la Repubblica, 20 maggio 2017
Dora Maria Piazza, la dirigente onesta e la rete del ras delle navi. «Mi dissero: la pagherai»
PALERMO Una donna minuta, una dirigente regionale che di fronte a deputati potenti che la minacciavano («Tu la pagherai cara», le aveva urlato un ras del voto), di fronte a interessi milionari, non ha fatto un passo indietro. Anzi, ha denunciato tutto ai magistrati di Palermo, ha accettato di mettersi addosso una microspia. Così, è stato possibile scoperchiare il grande affare nero del trasporto marittimo con le isole minori della Sicilia. Un affare che vale 63 milioni di euro all’anno, sul quale da tempo aveva messo le mani la famiglia dei potenti armatori trapanesi Morace. «Ho fatto solo il mio dovere, ho lavorato per il bene della pubblica amministrazione», sussurra Dora Maria Piazza, la «dirigente valorosa» come la chiamano i magistrati, è a capo del servizio Gare del trasporto marittimo dal 2015. Da quando è subentrata ad un’altra donna, che invece è coinvolta nella maxi indagine della procura di Palermo: Salvatrice Severino è accusata di aver disegnato nel 2014 i bandi su misura per i Morace (che se li sono aggiudicati con ribassi dello 0,05 per cento); in cambio, avrebbe avuto l’assunzione della figlia nella società degli armatori. A segnalare il caso era stato il governatore Crocetta e l’allora assessore regionale Nico Torrisi, che poi aveva nominato la dottoressa Piazza.
«Ho fatto solo il mio dovere», ripete. Dal 2015, all’ufficio Gare del trasporto marittimo si inizia a respirare un’aria nuova. Dora Maria Piazza fa una cosa semplicissima e rivoluzionaria allo stesso tempo, rivede i bandi. Per la Regione, arriva un risparmio di 30 milioni di euro. Inizia un braccio di ferro con i potenti armatori, che puntano a vincere un contenzioso da 60 milioni di euro. Alla fine, ne ottengono 20 in meno. Sono giorni difficili per la dirigente. «Non è stato facile – racconta – ho ricevuto pressioni di tutti i tipi e anche frasi pesanti». Cercano di metterla da parte, i Morace cercano sponde nella politica per estromettere la dirigente. A un riunione per discutere del contenzioso milionario si presenta il deputato Girolamo Fazio, uno dei fedelissimi dei Morace ieri finito ai domiciliari, che urla: «La pagherete cara, questione di tempo ma la pagherete cara». Dora Maria Piazza non si lascia intimidire. «Ho continuato a fare il mio dovere».
Quando in Regione inizia a circolare un esposto anonimo contro Morace, i funzionari e i politici a libro paga dell’armatore puntano il dito su di lei: «Secondo noi dietro c’è la Piazza», è il tam tam. Additandola, esponendola. Lei, per tutta risposta, inizia a collaborare con gli inquirenti, registra gli incontri con la microspia che le hanno dato i carabinieri.
«Ho fatto sempre il mio dovere, ma voglio dire che dentro l’amministrazione non sono stata sola – dice ora – ho avuto sempre il sostegno dei miei collaboratori e, soprattutto, dei dirigenti generali Giovanni Arnone e Fulvio Bellomo. Ho condiviso tutto con loro. Certo, il contesto che c’era attorno a noi era pessimo, minaccioso, difficile. Ma io penso di aver lavorato come sempre pensando al bene della pubblica amministrazione, al migliore utilizzo possibile dei fondi pubblici. Sapendo che la sera mi sarei sempre potuta guardare allo specchio».
Così la dirigente ha contribuito ad alzare il velo su una fitta rete di rapporti costruiti dagli armatori trapanesi nel corso degli anni. Rapporti che arrivavano anche a Palazzo Chigi, non solo attraverso la sottosegretaria Simona Vicari, ma anche con l’attuale ministro della coesione territoriale Claudio De Vicenti: in una intercettazione, il rampollo dei Morace, Ettore, diceva al padre Vittorio «di essere stato il giorno prima a Filicudi a cena con il già sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri De Vincenti». Morace junor diceva che era proprio De Vincenti ad averlo «aiutato nell’acquisizione della Siremar». Poi, i contatti contati diretti con assessori, deputati e con il governatore Crocetta, al quale i Morace avrebbero pagato un soggiorno a Filicudi e dato un contributo elettorale per il suo nuovo movimento, Ripartesicilia. Contatti di alto livello, insomma. Mai i Morace potevano pensare che il vero muro sulla strada dei loro interessi sarebbe stato alzato da una piccola grande dirigente regionale.