Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  maggio 21 Domenica calendario

Risparmio, partenza a razzo per i Pir

MILANO Il nuovo Eldorado dell’industria del risparmio gestito si chiama Pir: da gennaio a marzo è stato raccolto un miliardo di euro (dati Assogestioni) ma è una fotografia sbiadita, perché in realtà questo nuovo strumento è partito davvero tra marzo e aprile; tuttora solo una quindicina di sgr hanno lanciato i Pir. Il governo stima 10 miliardi di raccolta nel primo anno, tra gli addetti ai lavori si punta ad un tesoretto di 50-70 miliardi in cinque anni. In realtà non è necessario comprarsi un prodotto di risparmio gestito per aderire ai Pir: anche il proprio deposito titoli può essere trasformato in un Pir, rispettando le caratteristiche di investimenti prescritti dalla legge, ma è probabile che pochi sceglieranno questa strada. E i gestori, che hanno fiutato l’affare, si preparano a far raccolta a man bassa. «Sono stati raggiunti due obiettivi importanti – sottolinea Francesco Carloni, amministratore delegato di Duemme sgr – dal lato del risparmiatore, che investe in esenzione di imposta, e dal lato delle imprese, che ora trovano un mercato di sbocco molto interessante. Un vantaggio in particolare per le Pmi». Un fiume di denaro che si riverserà soprattutto su azioni e bond di società italiane (per il 70%) e in una certa misura (il 21% del portafoglio) sulle piccole e medie imprese e che “regala” ai sottoscrittori l’esenzione totale dalle imposte (tassa di successione inclusa), con il vincolo di tenere il Pir almeno per cinque anni. Gli effetti in parte si sono già fatti sentire, soprattutto sui comparti di Borsa più “sottili”: l’indice Ftse Italia Mid cap da inizio anno è cresciuto del 22,77% e quello Star del 25% (con volumi di scambi raddoppiati in marzo) mentre l’indice principale è salito “solo” del 12%. Il rischio è di far lievitare i prezzi “pompando” troppa liquidità su mercati piccoli. Basti pensare che non solo le small cap, ma tutta Piazza Affari pesa per lo 0,68% all’interno dell’indice Msci World sulle Borse mondiali. Il pericolo insomma è la forte concentrazione degli investimenti: «Bisogna prendere in considerazione l’esposizione all’Italia, la volatilità del mercato e l’orizzonte temporale», sottolinea Francesco Paganelli, analista fondi di Morningstar. Inoltre, essendo prodotti con una componente azionaria spesso alta, hanno costi non proprio a buon mercato (la media delle spese correnti sui fondi azionari, calcolata da Morningstar, è di poco superiore al 2%). La scommessa è che i Pir facciano crescere l’economia e il mercato: «Nel medio termine si auspica possa aumentare il numero di società che andranno in Borsa – spiega Massimo Mazzini, Responsabile Marketing e Sviluppo Commerciale di Eurizon – grazie alla novità dei Pir ora ci sono le risorse disponibili. Ci aspettiamo che l’introduzione dei Pir sia di stimolo anche per il mercato dei minibond e per l’Aim». L’ultimo exploit è dell’Etf Lyxor Ftse Mid cap, compatibile con la disciplina dei Pir, che da inizio anno ha registrato una raccolta netta di 475 milioni. Ovviamente le sgr hanno numeri più importanti: Eurizon ha già portato a casa 800 milioni con i suoi 6 Pir, Mediolanum ha toccato gli 850 milioni e punta a chiudere l’anno a 3 miliardi. Azimut è in attesa di autorizzazione per due nuovi fondi e a settembre anche il vecchio Italian trend potrebbe diventare “Pir compliant”. Fidelity ha appena fatto la stessa cosa con il suo fondo FF Italy fund, ma nell’elenco delle sgr ci sono già tutte le big, da Pioneer ad Arca, passando per Anima. Quelle che mancano si aggiungeranno a breve: i Pir sono uno strumento eccezionale per fidelizzare la clientela. Il meccanismo prevede infatti che si possa sottoscrivere un solo Piano di risparmio in tutta la vita, con versamenti annuali massimi fino a 30 mila euro e con un tetto complessivo pari a 150 mila euro.