la Repubblica, 21 maggio 2017
L’amaca
Ci volevano due ore piene per vedere sfilare, da un marciapiede di piazza della Repubblica, tutta la Milano che ha manifestato contro il razzismo. Popolo, per quantità e soprattutto per qualità: i filippini che puliscono le case, i latinos che guidano i furgoni e fanno i portinai, i cinesi del piccolo commercio e dei bar, gli ambulanti e gli scaricatori africani, gli operai rumeni, le badanti slave, i volontari, gli scout, i militanti politici, i sindaci (parecchi) con la fascia tricolore, i cittadini milanesi presenti in quanto cittadini milanesi. Il capo dei leghisti, il giorno prima, aveva previsto «una manifestazione di riccastri di sinistra»: uno che non sa niente, evidentemente, della città in cui vive e del popolo che la abita e la forma. Bocciato, insomma, all’esame di populismo.
Così come esistono le famiglie di fatto, esistono le città di fatto, e la Milano vista ieri era esattamente questo: una città di fatto, con la sua vivezza, i suoi urti, i suoi problemi. La politica ha il compito di prendere atto di come cambia la società, di offrirle doveri e diritti, regole e possibilità. Non di piegarla al proprio arbitrio. Il razzismo è ideologico, l’antirazzismo è pragmatico.