la Repubblica, 20 maggio 2017
Corruzione, bufera dalla Sicilia. Si dimette la sottosegretaria Vicari
PALERMO «Non ce n’è per nessuno», diceva soddisfatta la sottosegretaria alle Infrastrutture e senatrice Simona Vicari all’armatore Ettore Morace. Telefonava per comunicargli che i suoi desiderata erano stati approvati con un emendamento inserito nella legge di Stabilità da un deputato alfaniano. L’Iva sui trasporti marittimi scendeva dal 10 al 4 per cento. Alla vigilia di Natale, l’influente armatore si era già sdebitato con un bel regalo, un Rolex, e la sottosegretaria di Alternativa popolare telefonava nuovamente: «Ettore, grazie del pensiero, sei veramente un tesoro».
L’ultima indagine della procura diretta da Francesco Lo Voi porta in carcere l’armatore siciliano proprietario della più grande compagnia di aliscafi di Europa, la trapanese Ustica Lines oggi Liberty lines, e travolge la politica con una serie di avvisi di garanzia per concorso in corruzione. La sottosegretaria Vicari su pressing del ministro Graziano Delrio si dimette: «Lo faccio per maggiore serenità – dice – ho agito per venire incontro alle esigenze dell’intero comparto marittimo». Al presidente della Regione Rosario Crocetta viene invece contestato di aver prolungato il contratto di servizio alla compagnia di Morace. A chiamarlo in causa ci sono altre intercettazioni fatte dai carabinieri di Palermo e Trapani nell’ambito della loro indagine. Morace si vantava di avere invitato in barca il presidente della Regione e di avergli pagato il soggiorno in albergo a Filicudi. Per il pool coordinato dal procuratore aggiunto Dino Petralia, l’armatore avrebbe finanziato anche il movimento politico del governatore, “Ripartisicilia”, con 5.000 euro che sarebbero stati un ulteriore regalo per il trattamento di favore. Crocetta nega: «Ho tagliato i costi del trasporto marittimo di 30 milioni di euro». Il caso diventa politico. Il Movimento Cinque Stelle chiede la dimissioni di Crocetta. Anche se nella rete di Morace era finito pure («inconsapevolmente», dicono i pm) un deputato regionale grillino, Sergio Tancredi. A lui si era rivolto uno dei fedelissimi dell’armatore, il segretario dell’assessore Giovanni Pistorio, Giuseppe Montalto (ai domiciliari), per bloccare la nomina di un consulente che non piaceva a Morace. «Non vorrei che ci mettono un papa nero». E Tancredi fece saltare il numero legale alla commissione trasporti. Un fidato referente di Morace era il candidato sindaco di Trapani, il centrista Girolamo Fazio (deputato regionale), che è finito ai domiciliari per i regali dell’armatore: biglietti di viaggio per lo stadio, l’assunzione di un nipote, l’uso di una Mercedes e poi 10 mila euro di gadget per la campagna elettorale. Due giorni fa, anche il candidato sindaco del centrodestra a Trapani, Tonino D’Alì, era finito al centro di un altro provvedimento della procura: una richiesta di soggiorno obbligato. A Trapani la campagna elettorale è nel caos. Mentre l’inchiesta promette sviluppi: Morace avrebbe provato a condizionare il Cga che doveva deliberare su un contenzioso. L’armatore puntava sui favori dell’ex presidente del Cga siciliano, Raffaele De Lipsis, anche lui indagato.