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 2017  maggio 21 Domenica calendario

Roulette Nepal, sul tetto del mondo il casinò più ricco

PECHINO Chi avrebbe mai potuto scommettere che il casinò più ricco del pianeta potesse nascere un giorno sul tetto del mondo, laggiù nel selvaggissimo Nepal? Ma sì, avete letto bene: un casinò ai piedi ai piedi dell’Himalaya. A Khatmandu… “A Khatmandu quando ero giù/ tra i fori e la stazione/ c’era via Cavour” cantava Rino Gaetano. Altri tempi. Quarant’anni dopo a Khatmandu, o da quelle parti lì, nasce Tiger Palace, quaranta milioni di dollari d’investimento, un progetto da favola per portare nel Paese più montagnoso della terra gli scommettitori più ricchi del mondo: gli indiani che vivono lì a poche ore di auto e soprattutto, considerato lo stile di vita, d’autista.
Benvenuti nella sala da gioco più alta del mondo, dove il brivido delle scommesse sconfina in quello dell’aria pulita, così schietta anzi da dare alla testa: deficit di ossigeno. L’iniziativa è targata Silver Heritage, una compagnia di Hong Kong quotata in Australia come tanti colossi del gambling, cioè delle scommesse. E il disegno di questi signori venuti investire fin quassù è più che solido. In Cina il gioco d’azzardo è vietato e i cinesi pazzi di scommesse si riversano, per esempio, su Macao – che come Hong Kong è territorio autonomo rispetto alla madre patria. Domanda da un milione di dollari, tutti puntati sul rosso: perché non costruire una specie di Macao fatta apposta per gli indiani? Quattrocento milioni di abitanti del subcontinente, dicono le statistiche, sarebbero pronti a puntare anche solo su una semplicissima slot machine. E dunque: perché non trasformare il vicinissimo Nepal nella capitale del rien ne va plus?
Finora i ricconi indiani hanno dovuto fiondarsi appunto su Macao o Singapore o hub meno miliardari: Goa, Daman, Sikkim, gli unici posti dove giocare non è proibito. Ma quelli sono luoghi, diciamo così, da scommettitori della domenica: turismo basso. Perché non provare a costruire una Montercarlo d’Oriente? «Intorno al confine indiano, a un giorno di macchina dal Nepal, vivono 400 milioni di persone che presto avranno accesso a giochi di qualità» giura Tim Shepherd, uno dei fondatori di Silver Heritage, intervistato dal South China Morning Post. «L’India è un Paese ricchissimo: ci sono centinaia di migliaia di persone potenzialmente intenzionate a giocare». Ergo: «Tutto quello che dobbiamo fare è costruire un casino». Per la verità altri casinò lassù già esistevano. Ma il gioco che i cinesi (di Hong Kong) vogliono fare è più sottile. Creare una vera e propria cittadella delle scommesse. E cambiare per sempre la mappa del gioco qui in Asia. Qualche numero? Le scommesse più o meno pulite producono già oggi in India un giro di affari della bellezza di 10 miliardi di dollari all’anno. E poi sì, è vero. Il casinò che Silver Heritage ha già aperto da qualche tempo a Khatmandu promette più che bene: ma come non pensare di tuffarsi adesso in un mercato ancora più grande? Certo: c’è il piccolo particolare dell’instabilità del confine. Tumulti, proteste. Un po’ come nel vicino Tibet: dove proprio ieri si è immolato, poveraccio, il bonzo numero 150 nella guerra contro la Cina accusata di occupare la regione. Ma d’altronde: se fosse tutto già scritto che cosa ci sarebbe più da scommettere?