaggia tra l’Italia e la City di Londra, dove risiede da anni. Serra, noto per il suo impegno a favore di Matteo Renzi, risulta azionista di maggioranza della Plum Yachting ltd. Registrata nel 2011, questa società possiede uno yacht a vela di lusso, il Kamana, un 21 metri per traversate oceaniche. Perché conviene avere la barca targata Malta? Semplice. Se un cittadino italiano compra uno yacht in patria da un’azienda nostrana, deve pagare un’Iva del 22 per cento. Intestandolo a una società maltese, invece, l’aliquota può scendere fino al 5,4 per cento. Vantaggioso per l’acquirente. Decisamente meno per lo Stato italiano.
Il consigliere regionale grillino Cantone si dimette dopo la scoperta delle sue attività maltesi