La Gazzetta dello Sport, 22 maggio 2017
Il record di Buffon, lo juventino con più trofei
Da cinque anni la stessa corsetta verso il palco, da cinque anni le manone sulla Coppa alzata al cielo di Torino. Le stagioni di festa sarebbero sei, ma nella prima di questa epoca di gloria, quella della rinascita, Gigi Buffon aveva applaudito da vicino l’addio romantico di Del Piero. Dall’anno dopo è lui il capitano. La bandiera e l’esempio. In una squadra ingorda, il numero 1, come dice la sua maglia, come ricordano i tifosi che hanno riempito la curva di cartelli con scritto G1: «Abbiamo scritto delle belle pagine che entrano nel libro della storia del calcio – ha detto —. Per chi non è avvezzo, dico che vincere non è mai facile, farlo per così tanti anni di fila è un sacrificio enorme a livello nervoso perché ogni pareggio è una mezza sconfitta ed è veramente un assillo. Siamo stati grandiosi». Poco prima G1 aveva spento l’ultimo tiro disperato del Crotone perché una leggenda si costruisce nei dettagli: pure nel recupero e con lo scudetto già in tasca, non abbassa la guardia. Poi, mentre gli altri compagni saltellavano in mezzo al campo, Gigi ha salutato uno per uno tutti i rivali in ansia per la salvezza. Davide Nicola si è preso per primo un caldo abbraccio dal superman che nella vita è precipitato spesso: lui può dire al Crotone cosa significherebbe andare giù, ma può insegnare al mondo come si risale in vetta.
G1 D’ORO Buffon è ufficialmente il bianconero con più titoli della storia e, vista la bacheca dorata della Signora, non è proprio una piccola vetta. Sedici, uno in più di Del Piero, l’uomo che gli ha ceduto la fascia e il ruolo di custode dei sogni dei tifosi. Quelli che ieri gli hanno srotolato l’augurio più bello: «Pallone d’oro per il G1», ha letto Gigi su uno striscione alle sue spalle. Per sbaciucchiare il premio, servirà però eliminare quella casella 0 alla voce Champions e Cardiff è, forse, l’ultima occasione offerta dal destino. Chiedete a Iniesta, solleticate sull’argomento Griezmann: molti colleghi gli consegnerebbero senza indugi il Pallone d’oro. Lui, invece, si è focalizzato sul riconoscimento di squadra che sogna da una vita: «La testa da oggi può piano piano avvicinarsi al Real, anche se per mia colpa fino a tre giorni fa ho passato una settimana a pensare solo a quello e sono andato in villeggiatura a Roma. A 39 anni non mi piace fare figure del cavolo...».
A CARDIFF PER BRUCIARE Gli almanacchi, oltre alle tre Coppe Italia, dicono 5 Supercoppe e da ieri otto scudetti, anche se nei conteggi tricolori, si sa, non c’è una memoria condivisa. Così sui Social Buffon ha celebrato l’impresa riannodando la storia al 2006-07, quello della caduta in B: «Dieci anni esatti. Come i 10 scudetti che ho vinto. Sempre in bianco e nero. È un po’ un cerchio che si chiude in questo campionato incredibile. In tanti hanno parlato di vittoria annunciata. Non sono d’accordo. Siamo ripartiti da zero. Ci siamo rimessi in discussione. Abbiamo lottato e vinto. Nessuno ci ha regalato nulla. Ogni avversario con noi si è impegnato al massimo». E poi una valanga di sassolini giù dalle scarpe: «Tanti hanno tifato contro. È normale: i più forti sono sempre antipatici. Ma io mi tengo l’antipatia e lascio agli altri la contemplazione dell’impresa». La Coppa l’ha sollevata con guanti celebrativi: su uno c’era scritto «dieci volte numero 1», sull’altro l’immancabile C.U.I.T., acronimo di Commando Ultrà Indian Trips, il gruppo di cui Gigi faceva parte quando andava a tifare la sua Carrarese. In fondo, si è accesa lì la scintilla che il 3 giugno brucerà a Cardiff.